<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>Silvia Rizzo on Semi sotto la neve</title><link>https://semisottolaneve.net/autori/silvia-rizzo/</link><description>Recent content in Silvia Rizzo on Semi sotto la neve</description><generator>Hugo</generator><language>it</language><lastBuildDate>Sun, 01 Jun 2025 00:00:00 +0000</lastBuildDate><atom:link href="https://semisottolaneve.net/autori/silvia-rizzo/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><item><title>L'accoglienza come stile di vita</title><link>https://semisottolaneve.net/articoli/11-accoglienza-come-stile-di-vita/</link><pubDate>Sun, 01 Jun 2025 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://semisottolaneve.net/articoli/11-accoglienza-come-stile-di-vita/</guid><description>&lt;p&gt;&lt;img
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&lt;p&gt;«Ospitare, accogliere, aprire la casa sono sempre stati nelle mie corde: mi dà energia e gioia. In più, accogliere persone che vengono da altri paesi significa dire sì alla vita, in quanto quelle persone sono portatrici di sogni e progetti, ma anche di grandi sofferenze. Da ottobre del 2023 è entrata in famiglia Feven, studentessa che aveva vinto una borsa di studio all&amp;rsquo;Università di Venezia e per questo, nonostante fosse incinta di 7 mesi, è partita dall&amp;rsquo;Etiopia lasciando un marito che aveva appena sposato. Con l&amp;rsquo;entrata di Feven a casa, ero diventata una minoranza bianca perché stavo già ospitando un giovane rifugiato eritreo sempre tramite &lt;em&gt;Refugees Welcome&lt;/em&gt;. Precedentemente ho avuto altre esperienze di accoglienza: due ragazzi che in quanto diventati maggiorenni erano usciti dalla tutela del Comune e avevano bisogno di una casa. Il primo è stato un ragazzo albanese che è rimasto un mese, il secondo un ragazzo pakistano con cui ho convissuto per undici mesi. Successivamente una mia ex studentessa bengalese delle scuole serali come iniziativa personale. Per l&amp;rsquo;accoglienza di Feven, oltre a quelle che ho scritto sopra, ci sono altre due motivazioni. La prima riguarda la mia storia personale: sono stata una madre sola fin dall&amp;rsquo;inizio della mia prima e unica gravidanza, così quando ho saputo che c&amp;rsquo;era una giovane donna in un paese di cui non conosceva nemmeno la lingua e senza nessun supporto morale e affettivo, mi sono detta che non avrei potuto lasciarla da sola. La seconda motivazione è legata all&amp;rsquo;illusione di contribuire, anche se in piccolissima parte, a rendere più umano un mondo che non ha più compassione per i piccoli, vedi la strage di bambini a Gaza e negli altri conflitti.&lt;/p&gt;</description></item></channel></rss>