Louise Michel

Sezione: Radici

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Luuuuìsmiscel! L’annuncio cantilenato della fermata della metro a Parigi è, per chi scrive, un ricordo affettuoso, lontano nel tempo. Ma che Parigi abbia dedicato una centralissima fermata della metropolitana a una protagonista della Comune del 1871 e una delle più antiche nostre radici anarchiche, è significativo. Facciamo qui tesoro del contributo di Francesco Codello1, e di una davvero bella raccolta di scritti tradotti da Anna Maria Farabbi2.

Louise Michel nasce a Vroncourt (Alta Marna) nel 1830, dalla relazione tra un nobile castellano e una domestica. L’ambiente aristocratico paterno le permette di coltivare la musica, la pittura, la poesia e l’amore per la natura. Si esercita con la scrittura e tiene una fitta corrispondenza con Victor Hugo, che le dedicherà una poesia. Dopo il diploma, nel 1852, decide subito di aprire una scuola statale, ma si rifiuta di prestare giuramento all’imperatore, obbligatorio per il ruolo di insegnante. Dimostrando grandi doti, viene protetta e potrà continuare a insegnare. Accoglie il concetto di educazione integrale di Fourier, si batte per la laicità, l’uguaglianza e l’emancipazione. Si accorge subito dell’interesse maschile e patriarcale di «atrofizzare l’intelligenza femminile» ed è perciò antesignana del femminismo.

1 Vedi Codello Francesco, La buona educazione. Esperienze libertarie e teorie anarchiche in Europa da Godwin a Neill, Franco Angeli, Milano, 2005.

2 Michel Louise, È che il potere è maledetto e per questo io sono anarchica, a cura di Anna Maria Farabbi, Al3vie, Trivolzio (Pv), 2021.

Dal 1857 si trasferirà a Parigi. La sua scuola a Montmartre raggiungerà i duecento allievi. Dalla trasmissione di Francesco Codello:

Louise Michel accoglie gratuitamente i figli di famiglie indigenti, incrementando le finanze scolastiche con lezioni serali di musica, grammatica e storia per adulti. Nonostante tutto ciò non trascura di perfezionare le sue personali conoscenze e di allargare le sue concezioni per affinare la sua professionalità. Nella medesima scuola si riunisce una associazione per la rivendicazione dei diritti delle donne. Louise stringe rapporti di amicizia con alcune donne che la convincono a tenere una serie di conferenze sul lavoro femminile e sull’emancipazione femminile in tutti i quartieri di Parigi. Si interessa di disabilità e con lo pseudonimo di Enjolras pubblica un opuscolo per affermare la sua volontà di non lasciare questi ragazzi nella miseria e nell’abbandono, ma di aiutarli a sviluppare le loro potenzialità nella loro diversità. Con la stessa sensibilità riconosce il valore educativo e affettivo che gli animali esercitano sui bambini e diviene una convinta vegetariana. Nel 1868 diviene segretaria della ‘Società democratica di miglior morale’ che opera per evitare che le donne si mantengano con la prostituzione. Diventa anche tesoriera di un Comitato di soccorso ai profughi russi il cui presidente è Victor Hugo. Con la dichiarazione di guerra tra la Francia e la Prussia (19 giugno 1870) e la conseguente proclamazione della Repubblica (4 settembre) arriva il crollo dell’Impero. Con migliaia di manifestanti davanti al municipio di Parigi, reclama armi per il popolo per andare a liberare Strasburgo accerchiata dai prussiani. Entra nel ‘Comitato di vigilanza della guardia nazionale della XVIII circoscrizione’. Il 31 ottobre 1870 partecipa a una grande manifestazione in favore della Comune davanti L’Hotel de Ville e in dicembre subisce il suo primo arresto in seguito alla partecipazione attiva a una manifestazione di donne che reclamano profondi e concreti cambiamenti, uguaglianza e libertà. Il 22 gennaio del 1871 vi sono scontri abbastanza duri e Louise Michel per la prima volta prende il fucile e combatte attivamente e il 28 marzo viene proclamata la Comune. Il 1 aprile il governo di Versailles dichiara guerra alla Comune che cade tragicamente3.

Dopo la caduta della Comune e la terribile repressione del «maggio di sangue», Louise Michel viene incarcerata, prima a Versailles, poi in Alta Marna. Nel disumano carcere di Auberive si impegna in un intervento educativo nei confronti degli altri detenuti. Dopo venti mesi di prigione viene imbarcata sulla nave Virginia, insieme ad altri deportati, verso i possedimenti coloniali francesi nel Pacifico. Nel dicembre del 1873, dopo quattro mesi di navigazione, sbarca in Nuova Caledonia, l’isola a ovest dell’Australia. Durante la lunga prigionia, in carcere e nella nave, diventa pienamente, profondamente anarchica.

La sua poesia, già originale, rabbiosa e piena di vita, si arricchisce di nuove esperienze, dal fondo di una prigione - «è forse in una cella che si arriva a comprendere ogni cosa», scriverà nelle Memorie (Michel Louise, 2021, p. 170) – prigioniera della nave che la sta portando nel Pacifico, attraverso Capo Horn, da dove percepisce abissi marini e terribili tempeste. La sua poetica, per alcuni aspetti, evoca quella di Édouard Glissant4.

3 Codello Francesco, Louise Michel, Wikiradio, 29 maggio 2020, https://www.raiplaysound.it/audio/2020/05/WIKIRADIO---Louise-Michel--8f8300a4-d74a-4f71-bb8c-2ebc6ff78c79.html

4 Glissant scrive dell’esperienza dell’abisso nel ventre delle navi della Tratta degli schiavi: «Questa barca è una matrice, l’abisso-matrice. Generatrice del tuo clamore. Produttrice inoltre di ogni futura unanimità», Glissant Édouard, Poetica della relazione, Quodlibet, Macerata, 2007, p. 24.

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Nel settembre 1871, dalla prigione di Versailles scrive:

Passate passate ore, giornate, che l’erba cresce sopra i morti Cadete, cose appena nate! Vascelli, allontanatevi dai porti, passate, passate o profonde notti, sbriciolatevi o vecchi monti! Proscritti o morti, noi ritorneremo dalle prigioni, dalle tombe, dalle onde5.

E dalla nave scrive (immaginiamo, costeggiando la Terra del Fuoco, dall’oceano Atlantico al Pacifico, verso capo Horn):

Non un soffio umano su queste pagine, Nulla se non quello degli elementi, il ciclone, urlando sulle spiagge la leggenda degli oceani. Gli abeti verdi sotto le nuvole, torcendo i loro rami desolati, come arpe al vento6.

In Nuova Caledonia Louise Michel incontra un’umanità radicalmente diversa, quella dei Canachi, la popolazione nativa. Impara la loro lingua, raccoglie le loro storie e le loro tradizioni, come un’etnologa, ma entrando con loro in amicizia e in confidenza, partecipando alla loro insurrezione contro i francesi, nel 1878. L’anno successivo viene trasferita nella capitale dell’isola, Noumèa, dove continuerà il suo lavoro di insegnante per i figli dei deportati. In seguito a un’amnistia potrà tornare in Francia per assistere la madre morente, donna per la quale aveva sempre mantenuto una grande intensità di sentimento.

5 Dalla raccolta Gli anni terribili 1871-1872, in Michel Louise, 2021, p. 107.

6 Dalla raccolta Il libro della prigione 1872-1880, in Michel Louise, 2021, p. 112.

Nel 1881 è al convegno londinese dell’Internazionale Anarchica. Nel 1888 è ancora arrestata e rifiuta la libertà condizionata, per condividere fino in fondo la sorte dei suoi compagni. La sua rabbiosa e incoercibile vitalità spaventa i suoi carcerieri. Si propone l’internamento in un ospedale psichiatrico ma infine, per evitare lo scandalo, viene liberata. A Londra, nel 1895 organizza una scuola anarchica. A Parigi fonda, nello stesso anno, la rivista Le libertaire. Viaggia di continuo per tenere conferenze, in Inghilterra, Francia, Algeria. Nel 1898 pubblica il libro La Comune. Muore a Marsiglia nel 1905. I funerali vedono la partecipazione di compagni e compagne da tutta Europa. Se andate a Parigi, fermatevi alla sua fermata, respirate la sua poesia di bufere, di uragani, di «raffiche di vento nelle verdi querce», è questa la nostra radice. Scrive Anna Maria Farabbi,

Louise Michel mi respira a fianco per la sua generosa irruenza in grado di sbaragliare non solo le radici del potere, ma anche le dinamiche culturali dei suoi compagni di viaggio, spesso affetti dalle stesse carie di cui accusavano il potere. […] Questa maestra in/segna, in ogni sua drammatica tensione, energia propositiva, umanitaria e capacità decisionale. La necessità del fare dentro l’umanità, in apertura seminale. Narrandola. […] Non ha paura della morte dell’io. Ha paura della morte del noi. […] Il suo accogliere gli ultimi non conosce limiti (Michel Louise, 2021, p. 7).

Ancora di più di una fermata della metro, piace a Louise Michel aver dato il nome a una delle navi che pattugliano il Mediterraneo per salvare i migranti, i nuovi «dannati della terra». Tra i versi della raccolta, troviamo ripreso l’incipit dell’inno dell’Internazionale:

In piedi! Dannati della terra! I despoti spaventati, sentendo un cratere sotto i loro passi nel passato si sono rinchiusi7.

7 Dalla raccolta Germinale, 1881-1901, in Michel Louise, 2021, p. 110