title: "La strana sovversione del Cristianesimo"
date: "2026-06-01"
autori:
  - "Jacques Ellul"
numero: "14"
sezione: "Approfondimenti"
pagina: 50
permalink: "https://semisottolaneve.net/articoli/14-strana-sovversione-cristianesimo/"
content: "Vorrei qui affrontare una domanda per me irresolubile, profondamente radicata in me, e per la sua stranezza storica suscettibile di gettare una luce non dogmatica su «cos'è l'essere umano?». La formulazione della domanda è semplice, nel complesso: come mai lo sviluppo della società cristiana e della Chiesa abbia dato origine a una cultura, a un insieme istituzionale e a mentalità esattamente opposte a tutto ciò che la Bibbia e il Vangelo ci proclamano? Lasciamo perdere i malintesi. La questione non corrisponde affatto alla formula di Loisy, che considero assurda, che dichiara «ci aspettavamo il Regno dei Cieli, invece arrivò la Chiesa»[^1]. Non c'è nulla che dimostri che i discepoli di Gesù si aspettassero una realizzazione immediata del Regno di Dio, nulla se non un'esegesi assolutamente parziale che rifiuta, in periodi successivi, i testi dei Vangeli che annunciano una lunga attesa prima di questo Regno. Allo stesso modo, il mio problema non corrisponde a un'opposizione semplicistica tra un «ideale» e la sua «realizzazione», né, ancora, a un'opposizione altrettanto semplicistica tra lo spirituale (sempre ripreso dai movimenti spirituali e millenaristi) e l'istituzionale. Infine, ciò non ha nulla a che fare nemmeno con il Gran Inquisitore di Dostoevskij. Si tratta di prendere consapevolezza che, a partire dal Messaggio biblico evangelico, è stata costruita una società e si è prodotto un tipo di essere umano che ne è esattamente l'opposto.\n\nI\n\nLa cosa più semplice è constatare questo prima di tutto a livello di elaborazione teologica e dottrinale. Qui ha origine la contraddizione, ma non la sua spiegazione. Questa contraddizione è la più facile da percepire, da mettere in luce, ma può solo servire da preambolo alla domanda generale. Lascerò da parte i temi che possono suscitare controversie (ad esempio, la salvezza universale o predestinazione semplice o doppia). Prenderò in considerazione solo i temi più sicuri. Già nell'ebraismo sappiamo, tramite i profeti e a partire dal ricordo dell'atto del popolo d'Israele da parte di Dio, della liberazione del popolo ebraico dall'Egitto, della proclamazione di un Dio che è sopra ogni cosa il liberatore. Egli libera il suo popolo non solo dall'Egitto ma dall'angoscia, dalla maledizione, dalle servitù, lo lancia in un'avventura creatrice di libertà (il deserto!), lo indirizza sulla via dell'amore reciproco, che è libertà, e, se stabilisce dei «comandamenti» (non *una* legge!), è solo per delimitare il confine tra il mondo in cui questo popolo può essere libero, e vivo, e l'aldilà di questo mondo dove vi si trova solo la morte. Ora, sappiamo che si verificherà una sorta di sorprendente svolta: l'opera del liberatore, la chiamata a vivere come uomini liberi, svanirà dietro la predominanza dei comandamenti interpretati in senso moralistico e ritualistico, la creazione di un legalismo (anche se associato a una *mistica* della legge – ammesso che ci sia, una mistica...) sempre più rigoroso, terrorista e orientato a perdere completamente il senso di libertà a favore di un'identità qualificata dalla Torah. E quando Paolo ricorderà – con che forza! – il messaggio della libertà, in tutti i suoi scritti, quando farà della libertà la chiave della vita in Gesù Cristo, si riproduce esattamente la stessa inversione; sono le esortazioni di Paolo che passeranno in primo piano tra i cristiani, spazzando via tutto il resto, in un moralismo ascetico che nega la libertà dell'essere umano vivente… si arriva al paradosso che l'immagine di Paolo è, ora, nella mentalità media, quella di un uomo chiuso, che tradisce Gesù, avendo trasformato il Vangelo in Legge, quando era esattamente il contrario.\n\nSecondo tema: la grazia! Non entriamo nella disputa del 16° secolo! Poiché risulta vero per la maggior parte della teologia cattolica, non c'è dubbio che l'essere umano venga salvato per grazia! Ciò non è mai stato negato. Ma gradualmente vediamo investire questa proclamazione evangelica dalla necessità delle opere. Queste inizialmente non sono che la normale conseguenza, la testimonianza dell'opera della grazia e dello Spirito Santo: se sei salvato per grazia, *allora* comportati così... Ed ecco che avviene l'inversione, nel sapere che questi comportamenti, questi atti, queste opere diventano una sorta di prerequisito *per* ricevere la grazia. Devi esserne degno. Così come per ricevere l'eucaristia: questa cessa di essere il rimedio per l'anima malata, il nutrimento affinché il peccatore cessi di esserlo; d'ora in poi dobbiamo prima esserne degni! E questo va ad accentuarsi gradualmente, la condotta morale, le opere avranno un posto preminente, forse perché è ciò che possiamo controllare! Forse perché, di fronte alle esuberanze e agli eccessi delle società dal 4° al 12° secolo, fu questa questione della condotta esteriore a rappresentare il problema tragico... In ogni caso, c'è un vero e proprio ribaltamento. Mi sembra rilevante che quando i Riformatori provocheranno duramente la rottura della Chiesa sul fondamento della salvezza per grazia, ciò comporterà un secolo più tardi esattamente lo stesso ribaltamento. Vale a dire che alla generazione riformata che proclamò la Salvezza attraverso la sola Grazia succederà il protestantesimo più moralista, più rigoroso, i puritani per esempio; una Chiesa che eserciterà una sorta di inquisizione morale su ogni condotta e una proliferazione di opere in un'iperattività che è l'opposto della gioiosa apertura della salvezza per grazia.\n\nUn terzo tema: Dio stesso. Tutto ciò di cui la Bibbia ci parla è un Dio che nell'Antico Testamento non può nemmeno essere nominato, che non può in alcun modo essere conosciuto dall'essere umano, se non quando e come si rivela. Un Dio sovrano ma la cui realtà non può né essere analizzata né compresa, perché è colui che si presenta all'essere umano, che si mette al livello dell'essere umano, (anche solo per il fatto che *gli parla*...) e che per tutto il tempo proclama di non volere la morte della persona che compie peccati, ma che essa viva. Nel Nuovo Testamento, è la grande rivelazione di Gesù: Dio è il Padre. Sappiamo persino che per i traduttori moderni, *Abba*, che Gesù usa rivolgendosi al Padre, è un termine molto familiare, come «papà». Dio è il Padre. Vive *per* i suoi figli. In lui, c'è solo amore paterno... Ed ecco che gradualmente tutto cambia. Su due livelli, nel piano intellettuale, Dio inizia a essere analizzato; diventa Onnipotente, infallibile, impassibile, onnisciente, Eterno (in un senso completamente diverso da quello biblico), onnipresente, arbitrario, autosufficiente, etc. Cioè, vengono applicate a Dio categorie che possiamo immaginare, che possiamo persino estrapolare dai testi biblici, ma che lo rendono l'esatto opposto di ciò che l'Apocalisse ci mostra. All'altro livello, quello popolare, Dio diventa sia il Buon Dio, sia più spesso il Dio giudice, terribile, implacabile, inflessibile. Davanti al quale si resta terrorizzati, che schiaccia e tiene un resoconto esatto dei nostri peccati, compresi quelli inconsapevoli, involontari (ed è di questo Dio che gli agnostici del 18°-19° secolo cercarono di liberarsi), ovvero tutto l'opposto del Padre di Gesù, tenendo conto del fatto che, naturalmente, in numerosi testi biblici incontriamo questo Dio che *è* Giudice e nel contempo l'infinitamente assolutamente giusto! Ma ciò non poteva essere separato dal compimento: da quella giustizia nella morte di suo Figlio Gesù per tutti gli esseri umani.\n\nQuarto tema: l'Amore. Siamo indiscutibilmente in presenza del centro della Proclamazione evangelica! Questo amore, l'*agape*, che si dà e che non prende, che considera l'altro (qualsiasi altro) come al di sopra di sé stessi, che «crede tutto» etc... Abbiamo un'idea di questo amore quando vediamo Gesù, ma anche, ad esempio, San Francesco. Mantengo (nonostante le critiche recenti) l'opposizione radicale fatta da Nygren tra *Eros* e *Agape*. Ora, cosa vediamo nella storia delle Chiese e dei singoli Cristiani: la mutazione dell'amore evangelico in tre forme opposte, l'apparizione di un dogmatismo che è stato un vero terrorismo intellettuale con tutte le conseguenze che ciò ha comportato, così come un terrorismo che non aveva nulla di intellettuale, ma era fortemente materiale (senza esagerare il suo ruolo, l'Inquisizione è avvenuta!). Il terrorismo derivava dalla preminenza accordata alla Verità. La Verità posseduta, detenuta. La Verità, impeccabile ed eclatante, ha sostituito l'Amore come centro della vita cristiana. Da un lato, era necessario formulare questa verità in modo deciso, senza compromessi. Era necessario portare a tutti i costi gli altri a questa verità. Non era chiara a nessuno, ed è questo il mistero difficile da raggiungere, l'idea che questa verità fosse... l'Amore. E non si è riusciti a praticare, ciò che chiede Paolo, «la verità nell'amore». La seconda forma consisteva in questo: se la cosa più importante è la salvezza, che è molto più essenziale della vita concreta stessa, amare il prossimo significava condurlo alla salvezza. Bisognava salvarlo a tutti i costi, anche al costo della sua vita; qual era il sacrificio materiale, concreto della sua vita terrena al costo dell'acquisizione della sua salvezza eterna? Da qui la legittimazione delle conversioni forzate, delle pressioni di ogni tipo, delle conversioni di massa attraverso il terrore (a partire da quella dei Sassoni sotto Carlo Magno, proseguendo con quella di tutti i popoli colonizzati). La salvezza diventa ossessiva, e al limite, di fronte agli eretici e alle loro ricadute, si poteva proclamare che il rogo avrebbe potuto garantire loro la salvezza. Dunque li si amava più di sé stessi. La Chiesa era ossessionata dalla questione della salvezza tramite conversione (ad esempio, le conversioni *in extremis*). E infine, è inutile insistere sulla degradazione dell'amore, dell'*agape*, in nome della carità, quando si trattava di fare carità, di riconciliarsi con Dio donando qualche soldo, praticando qualche opera di carità, fondando istituzioni di carità che sono fiorite sotto il regime capitalista, e dove l'arricchito restituiva ai poveri una parte di ciò che aveva loro prelevato... Queste sono le tre perversioni dell'amore nel corso della storia.\n\nQuinto tema: la Non Potenza. Credo che questa formula, sebbene non sia espressamente utilizzata nei testi, esprima bene la condotta richiesta da Dio. Cioè, Dio stesso si rivela attraverso la sua parola e non attraverso apparizioni terrificanti, stabilisce un legame con l'essere umano con il mezzo più sottile, più leggero e meno restrittivo: la Parola[^2], e vediamo, dopo *Giudici*, svilupparsi questo tipo di rapporto per mezzo dei profeti. La loro parola può essere dura, violenta, radicale...: è solo parola! Potremmo dimostrare, ricorrendo a molti riferimenti biblici, persino con *I Libri dei Re*, che è sempre la scelta della Non Potenza a essere decisiva, fedele e giusta. Più della semplice Nonviolenza. D'altra parte, non si tratta di «impotenza» ma, al contrario, della condizione nella quale si potrebbero usare i mezzi del potere, ma vi si rinuncia per rimettersi nell'assetto della Non Potenza. Ovviamente l'esempio più significativo è quello di Gesù, che è stato in grado di dimostrare che, se voleva, avrebbe potuto utilizzare la potenza stessa di Dio, ma che ha scelto espressamente la via del Non Potere... Ora, di fronte a questa opzione di vita, cosa vediamo svilupparsi nella Chiesa? La ricerca della potenza a tutti i costi e in tutte le sue forme. Diventare lei stessa una potenza, esercitare un magistero illimitato, acquisire ricchezze formidabili, superare tutte le autorità del mondo facendo riconoscere la propria autorità[^3] (dispute tra imperatori e papi), formulare ovunque il giudizio di ultima istanza; tutto questo, naturalmente, con la massima buona coscienza che poggia su una serie di assimilazioni: se è vero che la Chiesa incarna esattamente Gesù Cristo, se è vero che esprime lo Spirito Santo, se allora essa è Dio in terra, è ovvio che tutte le autorità del mondo le devono essere sottomesse. È l'autorità suprema. Ma non solo l'autorità: anche la potenza! Vuole tutta la potenza per sé. Diventa Capo dello Stato, e allo stesso tempo Stato all'interno dello Stato. Si «infiltrerà» nelle organizzazioni politiche per sottometterle a sé.\n\nPer una via altrettanto sottile, la Chiesa non vuole solo diventare l'autorità, allo stesso tempo si allea anche con tutto ciò che sembra potenza e potere, e questo a partire dall'alleanza con Costantino, poi con Clodoveo, fino all'alleanza con la borghesia capitalista trionfante nel 19° secolo. Cercherà ovunque il sostegno di quella che è la «classe superiore», raramente sbagliando la scelta. Diventa così un organismo costitutivo dell'organizzazione sociale nell'equilibrio delle potenze. Chiede di essere onorata dai fedeli, non solo per la sua santità, per ciò che rappresenta, ma anche per la sua potenza e autorità. È tra gli organi di governo ed esige che le venga conferito onore. Quando lo si contesta, vi è sacrilegio! Ora, ciò determina un'altra difficoltà: senza dubbio Gesù Cristo è contrario alla violenza, e nel Nuovo Testamento vi è una sorta di rifiuto delle guerre sante da parte del popolo d'Israele. Gesù non è un combattente e rifiuta espressamente gli Zeloti e la lotta armata contro i Romani. Ed ecco che, ottocento anni dopo, nella cristianità, si inizia a costruire la dottrina della «Guerra Giusta» e a legittimare un certo numero di imprese di violenza e conquista. Non affronterò il sesto tema di questa contraddizione, di questi mutamenti, di queste perversioni incomprensibili, quello che riguarda il Sacro, avendolo a lungo trattato altrove[^4]. Mi limiterò a menzionarlo. Allo stesso modo, il problema del conflitto tra Vista e Parola[^5]. Ma il nostro inventario non è ancora completo con questi sei temi principali. Passeremo ora alle perversioni risultanti dalle precedenti, che sono meno fondamentali, ma di certo non meno inquietanti, e che generalmente sono state quelle che hanno più visibilmente conquistato il pubblico.\n\n***\n\nLa Mediazione... Gesù ci insegna a rivolgerci direttamente a suo Padre, non c'è altro mediatore se non lui, è l'unico a creare il collegamento tra gli esseri umani e Dio. In lui, è presente Dio nella sua interezza. L'essere umano intero è rappresentato: questa è l'Incarnazione. Egli stabilisce dunque, indiscutibilmente, il «ponte» tra Dio e l'essere umano. È inoltre il Paraclito, l'avvocato degli esseri umani dinanzi a Dio. Colui che non solo assicura la Salvezza attraverso la sua morte e resurrezione, ma che altresì intercede incessantemente presso il Padre per il compimento della salvezza di ciascuno. Ora, cosa vediamo? Da un lato, la moltiplicazione degli intercessori, la Vergine, i Santi, i Martiri, un'intera coorte umana celeste che viene a raddoppiare l'opera di Cristo e a sostituirlo in buona parte. Un Cristo non più umano, «divinizzato», ricollocato presso Dio onnipotente, e occorreva perciò stabilire dei gradi intermedi tra lui e gli esseri umani... Ma non solo: il prete. Importante sottolineare che nei testi biblici non si menzionano tra i ministeri della Chiesa, negli Atti o nelle Epistole, i sacerdoti in senso proprio. Il *presbitero*, l'Anziano, aveva una funzione di guardia, di vigilanza, non era *Hieros* (consacrato). In realtà, sembra che la Chiesa primitiva volesse giustamente prendere le distanze da tutti i culti pagani non avendo «sacerdoti», figure sacre che officiavano un mistero. Ed ecco che, a partire dal 3° secolo, questa figura acquisisce un posto preponderante nella Chiesa, cancellando gli altri ministeri, di diacono, medico, evangelista, etc. Con l'apparizione del sacerdote come mediatore dei misteri, abbiamo un mutamento globale nel rapporto tra il Dio incarnato in Gesù e l'essere umano.\n\nMa c'è tutta una serie di inversioni di quest'ordine che deve essere ricapitolata. La Chiesa primitiva sembra aver portato molto in alto il valore della donna e la sua importanza nella Chiesa. Non posso riprendere qui l'esegesi dei due testi di Paolo che vengono sempre proposti per qualificarlo come antifemminista, ma posso affermare che ciò si basa su una cattiva interpretazione. Al contrario, Paolo ci dice che «la donna è la gloria dell'uomo». Che la donna è la sommità della creazione. «Che la donna merita ogni onore». E in molte delle sue epistole mostra la posizione considerevole che la donna occupava nella fondazione delle Chiese. E questo in effetti influenzò la legislazione romana a partire dal 4° secolo, che divenne sempre più favorevole alla donna, sia sul piano pubblico, sia su quello privato. Tuttavia, tra il 6° e il 10° secolo avviene un rovesciamento: la donna viene esclusa da qualsiasi ruolo nella Chiesa, verrà giudicata come origine del peccato, oppressa, relegata, dominata. Siamo di fronte a un'inversione che può essere spiegata dai «tempi barbari», la società dura e spietata in cui la donna non poteva avere alcun ruolo, ma è sorprendente che la Chiesa si sia semplicemente piegata a questo. Che essa abbia giustificato, legittimato questa emarginazione, sottomissione della donna per ragioni teologiche e che essa abbia adottato all'interno della propria organizzazione un'oppressione che sarebbe durata dieci secoli, duramente sostenuta dalla Chiesa, quando, al contrario, il ruolo della donna nella società non faceva che crescere di importanza...\n\nLa stessa cosa accadde a un altro personaggio essenziale: il povero. Fin dall'inizio, il povero è stato il rappresentante di Gesù. Nella Chiesa primitiva, ma anche per tutto il Medioevo, il povero è un essere «privilegiato», amato. Colui che ci restituisce l'immagine di Gesù sulla terra, può essere «un angelo a nostra insaputa». Il povero è onorato. Negli ospedali si parlava di «Nostri Signori i malati», e all'epoca attribuire il titolo di Signore a qualcuno non era privo di significato! Tuttavia, dal 16° secolo in poi, la situazione si inverte. Il povero è giudicato, e più il tempo va avanti, più la Chiesa sarà spietata nei confronti del povero. Ciò potrebbe essere dovuto alla colonizzazione della Chiesa da parte della borghesia. Il povero diventa un personaggio pericoloso, colpevole, pigro, ignorante, etc. La ricchezza ritorna a essere, come talvolta nell'Antico Testamento, il segno visibile e concreto della benedizione di Dio. Vi si riconosce l'influenza del protestantesimo. Ma ovviamente più la ricchezza è segno di benedizione, più la povertà è segno di maledizione. Il povero diventa una sorta di maledetto, al quale è cosa buona e generosa «fare la carità», si acquisiscono meriti per sé prendendosi cura dei poveri, e si manifesta la propria pietà, la propria autenticità cristiana solamente facendosi consapevoli che questi malvagi esistono. Incredibile sovversione.\n\nContinuiamo il nostro percorso attraverso questo straordinario panorama in cui vediamo progressivamente nascere un'immagine inversa rispetto all'originale cristiana. Il lavoro non era una virtù nella Bibbia. Era una necessità dolorosa. Adamo è condannato al lavoro a causa della sua rottura con Dio. Non tanto in quanto condanna morale, come viene troppo spesso compreso, ma semplicemente perché, come riferisce il testo della Genesi, la terra viene trascinata in questa rottura, non produrrà più frutti abbondanti per gli umani, non sarà più fraterna verso colui che avrebbe dovuto essere il suo responsabile e protettore. Essa produce rovi, cose pericolose e inutilizzabili. Da quel momento, l'essere umano può sopravvivere solo lavorando. Non si deve dire che il lavoro sia in sé condanna e male, è l'ordine in cui l'essere umano si esprime, ma è un ordine di necessità, non di libertà. Un gioco di costrizioni. Ora, ciò che appare strano è constatare da un lato come la società occidentale, più di qualsiasi altra, sia progressivamente entrata nella «via» del lavoro, e che nel contempo si sia gradualmente fatto del lavoro un valore, un valore di redenzione (redenzione attraverso il lavoro, alla quale segue la redenzione attraverso le opere e il valore redentore della sofferenza: essendo il lavoro sofferenza e produttore di opera, anch'esso acquisisce un carattere redentore). In seguito, il lavoro è diventato una virtù (che copre tutte le virtù) e infine ciò che dà senso alla vita. C'è quindi un'inversione totale rispetto a ciò che originariamente era cristiano. Possiamo seguire in dettaglio le fasi di questo mutamento all'interno del cristianesimo[^6] partendo da un lavoro limitato per arrivare a un lavoro illimitato, assoluto. Biblicamente, il lavoro è strettamente limitato (dal testo del Decalogo e dalle indicazioni di Gesù nel Sermone della Montagna). Ora, come risultato dell'evoluzione intrinseca del pensiero cristiano, si giunge a una società in cui il lavoro è tutto e copre tutta la vita umana.\n\nIncontriamo la stessa inversione riguardo alla Natura, al mondo in cui l'essere umano si trova collocato. Egli vi è posto, ci dice la Genesi, sia come portavoce di Dio, come luogotenente di Dio, colui che è incaricato di portare a Dio l'amore della creazione, sia allo stesso tempo come una sorta di amministratore; la creazione gli è affidata perché sia mantenuta in ordine e sviluppata armoniosamente. A causa della rottura con Dio, il primo ruolo scompare, ma non il secondo. Innumerevoli testi dell'Antico Testamento ci ricordano il rispetto che l'essere umano deve alla natura. […] Così il comando di lasciare riposare la terra, durante l'anno sabbatico, non tanto come misura agricola, ma a partire dal duplice fondamento che la terra, come ogni realtà vivente, ha diritto al riposo, ha diritto a essere rispettata e preservata, e anche come prova di fede, poiché durante l'anno bisogna affidarsi solo a Dio per essere nutriti; è la prova della fiducia concretizzata in Dio che deve portare l'essere umano ad aspettarsi da lui il nutrimento mentre concede riposo alla sua terra. Allo stesso modo, Giobbe, quando fa l'inventario della sua vita e si dichiara innocente davanti a Dio, afferma espressamente che non può essere rimproverato per la mancanza di considerazione nei confronti della sua terra, poiché non ne ha ricavato più di quanto essa non potesse dare, non l'ha sfruttata all'estremo, etc. Ecco invece che, nel mondo cristiano, la terra ha iniziato a essere sfruttata senza alcuna considerazione. Tutti riconducono questo alla desacralizzazione del mondo da parte del cristianesimo. Gli dei non abitano più la terra, quindi si può farne ciò che si vuole. Non è altro che un oggetto a nostra disposizione, non c'è nulla di sacro, nulla di misterioso nella natura, quindi possiamo sfruttarla, consumarla e degradarla, sono solo cose deperibili... Qui vediamo certamente emergere un filo conduttore […]: il cristianesimo separato dalla fede in Dio, che sopravvive come fede laica, con effetti negativi.\n\nPer concludere, in questa lunga ma sommaria analisi della sovversione del cristianesimo, citerò altri due casi. È certo che Gesù ha completamente de-ritualizzato la fede in Dio. Egli ha eliminato gli ordini religiosi, le cerimonie, i riti... Ora vediamo ricomparire nella Chiesa un'enorme sovrastruttura di riti e liturgie che gradualmente vela la presenza del Cristo e l'orientamento generale che Gesù diede alla fede. Evidente che il potere politico, ultimo tema che tuttavia meriterebbe maggiori approfondimenti, non è biblicamente dotato di una connotazione positiva. Come abbiamo spesso dimostrato[^7], sia la Monarchia in Israele, le cui origini sono contrarie alla volontà di Dio, sia l'atteggiamento di sovrano disprezzo per la politica da parte di Gesù (l'episodio degli stateri, il «Rendete a Cesare», la dichiarazione «Non avresti alcun potere»... generalmente frainteso), sia i testi essenziali dell'Apocalisse, tutto dimostra che gli Ebrei diffidavano di qualsiasi potere politico, e che i primi cristiani vi erano risolutamente ostili (del resto erano fino al 4° secolo obiettori di coscienza e addirittura si rifiutavano di entrare nell'amministrazione imperiale). Ci sono solo due testi principali che danno una connotazione positiva, uno dei quali, quello dell'*Epistola di Pietro*, è molto ambiguo e può significare l'opposto di ciò che è apparente, e l'altro ovviamente, *Romani* 13, 1: «Non c'è autorità se non da Dio». Che purtroppo è stato tradotto in latino con un'espressione positiva *Omnis potestas a Deo*. E per questa sola formula si è costruita una teoria della legittimazione del potere politico, della Monarchia, e in seguito dello Stato. Qui vi è una responsabilità diretta dei teologi e della Chiesa, i quali, anziché prendere l'intero testo e trarre una comprensione di tutto messaggio biblico sul potere, hanno preso la singola frase conferendo al potere politico un'origine divina (in luogo di essere un male necessario), costruendo da qui una teoria del potere che è stata la base dello Stato moderno, e successivamente dello Stato Nazione. C'era anche una radicale perversione di ciò che diceva la Bibbia a riguardo. Mai prima d'allora il potere politico aveva avuto tale potenza, una tale legittimità e, di conseguenza, una tale possibilità di crescita infinita. Così il piano divino si ritrova nuovamente a essere invertito. L'Unione dei cristiani doveva essere solo una società fraterna, sia nella Chiesa (senza gerarchia) sia nei rapporti non «religiosi», nelle relazioni sociali, e ciò porta infine a una Chiesa dominatrice, autoritaria e gerarchizzata, e a uno Stato totale, assoluto, illimitato. Tuttavia, entrambi derivano effettivamente dal cristianesimo. Dopo questi esempi, questo tipo di inventario, ci si sente afferrati alla gola: perché è andata così? Perché l'essere umano ha prodotto questa società occidentale fondata sul cristianesimo ma i cui risultati manifestano esattamente il contrario? *Come si è potuta produrre* una tale perversione? Come si è potuto credere che una simile impresa fosse giustificata da Dio? Questa è la domanda più profonda che ci sia, di fronte ai risultati attuali della nostra società. Non pretendo di rispondervi. La risposta si situa certamente a una profondità che non saprei raggiungere […].\n\n*Traduzione di Cadigia Hassan*\n\nTitolo originale: «L'étrange subversion du Christianisme», pp. 275-293 in: Coppieters de Gibson D. (a cura di), *Qu'est-ce que l'homme,* Presses universitaires Saint-Louis Bruxelles, Bruxelles, 1982 (Open Edition Books 2019).\n\n[^1]: Alfred Loisy (1857 – 1940), teologo francese.\n[^2]: Ho analizzato approfonditamente questa opzione in La parole humiliée (1980).\n[^3]: Non mi riferisco alla Chiesa cattolica, ma a tutte le Chiese: questo fu anche il destino della Chiesa Ortodossa e della Chiesa Riformata...\n[^4]: La désacralisation par le christianisme et la sacralisation du christianisme lui-même (1981).\n[^5]: La parole humiliée (1980).\n[^6]: Cfr. il numero speciale della Rivista Foi et Vie sul lavoro, ottobre 1979.\n[^7]: Ellul J., «La conception du pouvoir royal en Israël», in: Mélanges Brettes (1972); Les chrétiens et l'État (1974); Anarchisme et Christianisme (1976).\n"
