{"title":"Editoriale","date":"2026-02-01","autori":["Redazione"],"numero":"13","sezione":"Editoriale","pagina":3,"permalink":"https://semisottolaneve.net/articoli/13-editoriale/","content":"\n![](/numeri/immagini/13/_page_3_Picture_0.jpeg)\n\nSe abbiamo modo di osservare con calma la natura, troviamo sempre beneficio nella sensazione di armonia che suscita l'equilibrio tra così tanti diversi elementi. Il volo di uno stormo di uccelli, che prende tante forme diverse e in cui sembrano giocare, ci incanta e ci lascia stupiti. Sembra incredibile come tutto funzioni in modo così armonioso, come tutti gli elementi del gruppo sappiano cosa fare, senza che ci sia un controllo centralizzato, un *leader* che decida e dia degli ordini. I movimenti di alcuni gruppi di animali possono sembrare delle coreografie di danza, evoluzioni sincronizzate: si tratta di quelli che vengono definiti comportamenti collettivi, comportamenti sociali con più di un interattore nei quali gli individui si aggregano in maniera non casuale e compiono movimenti coordinati basati su un processo di auto-organizzazione.\n\nLo studio dei comportamenti collettivi non è comunque limitato agli animali non umani. Queste dinamiche spontanee e non gerarchiche sono infatti indagate anche nella nostra specie, come fenomeno sociale ed economico. Ad esempio, il progetto *Star-Flag*, condotto tra il 2005 e il 2008 e coordinato dal fisico Premio Nobel Giorgio Parisi, ha unito scienziati di diverse discipline per studiare i meccanismi di auto-organizzazione negli stormi di uccelli nel cielo di Roma, e svilupparne dei modelli accurati con cui lavorare in altre discipline. Comportamento collettivo e auto-organizzazione sono dunque fenomeni molto diffusi in natura, presenti in vari ambiti, dalle scienze fisiche a quelle biologiche e sociali, e per questo il loro studio richiede un metodo fortemente interdisciplinare. Solo negli ultimi anni, grazie alle nuove tecnologie, è stato possibile mappare tridimensionalmente i movimenti di stormi di uccelli e banchi di pesci e ricondurre queste interazioni a concetti fisici e matematici.\n\nAbbiamo affrontato più volte in questa rivista l'idea della naturale collaborazione degli esseri viventi, suggerita da *Il mutuo appoggio* di Kropotkin (1902) e ripresa da tanti studiosi anche recentemente. È importante ricordare come questa teoria della solidarietà spontanea si applichi anche agli esseri umani quando avvengono eventi esterni cataclismatici, come ci ricorda Rebecca Solnit nel suo *Paradiso all'inferno* (2009).\n\nOsservando la situazione attuale del mondo, riguardo alla nostra crisi globale su vari fronti, ciò che emerge chiaramente è che nessuno dei problemi principali – violenze e guerre, cambiamento climatico, disuguaglianze economiche…– può essere analizzato in modo isolato. Si tratta di questioni sistemiche, cioè tutte collegate e interdipendenti. Per comprenderle e affrontarle, è essenziale modificare la nostra prospettiva: è necessario un cambio di paradigma per comprendere la realtà come una rete di combinazioni inseparabili di relazioni, e non necessariamente gerarchiche.\n\nSe una parola chiave negli ultimi anni è stata «rete» (*network*), possiamo provare a declinarla in senso positivo in quanto insieme di relazioni che connettono tutti gli esseri viventi. Questa può essere la chiave di lettura per trovare un equilibrio in questo mondo.\n\nLe persone che, come noi, sono cresciute nell'ultimo terzo del XX secolo hanno invece vissuto come parola chiave la «crescita»: economica, demografica, di sviluppo. C'era in quel momento un *trend* di crescita generale, una diffusione di comodità prima sconosciute, l'idea che si potesse solo migliorare, fiducia nel futuro, nel progresso. I ragazzi e le ragazze che crescono nella società attuale, invece, possono solo soffrire l'angoscia di un sistema economico insostenibile, di continui disastri ambientali, di politiche che sembrano portare indietro nel tempo, di adulti che continuano ad avere l'illusione che su un pianeta limitato sia possibile una crescita illimitata.\n\nIn questo numero affrontiamo diversi di questi temi e ci sembra simbolico iniziare con il titolo dell'articolo tradotto per la rubrica internazionale *Love letter to the future*, per mantenere una speranza verso un futuro migliore e offrire anche alle nuove generazioni uno spiraglio.\n\n*La speranza non è ingenuo ottimismo. È immaginare un futuro che si realizza, contro ogni previsione, rendendo più probabile un mondo migliore attraverso piccole azioni quotidiane.*\n\nTra le esperienze pratiche e concrete che presentiamo in questo numero troviamo Arvaia, cooperativa bolognese che unisce la coltivazione biologica all'autogestione solidale del lavoro e dei prodotti della terra, e l'esperienza del Vecchio Macello di Padova che ci apre uno scorcio su una visione all'avanguardia dell'urbanistica e sull'utilizzo degli spazi in disuso. Da Barcellona ci arriva la forza di una lotta trasversale, che parte da un collettivo di insegnanti, contro la gentrificazione, causa di instabilità nella continuità educativa di bambini le cui famiglie sono costrette ad abbandonare i quartieri in cui vivono.\n\nNegli approfondimenti, la proposta di un cambio di paradigma viene da Luigi Delia: il suo articolo sulla giustizia riparativa sostituisce il binomio «delitto-pena» con «situazione-problema», spostando l'attenzione dall'individuo al contesto, dalla colpa alla comprensione. Per avere un quadro della complessità della situazione in Medio Oriente, approfondiamo poi la storia recente della Siria grazie al contributo di Abdullah Amin Alhallak. Per orientarci nel mondo di oggi non poteva mancare uno sguardo sulla tecnologia, con la critica anarchica dell'Intelligenza Artificiale di Salvo Vaccaro. Conclude gli approfondimenti una riflessione sull'educazione di Francesco Codello che insiste sulla necessità di auto-educarsi nella relazione con il mondo per essere liberi.\n\nA conferma dell'interconnessione di tutti gli elementi troviamo la conversazione filosofica tra Ankita Shrestha e Giovanna Gioli, che superano il concetto di interdisciplinarità e approdano a quello di post-disciplinarità, criticando la reticenza dell'accademia a scardinare idee preconcette e integrare vari approcci.\n\nLa pluralità dei temi affrontati caratterizza anche le *radici* di questo numero, dedicate a Louise Michel e Andrea Caffi, entrambi con vite intense e ispiratrici: risalta la capacità di tradurre i loro ideali nella pratica, in mille modi diversi, senza perdere mai lo sguardo verso gli ultimi.\n\nTorniamo a parlare di stormi, questa volta sonori, con il coro di voci migranti diretto da Beppa Casarin. Le recensioni, a cura di Eleonora Lista, presentano quattro letture libertarie; Giampietro Berti, Stefano D'Errico, Andrea Papi e Francesco Codello sono gli autori dei volumi recensiti. Cinema senza padrone, infine, ritorna sul rovesciamento di ruoli prestabiliti, proponendo una carrellata di sguardi e linguaggi cinematografici che si allontanano dalle logiche di mercato.\n\nRicordandovi come sempre che la pubblicazione di questa rivista è possibile solo grazie al vostro sostegno, vi auguriamo buona lettura!\n"}