{"title":"Echo Roots","date":"2026-06-01","autori":["Valeria Giacomoni"],"numero":"14","sezione":"Esperienze","pagina":27,"permalink":"https://semisottolaneve.net/articoli/14-echo-roots/","content":"\n*La montagna come luogo interiore*\n\nIl progetto *Echo Roots* ha portato un gruppo di giovani a fare un trekking in alta montagna durante l'estate 2025, con degli obiettivi precisi di riconnessione con la natura e di riflessione sul rapporto con gli altri.\n\n«*Echo Roots* è nato da un'idea semplice, quasi istintiva: condividere con altri e altre giovani quello che per noi, negli ultimi anni, è diventato un luogo interiore prima ancora che geografico — la montagna». Queste le parole delle due ragazze venticinquenni che hanno ideato e organizzato il progetto, entrambe con una passione per il trekking e un passato nello scoutismo, che hanno insegnato loro «quanto fosse potente, per il corpo e per la mente, il gesto essenziale del vivere la montagna. Camminare, fare fatica, dormire in tenda dopo una giornata di lavoro, svegliarsi presto con l'aria fresca e un sentiero davanti. Scoprire che basta un panino al formaggio guardando le cime per spazzare via stanchezza e malumori. Odori, rumori, vento, suoni: tutto così naturale, così semplice. In un mondo che sembra non bastare mai, la natura ci riportava all'essenzialità[^1]».\n\nE proprio da questa riflessione è nato il nome del progetto: *Echo Roots*, un'eco che richiama radici profonde — con la terra, con gli altri, con sé stessi. Pensato come un'opportunità di crescita personale, la proposta ha preso forma nell'estate 2025: un trekking di quattro giorni nel massiccio del Lagorai nel Trentino orientale, riservato a quindici ragazzi e ragazze tra i 18 e i 25 anni, con l'obiettivo di creare una reale connessione con la natura, sviluppare un senso di appartenenza e responsabilità verso la comunità e il territorio.\n\nL'organizzazione ha potuto beneficiare del finanziamento del Piano Giovani di Zona 2025 del Comune di Trento, che ogni anno stanzia circa 60.000 euro per progetti presentati da giovani (fino ai trent'anni), e che coinvolgano giovani residenti o attivi in Trentino. Ogni proposta può ricevere fino a ottomila euro. Questo finanziamento ha permesso di organizzare non solo il trekking in sé ma anche eventi di preparazione e di conclusione, e soprattutto ha permesso di coinvolgere un accompagnatore di media montagna (AMM) e un videomaker. In questo modo il percorso è stato studiato da un professionista, che ha preparato anche sempre un piano B in caso di maltempo, e tutta l'esperienza è stata documentata non solo con delle splendide fotografie, ma anche con momenti di interviste personali davanti alla telecamera che hanno permesso di approfondire il lavoro interiore. Infatti, potendo delegare queste responsabilità più pratiche, le organizzatrici – Chiara e Matilde – hanno potuto concentrarsi sulle attività da svolgere sia in gruppo che individualmente.\n\nIl progetto è iniziato con una giornata di conoscenza in montagna, a luglio, per rompere il ghiaccio, confrontarsi e condividere le capacità e i limiti di ognuna. Il primo incontro è servito anche per far emergere alcuni timori dalle partecipanti, come quello di non riuscire a entrare in sintonia con delle sconosciute, con le quali si accingevano a passare vari giorni. Un'altra paura segnalata è stata di non riuscire a fare a meno delle comodità, come lavarsi i capelli o semplicemente la possibilità di avere un bagno a disposizione o acqua calda per potersi fare la doccia dopo una giornata di fatica. Anche portare uno zaino pesante, con la tenda, il cibo e tutto quello che può servire in montagna, risultava un'incognita.\n\n![](/numeri/immagini/14/_page_29_Picture_0.jpeg)\n\nTutti questi timori sono poi scomparsi durante il trekking, come dimostra la testimonianza di una partecipante: «*Echo Roots* è stato viaggio, scoperta e risveglio. Un tempo dove costruire nuove relazioni, stare nella condivisione, nella semplicità, ma anche nella profondità che la montagna sa regalare. Circondati dalla bellezza della natura, abbiamo camminato lungo sentieri visibili e invisibili, accompagnati da spunti di riflessione. Abbiamo riso, cucinato, ascoltato, fotografato, giocato o semplicemente vissuto pienamente».\n\nMa cerchiamo di capire meglio come sia risultata così facile questa convivenza con persone appena conosciute e in un ambiente che portava tutti e tutte fuori dalla propria zona di comfort. Ci si è messo anche il maltempo ad aggiungere difficoltà al percorso, e a causa della pioggia persistente, il giro previsto è stato ridotto a tre giorni. Ogni giorno i ragazzi oltre a camminare hanno affrontato delle piccole, grandi sfide; ad esempio ognuno aveva il compito di prendersi cura di un compagno/compagna in modo «segreto e silente», cercando di aiutare senza farsi notare: per tutti è stato difficile individuare nel gruppo il proprio «aiutante» perché si era creato un ambiente di solidarietà in cui tutti erano a disposizione degli altri.\n\nUn'altra delle attività proposte chiedeva a ognuna di immaginare di poter salvare poche persone per ricostruire il mondo dopo una catastrofe. Prima individualmente, poi in gruppo. È stato sorprendente vedere come ciascuno scegliesse con criteri diversi: chi puntava sulle competenze, chi sull'etica, chi sulla diversità. L'idea era discutere di una possibile società ideale, e sui valori di ognuno e sulla realizzazione dei propri sogni.\n\nLe attività seguivano un filone preciso: io e il mondo, io e gli altri, io e me stesso, io e il futuro. Le parole di un partecipante ci raccontano come le hanno vissute: «Il terzo giorno è stato forse il più intenso: da malga Valcion siamo arrivati al bivacco Cengello, passando per il passo Cinque Croci e il museo all'aperto della Prima Guerra Mondiale. Lì il nostro accompagnatore ci ha letto alcune lettere scritte dai soldati al fronte. Con il freddo addosso e la stanchezza accumulata, ascoltare quelle parole è stato toccante. Quella mattina avevamo fatto anche il “deserto”: ognuno camminava da solo, un po' distanziato dagli altri, riflettendo sugli spunti che ci venivano proposti. Mi sono ritrovato a pensare a persone ed esperienze che hanno segnato chi sono oggi, a cose che vorrei lasciare andare e ai valori che davvero mi guidano. È stato un momento molto personale, ma al tempo stesso sapevo che anche gli altri stavano vivendo lo stesso viaggio interiore.\n\n![](/numeri/immagini/14/_page_31_Picture_1.jpeg)\n\nL'ultimo giorno siamo tornati a malga Sorgazza. Durante la pausa pranzo ci siamo seduti a scrivere una lettera a noi stessi, accompagnati da una playlist di canzoni che avevamo scelto prima di partire. L'idea è che ci verrà spedita tra qualche mese: sarà strano e bello, più avanti, rileggere quello che pensavo in quei giorni. Sono tornato a casa con le gambe stanche ma il cuore pieno: ho imparato cose pratiche, come montare una tenda o cucinare con il fornelletto, ma soprattutto ho riscoperto il piacere di vivere la montagna in comunità, di ascoltare e di farmi ascoltare. Ho conosciuto persone con cui si è creato un legame autentico, e credo che questa esperienza resterà come un piccolo seme che potrà far nascere nuove idee e nuovi progetti insieme. In definitiva, il Lagorai ci ha regalato paesaggi incredibili, ma quello che mi porto a casa è soprattutto la sensazione che quando c'è un gruppo unito e un clima di fiducia reciproca, anche la fatica più grande può trasformarsi in una bellissima esperienza di crescita»[^2].\n\nLa dimensione educativa è stata centrale nell'intero percorso. I ragazzi sono stati sensibilizzati sull'importanza della sostenibilità ambientale e del rispetto per la natura ed è stato promosso un dialogo aperto e costruttivo che ha permesso ai partecipanti di esplorare temi importanti come la convivenza, la diversità e la gestione dei conflitti. Il trekking ha rappresentato quindi non solo un'esperienza di crescita individuale, ma anche un'occasione per apprendere valori fondamentali per una cittadinanza attiva e consapevole.\n\nSecondo le organizzatrici il progetto mirava a generare un impatto significativo sui giovani partecipanti, sulla comunità locale e sul territorio. Per i partecipanti, uno dei risultati principali è stato il rafforzamento delle competenze trasversali, fondamentali per la crescita personale e professionale. Grazie all'esperienza del trekking e alle attività di gruppo, i ragazzi hanno migliorato il *problem-solving*, la resilienza e la gestione dello stress e degli imprevisti. Attraverso momenti di riflessione personale e confronto, hanno sviluppato una maggiore consapevolezza di sé stessi, dei propri limiti e delle proprie potenzialità, rafforzando l'autostima. Inoltre hanno appreso competenze tecniche legate alla vita all'aria aperta.\n\nUn ulteriore risultato molto significativo è stato l'aver creato dei legami solidi tra i partecipanti, basati sulla fiducia, sulla condivisione e sulla collaborazione. Il gruppo, eterogeneo per provenienza e livello di esperienza, è diventato sin da subito un luogo di inclusione e dialogo, dove ogni giovane ha avuto l'opportunità di esprimersi e portare il proprio contributo. Questo elemento è stato potenziato dal fatto che i partecipanti sono stati selezionati non solo in base alla motivazione, ma anche sulla base delle loro passioni e competenze specifiche, come la fotografia, la musica o la scrittura, per incentivare il protagonismo di ciascuno. Durante il trekking, ogni partecipante ha avuto la possibilità di assumere un piccolo ruolo di responsabilità, diventando così protagonista attivo del progetto e sviluppando un forte senso di appartenenza e partecipazione.\n\n![](/numeri/immagini/14/_page_33_Picture_2.jpeg)\n\nDue giorni dopo essere tornati dal giro è stata organizzata una serata di confronto. Attraverso la tecnica *Five Fingers Feedback* si è cercato di fare una verifica dell'esperienza trekking, chiedendo a tutti i partecipanti di raccontare: «1) una cosa che ti è piaciuta, 2) una cosa che hai imparato, 3) una cosa che è andata male, 4) un momento in cui hai sentito molto la dimensione comunitaria-di gruppo, 5) qualcosa che avrebbe meritato più spazio, e un consiglio che ci daresti se riuscissimo a riproporre il progetto il prossimo anno», spiegano Matilde e Chiara. Che poi aggiungono: «Tutti i partecipanti hanno apprezzato in primis l'aspetto comunitario, la sintonia, l'armonia, le relazioni e la gentilezza che hanno caratterizzato i giorni passati insieme. Fare fatica, camminare per tre giorni con zaini pesanti sulle spalle e soprattutto abbinare al trekking attività che li hanno spinti a riflessioni sia personali che collettive, non è pesato, anzi è stato percepito come un'occasione di crescita. Sono stati felici di riuscire a dedicare del tempo a loro stessi, di aver imparato cose concrete per la vita all'aria aperta e anche di essere riusciti ad adattarsi in situazioni di poco comfort».\n\nIn autunno è stato poi organizzato un appuntamento finale di restituzione, sabato 4 ottobre al *Cafè de la Paix* a Trento, dove è stata allestita una mostra con le splendide fotografie dell'esperienza sul Lagorai, e oltre a poter ascoltare le testimonianze dirette delle protagoniste del trekking, si è colta l'occasione per proiettare per la prima volta il video sul percorso. Qui un link per poter godere dei paesaggi:\n\nQui il link per poter godere dei paesaggi del percorso: [youtube.com/watch?v=AELQ3qrud5w](https://www.youtube.com/watch?v=AELQ3qrud5w).\n\nQuesto incontro ha permesso non solo di valorizzare il progetto in tutte le sue fasi, dalla sua ideazione allo svolgimento, ma è stata l'occasione per coinvolgere anche la comunità, con una ricaduta quindi anche su tante altre persone che non avevano potuto partecipare. Nell'aperitivo con buffet finale è stato emozionante poter sentire di persona i commenti delle protagoniste e curiosare insieme tra le foto mentre raccontavano episodi divertenti accaduti in quei giorni.\n\nOltre a mostrare entusiasmo per il senso di coesione che si è creato nel gruppo, varie delle partecipanti hanno detto che stavano passando un momento che sentivano come di transizione, di crescita, in cui volevano fare chiarezza nella loro vita, su cosa stavano cercando, che direzione prendere. E che un'esperienza del genere ha permesso loro di aprire le vedute.\n\n![](/numeri/immagini/14/_page_35_Picture_3.jpeg)\n\nIn un momento così delicato come l'affacciarsi dall'adolescenza all'età adulta, in un passaggio fondamentale tra scuola, università e mondo del lavoro, un'esperienza come questa, organizzata da giovani e per giovani, può essere un'occasione per fare chiarezza: fermarsi un attimo, dimenticare le aspettative e le preoccupazioni, riconnettersi con se stessi e prestare attenzione alle relazioni con gli altri, immaginandosi protagonisti nella società del futuro.\n\n«La montagna unisce. La semplicità unisce. E tutto questo ha permesso di creare relazioni autentiche, profonde, sincere. *Echo Roots* ha dimostrato a partecipanti e organizzatrici che quando si torna all'essenziale si apre spazio per ciò che conta davvero: ascolto, fiducia, collaborazione, umanità».\n\n![](/numeri/immagini/14/_page_36_Picture_4.jpeg)\n\nMentre scrivevo l'articolo è arrivata la conferma che il progetto è stato nuovamente approvato per l'estate 2026. Non si tratta quindi di un'esperienza isolata, ma speriamo possa essere, come detto da uno dei partecipanti dell'anno scorso, un piccolo seme che può far nascere idee e progetti insieme.\n\n[^1]: https://trentogiovani.it/Novita/Racconti-e-storie/Echo-Roots-Ritrovare-radici-connessioni-e-umanita-camminando\n[^2]: https://romagnaplus.eu/2025/09/22/echo-roots-italy-%f0%9f%87%ae%f0%9f%87%b9/\n"}