# Pëtr Kropotkin, Memorie di un rivoluzionario


In virtù dell'elaborazione di un anarchismo spiccatamente propositivo, per la sua concezione del mutuo appoggio che spinge a valorizzare, nella società esistente, le esperienze di libertà, solidarietà e cooperazione che, in qualche modo, anticipano e prefigurano la società socialista libertaria alla quale aspiriamo, Kropotkin è autore particolarmente caro a questa rivista. Ben venga, dunque, questa ottima riedizione della sua autobiografia, le *Memorie di un rivoluzionario*, che elèuthera propone coraggiosamente al pubblico italiano: un libro di oltre 600 pagine, che tuttavia si lascia attraversare con piacere, tanto intenso è il ritmo narrativo e così avvincente risulta la lettura.

Kropotkin, discendente di una delle famiglie più antiche e prestigiose della nobiltà russa, visse tra il 1842-1921, anni che vanno dal periodo in cui nasce in Europa il movimento socialista – nel 1840 Proudhon pubblicò *Che cos'è la proprietà?* – all'affossamento delle speranze rivoluzionarie in Russia – il 1921 è l'anno della spietata repressione della rivolta libertaria di Kronstadt. *Le Memorie* coprono in realtà i primi 57 anni della vita del grande pensatore, scienziato e attivista anarchico – dalla nascita alla seconda metà degli anni Ottanta – la cui seconda parte ci è nota ovviamente da molti altri testi, alcuni dello stesso Kropotkin. Manca, cioè, quella parte della vita, di cui Kropotkin narra solo il primo periodo, relativa al suo secondo soggiorno londinese, nel quale fondò la rivista «Freedom», la casa editrice Freedom Press, nel quale scrisse opere fondamentali come *Campi, fabbriche e officine* e*Il mutuo appoggio*. Non è fatto perciò cenno all'ultima parte della sua esistenza, in cui Kropotkin sostenne una pesante polemica nel movimento anarchico, a causa delle sue posizioni filo-interventiste a favore delle democrazie e contro gli imperi centrali nella Prima guerra mondiale, nella quale infine ritornò in Russia dal lungo esilio nell'Europa occidentale, vivendo tuttavia gli ultimi anni quasi isolato, tollerato appena dal regime bolscevico che adottò con lui la stessa astuta tattica utilizzata poi dal fascismo con Malatesta: lasciare in vita il vecchio rivoluzionario, annientando il movimento sociale e politico intorno a lui.

L'autobiografia venne pubblicata per la prima volta nel 1899. L'edizione di eleuthèra è corredata da un ricco apparato di note di Nicolas Walter. Contiene inoltre un'appendice, dai forti tratti anti-marxisti, scritta da Kropotkin per l'edizione russa dopo il suo ritorno in Russia nel 1917. Attraverso il Qrcode il lettore può inoltre scaricare e leggere diverse altre prefazioni, tra le quali quella di Paul Goodman, per l'edizione americana del libro (1968), quella di Colin Ward, per l'edizione inglese (1978), quella di George Woodcock, per l'edizione canadese (1987).

Le memorie di Kropotkin sono un testo fondamentale per comprendere non solo la sua vita, ma ovviamente la nascita e lo sviluppo del movimento anarchico internazionale. Risultano, in particolare, un'opera fondamentale per conoscere l'ambiente intellettuale russo, nel quale maturano le idee populiste e poi socialiste. Sotto questo profilo, le *Memorie di un rivoluzionario* possono essere accostate all'autobiografia di Victor Serge, che coprono il quarantennio successivo, e soprattutto alle memorie di Aleksander Herzen, *Il passato e i pensieri*, di una generazione precedente a quella di Kropotkin. Messe in fila, le autobiografie di Herzen, Kropotkin e Serge offrono uno spaccato molto interessante della storia russa ed europea dall'inizio dell'Ottocento agli anni '40 del Novecento, osservata e interpretata, attraverso il genere autobiografico, da un punto di vista libertario.

Le prime due parti delle Memorie di Kropotkin (*infanzia; il corpo dei paggi*) risultano particolarmente utili per avere un quadro della struttura sociale della Russia del tempo e in particolare per capire il contrasto tra le condizioni di vita della nobiltà e quelle dei servi della gleba, ai quali «non venivano riconosciuti sentimenti umani», anzi «neppure si sospettava potessero averli». Le pagine dedicate all'emancipazione dei servi, la descrizione delle illusioni che essa aveva suscitato negli ambienti progressisti russi e le considerazioni sul fallimento delle velleità riformatrici del regime illustrano molto bene le ragioni che furono alla base della successiva crescita del malcontento sociale e della diffusione delle idee socialiste e rivoluzionarie.

La terza parte dell'autobiografia è dedicata alla Siberia, dove Kropotkin prestò servizio come ufficiale dei cosacchi a cavallo dell'Amur, in cui ebbe modo di sviluppare ancor più gli studi scientifici, intrapresi da qualche anno, attraverso l'osservazione della vita della natura e dei costumi dei popoli. Fu in questo periodo, tra il 1862 e il 1867, che Kropotkin andò sviluppando quella visione del mondo umano e naturale fondata sul principio analogico, trasmessa dapprima nei diari di viaggio e negli anni successivi elaborata in scritti più organici e corposi, quali il *Mutuo appoggio*. Fu in questa fase della vita che intese la «differenza tra l'azione basata sul principio del comando e della disciplina e quella ispirata al principio della collaborazione reciproca» e in cui perse «qualsiasi fede avessi nutrito nella disciplina dello Stato». Un passaggio chiave verso la scelta, compiuta di lì a poco, di diventare un rivoluzionario, un anarchico, e di non proseguire la carriera come scienziato e geografo, ambito al quale egli comunque diede un contributo fondamentale: Kropotkin fu tra l'altro uno dei fondatori, insieme all'amico Elisée Reclus, della geografia sociale. Come geografo, acquisì una fama rilevante grazie ad alcune concezioni elaborate proprio a partire dal soggiorno siberiano e dalla successiva sistematizzazione teorica, come quelle relative alla struttura delle catene montuose e degli altipiani asiatici orientali, che rivoluzionò le conoscenze dei geografi sull'orografia asiatica, o quelle concernenti l'era glaciale e il grande inaridimento dell'Asia orientale, che determinò la migrazione verso ovest dei popoli delle steppe e portò, per una reazione a catena, alle invasioni dei barbari in Europa e nei regni orientali.

Le ultime tre parti dell'opera (*San Pietroburgo – Primo viaggio in Europa occidentale; La fortezza – La fuga; L'Europa occidentale*) forniscono una vivida descrizione del periodo in cui Kropotkin aderì all'Internazionale e all'anarchismo, in cui subì persecuzioni e incarcerazioni. Memorabili, in particolare, le pagine dedicate alla Federazione del Giura, alla descrizione della predisposizione verso l'anarchismo degli artigiani orologiai, alla Comune di Parigi, alla reclusione nella fortezza di Pietro e Paolo e alla fuga dall'infame galera, allo scontro tra anarchismo e marxismo e a quello tra anarchismo e socialdemocrazia. Importantissimi sono poi i ricordi e le considerazioni su singole personalità del movimento rivoluzionario, come Bakunin, Élie e Élisée Reclus, Louise Michel.

Nell'ultimo capitolo del volume Kropotkin spiegò come nacque in lui l'idea di formulare la teoria del mutuo appoggio, come si manifestò la volontà di dimostrare il carattere ideologico di una certa traduzione politica del pensiero di Darwin, volta a giustificare come naturale ogni forma di sopraffazione politica e culturale. Kropotkin ricordò in particolare di aver tratto ispirazione dal zoologo russo Kessler, che in una conferenza aveva delineato «la vera legge della vita», il mutuo appoggio appunto: «una legge di natura» più importante di quella della «mutua competizione», ai fini della comprensione dell'«evoluzione *progressiva* della specie».

C'è davvero bisogno di riscoprire Kropotkin, oggi. La ripubblicazione delle sue *Memorie* è un passo importante in questa direzione.

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