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Itō Noe

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Nel lontano settembre del 1923 un male, definito meglio come «Oscuro», si abbatte sulla regione del Kantō in Giappone: un terremoto di devastanti proporzioni che colpisce Tōkyō e Yokohama mietendo più di centomila vittime. Da questo momento ha inizio una tragedia altrettanto immane, che alla prima sembra sovrapporsi con una devastante catastrofe umana e politica. Gli squadroni della polizia militare si distinguono per efferatezza rastrellando, fra i vivi, anarchici e coreani, alla ricerca di un insensato capro espiatorio al disastro sismico, in un consapevole eccidio di oppositori politici e gruppi etnici indicati come «diversi». Nel totale disorientamento delle persone, ben narrato in un testo autobiografico anche dal regista Akira Kurosawa, la scrittrice, giornalista, teorica dell’anarchismo femminista nipponico Itō Noe e il suo compagno di vita e di lotta Ōsugi Sakae vengono trucidati a bastonate in un centro di detenzione della polizia e poi gettati in un pozzo.

Pochi sono a conoscenza della storia dell’anarchismo nipponico, in prevalenza sindacale, composto da elementi di antagonismo fortemente consapevoli del messaggio anarchico e libertario, in numero davvero ragguardevole con elementi di elaborazione teorica molto interessanti che offrono, ancora oggi, soluzioni di studio e di ricerca. Itō Noe è un personaggio unico nel panorama anarchico mondiale. È protagonista di dibattiti pubblici fra donne ed elementi di spicco della politica giapponese, si batte attraverso i suoi testi sulla rivista Seitō per i diritti umani e civili delle donne e dei lavoratori, in un momento storico di espansione capitalista del Giappone senza precedenti nella storia planetaria. Itō Noe nasce nel 1895 da una famiglia poverissima sull’isola di Fukuoka, mentre in Giappone era in corso un inedito scontro generazionale, nel quale si contrapponevano anche con la violenza movimenti di acceso antagonismo. Studiosa appassionata fin da giovanissima, riscosse successo con i suoi editoriali sulla rivista Seitō, divenendone per un periodo caporedattrice, e portò a compimento a scopo divulgativo la traduzione del libro The Tragedy of Woman’s Emancipation di Emma Goldman. Dalla libertaria occidentale trasse l’afflato femminista più autentico e interpretò con estrema coerenza il principio dell’azione diretta per il raggiungimento di obiettivi reali. Fu la compagna di vita e di lotta di Ōsugi Sakae, che collaborò insieme a lei alla traduzione degli scritti di diversi autori anarchici al fine di sensibilizzare i giovani nipponici alla cultura libertaria. Dalla collaborazione fra i due nacque una vorticosa relazione amorosa che fece scalpore nel Giappone dei tempi, scandalizzando i benpensanti per il loro disinibito ménage, interpretato nel rispetto assoluto della libertà individuale e sessuale. L’elaborazione teorica, l’azione diretta, la fondazione di movimenti sindacali, l’infaticabile lavoro di traduzione di classici dell’anarchismo internazionale dimostrano quanto sia fuorviante la convinzione che a oriente del mondo i modelli libertari siano irrealizzabili o incomprensibili.

I movimenti femministi si moltiplicavano e organizzavano a più riprese convegni e incontri in onore di Emma Goldman e Kropotkin. In quegli anni così convulsi Itō Noe si dedicò alla traduzione di altre due opere fondamentali dell’autrice russa: Matrimonio e amore e Minoranza contro Maggioranza. Le pubblicazioni di Itō Noe si moltiplicarono insieme a quelle del compagno Ōsugi, soprattutto negli anni che vanno dal 1917 al 1920. Ōsugi e

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Itō ebbero tre figli, due dei quali con i nomi di Emma, in onore dell’amata Goldman, e Nestor, in omaggio al pensatore e attivista ucraino Nestor Machno, che era stato compagno di prigione di Ōsugi per diverse settimane durante il suo soggiorno europeo. Itō Noe incarna ciò che «diverge dai Codici […], dal Diritto costituito e dalla Legge consuetudinaria», e afferma che «tutto ciò deve essere espulso o distrutto». Il fervente senso di rinnovamento in una cornice di forte pressione degli ambienti militari e le corporazioni, che avevano come interesse principale un selvaggio sviluppo economico, determinano in questa donna, coraggiosa come poche, un senso di giustizia e di lotta che la condurranno alla sua tragica fine: «Fu il tempo di una sistematica e programmata caccia alle streghe: cominciò una capillare ricerca di presunti responsabili di azioni di sabotaggio. Moltissimi cittadini indifesi rimasero uccisi nei linciaggi della folla inferocita e aizzata dalla propagazione di false notizie diramate anche dalle autorità nipponiche. In Giappone, già tre anni prima del sisma del Kantō, si verificarono i primi casi di “insofferenza” verso gli oppositori. Infatti si diede inizio a una persecuzione sorprendente di intellettuali e di dirigenti dei movimenti antagonisti al regime».

Successivamente nel contesto sismico dilagò una forma di terrorismo di Stato non isolata nella storia degli eccidi dei movimenti di opposizione al potere e dei loro leader e, oltre a questi ultimi, furono perseguitati anche i lavoratori coreani in centinaia di migliaia residenti in Giappone e specificamente nel Kantō, perché additati come protagonisti di condotte criminali durante le fasi convulse successive al terremoto. Motivando le persecuzioni a discapito di anarchici, socialisti, oppositori in generale e coreani, utilizzando anche la superstizione dei giapponesi, furono allestite milizie di cittadini al fine di dare loro la caccia, con la conseguenza che i coreani vennero massacrati e molti di essi furono dati alle fiamme ancora vivi. Il progetto repressivo fu condotto con violenza inaudita e condusse il Paese all’avvento di Hirohito, con una base ideologica di forte estremismo sciovinista: il Giappone intese presentarsi al mondo come moderno e progressista con leggi liberticide, politiche economiche costellate da un capitalismo selvaggio, leggi emergenziali in termini securitari soprattutto nei confronti degli anarchici, che furono da allora assassinati e quasi completamente cancellati dal quadro politico antagonista. «Dalla sordida retorica del regime, gli anarchici erano stati etichettati come sabotatori di idee positive colpevoli di minare l’ottimismo nazionalista, di essere irriguardosi verso la fede e l’obbedienza all’imperatore, di cospirare contro le istituzioni a favore di forze straniere. La repressione fu senza esclusione di colpi, proprio nel momento in cui il terremoto aveva devastato e reso fragili le coscienze degli uomini. Una logica perversa messa in atto per annientare i propri figli illegittimi come agnelli sacrificali». Fu così che «in venti anni, fino al 1945, più di 75.000 persone furono attenzionate, imprigionate e torturate. Le vittime vennero sottoposte a regimi detentivi inumani e trattate con inusitata efferatezza: pochi riuscirono a sopravvivere alle malversazioni fisiche e psicologiche. Le formazioni politiche più reazionarie, con la collaborazione delle forze dell’ordine e dei militari, riuscirono a costruire un clima culturale di aggressione incondizionata al fine di tutelare la sicurezza».

Itō Noe e il compagno Sakae Ōsugi furono anarchici «universali», propugnavano l’ideale anarchico e lo integravano con aspetti teorici che trovavano riferimento nella prassi e nella realtà della vita di milioni di lavoratori e di individui appartenenti alle classi meno abbienti, in un mondo dalla forte caratterizzazione classista e capitalista, senza subire mai, a differenza di molti esponenti del socialismo nipponico, ma anche di tanti libertari «la folgorazione del culturalismo nazionale, riferimento imprescindibile per le istituzioni e per una larga maggioranza della popolazione educata allo sciovinismo, al consenso e alla sete di conquista».

Bibliografia:

Soriano F., Noe Itō. Vita e morte di un’anarchica giapponese, Mimesis, Milano, 2018.

Pezzica L., Anarchiche. Donne ribelli del Novecento, Shake, Milano, 2013. Toda M., Anarchismo in Giappone, CSL, Napoli, 2021.