Fra richiami poetici e surrealismo onirico alla Magritte, l’immagine di un ombrello sui muri di Napoli annuncia un dialogo aperto fra poesia e melodia. Lo propone nel 1917 Armando Gill, il primo cantautore italiano, per lanciare il suo brano Come pioveva. Un’idea promozionale, futurista o surrealista, che ottiene un grande successo perché incarna la fantasia rappresentata dalle gocce di pioggia che cadono sulla passione di due innamorati che però l’ombrello non riesce a riparare. Straordinario uomo di spettacolo Gill, nome d’arte di Michele Testa, era già cosciente del ruolo che aveva inventato presentandosi così: Come pioveva: canzone con parole di Armando, musica di Gill, cantate da sé medesimo. Un intreccio tra cultura, canzone e modernità che anticipa il futuro messaggio degli chansonnier nel quale i versi diventano molto importanti, in modo particolare se poetici. Come nel lavoro di interpreti, penso a Yves Montand, capace di unire interpretazioni di grande significato politico con testi come Je me souviens, firmato dal poeta Louis Aragon. E così anche Georges Brassens fondamentale per la capacità di costruire un rapporto stretto fra la musica e la poesia di grandi autori come Villon, Aragon, Hugo, Verlaine ed esemplificata da titoli come La légende de la nonne (Hugo), Colombine (Verlaine), Le passante (Pol), Le vérger du roi Louis (de Banville). Anche nella scena americana si faceva largo una generazione di songwriter che usa la musica per raccontare anche in forme poetiche la società in questa fase di crisi. Lo prova un folksinger come Bob Dylan, utilizzando melodia e ritmo per raccontare storie con testi dalle evidenti forme poetiche, a partire dai titoli della prima stagione come With God on our Side, Blowin’ in the Wind, Girl from the North Country, Don’t think twice, it’s all right, Masters of War, Like a Rolling Stone. In altri casi gli artisti hanno trasferito in modo diretto e cosciente l’attenzione verso la nuova canzone, come nel caso di Leonard Cohen con brani come Joan of Arc, Sisters of Mercy, Hallelujah, Bird on the Wire, Suzanne, The Partisan nei quali i versi delle canzoni hanno l’intensità di sguardi poetici, tanto da proporsi anche in autonomia dalla musica a cui sono legati. Una scelta non casuale perché Cohen avvia la carriera come poeta per costruire solo in seguito una carriera di cantautore. Ma anche nel rock sono molto ampi gli esempi di gruppi o musicisti che hanno messo in primo piano la poesia rispetto alla musica, vedi la band The Doors che per iniziativa del cantante Jim Morrison trasforma i testi delle canzoni in vere e proprie opere, come An american prayer dove lunghi tratti di spoken words si alternano a riferimenti espliciti alla poesia, senza dimenticare la celebre performance The End nel primo album del gruppo che si propone come drammatico epitaffio in un universo dominato dalla morte.