<?xml version="1.0" encoding="utf-8" standalone="yes"?><rss version="2.0" xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"><channel><title>Luigi Delia on Semi sotto la neve</title><link>https://semisottolaneve.net/autori/luigi-delia/</link><description>Recent content in Luigi Delia on Semi sotto la neve</description><generator>Hugo</generator><language>it</language><lastBuildDate>Sun, 01 Feb 2026 00:00:00 +0000</lastBuildDate><atom:link href="https://semisottolaneve.net/autori/luigi-delia/index.xml" rel="self" type="application/rss+xml"/><item><title>Oltre la colpa. L'approccio di Louk Hulsman</title><link>https://semisottolaneve.net/articoli/13-oltre-la-colpa-louk-hulsman/</link><pubDate>Sun, 01 Feb 2026 00:00:00 +0000</pubDate><guid>https://semisottolaneve.net/articoli/13-oltre-la-colpa-louk-hulsman/</guid><description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Louk Hulsman e la sociologia delle situazioni-problema, tra abolizionismo e cinema&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;h2 id="dalla-pena-alla-situazione-una-rivoluzione-concettuale"&gt;Dalla pena alla situazione: una rivoluzione concettuale&lt;/h2&gt;
&lt;p&gt;Il sistema penale moderno si fonda su un paradosso: promette sicurezza e giustizia, ma produce esclusione, violenza e recidiva. Mentre il populismo penale esalta la repressione come risposta al crimine&lt;sup&gt;1&lt;/sup&gt;, l&amp;rsquo;abolizionismo radicale – con Louk Hulsman tra i suoi massimi esponenti – ne smaschera l&amp;rsquo;ipocrisia, dimostrando come la giustizia punitiva non solo fallisca nei suoi obiettivi dichiarati, ma alimenti i conflitti che pretende di risolvere. L&amp;rsquo;abolizionismo penale non è una corrente omogenea&lt;sup&gt;2&lt;/sup&gt;: accanto a posizioni che auspicano l&amp;rsquo;eliminazione totale di polizia, tribunali e carceri, esiste un abolizionismo metodologico, meno dogmatico e più aperto al confronto con altre prospettive critiche, come il diritto penale minimo&lt;sup&gt;3&lt;/sup&gt;. Questo approccio non si propone come un progetto di demolizione immediata, ma come una lente analitica che invita a ripensare il rapporto tra società, devianza e risposta istituzionale, spostando l&amp;rsquo;attenzione dalla punizione alla risoluzione dei conflitti&lt;sup&gt;4&lt;/sup&gt;. Louk Hulsman, criminologo olandese, non nega l&amp;rsquo;esistenza di comportamenti dannosi, ma contesta l&amp;rsquo;idea che questi debbano essere automaticamente etichettati come «crimini» e gestiti attraverso un apparato penale che, invece di risolvere i problemi, li aggrava. Il suo pensiero parte da una premessa fondamentale: il crimine non è un dato oggettivo, una «realtà ontologica», ma il risultato di un processo di definizione politica e culturale. Un furto, ad esempio, non è semplicemente una violazione della legge, ma un «problema tra persone» che lo Stato trasforma in un reato. Allo stesso modo, fenomeni come l&amp;rsquo;uso di droghe o la prostituzione vengono criminalizzati non per una loro intrinseca pericolosità, ma sulla base di scelte morali e di potere che finiscono per marginalizzare determinati gruppi sociali.&lt;/p&gt;</description></item></channel></rss>