title: "Gli ingredienti per la salute in un'ottica globale: conoscenza, fiducia e collaborazione"
date: "2025-06-01"
autori:
  - "Pamela Boldrin"
numero: "11"
sezione: "Approfondimenti"
pagina: 52
permalink: "https://semisottolaneve.net/articoli/11-salute-globale-conoscenza-fiducia/"
content: "\nPossiamo dire che la pandemia da coronavirus è ormai alle nostre spalle, sebbene il virus sia ancora in circolazione ma a bassi livelli endemici, eppure, la pubblicazione nel 2025 del nuovo «Piano Nazionale di comunicazione del rischio pandemico»\u003csup\u003e1\u003c/sup\u003e ci ricorda che dobbiamo essere preparati quando una nuova pandemia si presenterà. Questo ultimo piano è stato accompagnato da dichiarazioni dai tratti pungenti fatte ai mass media, soprattutto da parte di politici al governo, riguardo al fatto di garantire la libertà, oltre che la salute. Il riferimento, più o meno velato, è nei confronti delle polemiche riguardo le misure restrittive che in epoca Covid sono state applicate. Nel documento si afferma che rimane comunque imprescindibile il ricorso ai vaccini, affiancati però da altre strategie di contenimento possibili. Per quanto riguarda le eventuali restrizioni alla libertà personale, queste potranno essere applicate solo attraverso leggi o atti con forza di legge, non mediante l'utilizzo di strumenti amministrativi come i Decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM). Il documento si prefigge anche di potenziare la sanità, ampliando le sue risorse, e migliorare la comunicazione istituzionale all'insegna della trasparenza.\n\n\u003csup\u003e1\u003c/sup\u003e [salute.gov.it](https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_722_0_file.pdf)\n\nQuanto depositato rispecchia molte delle vicissitudini che abbiamo visto scorrerci davanti durante i difficilissimi momenti della pandemia. Molta sofferenza, ma anche molte divisioni ideologiche che hanno lacerato le nostre comunità umane, in tutto il mondo.\n\nUno dei punti più delicati è stata l'adesione ai vaccini. Forse, è utile cominciare dai dati per ragionare su come possiamo orientarci nei confronti di questa modalità di prevenzione.\n\nUn articolo utile a questo scopo, dell'Istituto Mario Negri\u003csup\u003e2\u003c/sup\u003e, mette a confronto i dati della letteratura scientifica prodotta da più gruppi di lavoro, sparsi nel mondo. Scopriamo, innanzitutto, che sono stati somministrati oltre 13 miliardi di dosi dei vari vaccini anti-Covid, dunque ci sono moltissimi dati a disposizione. Nella scienza ciò significa maggior robustezza dei risultati.\n\n\u003csup\u003e2\u003c/sup\u003e [marionegri.it](https://www.marionegri.it/magazine/sfatiamo-i-falsi-miti-sul-vaccino-covid-19-effetti-collaterali-rischi)\n\nSi è sentito parlare molto del rischio di alcuni eventi avversi post-vaccinali, come i fenomeni di trombosi venosa. In realtà, sono stati rarissimi, con un'incidenza di 28 casi su 100.000 dosi, ovvero lo 0.02%. Rinvio al documento sopraccitato per un approfondimento più completo.\n\nQuello che conta, in sunto, è che possiamo constatare che nonostante l'urgenza di avere dei vaccini disponibili prima possibile, sono stati rispettati ampiamente i limiti di sicurezza ed efficacia. Un altro dato importante riguarda anche la durata della copertura vaccinale: i primi studi segnalavano una veloce caduta dell'effetto immunizzante, ma, sul lungo tempo, si è visto che non è così e una certa quota di protezione rimane.\n\nNonostante il conforto dei dati, sappiamo che i vaccini hanno causato e causano molte resistenze. Il problema principale è la diffidenza nei confronti della scienza, da un lato, e delle aziende farmaceutiche, dall'altro. In qualche modo, una certa inquietudine nei confronti di un approccio vaccinale di nuova generazione in un momento di urgenza come una pandemia globale è comprensibile e giusta. La ricerca scientifica non è esente da rischi ed errori, ma forse più di tutto a destare scetticismo sono i forti interessi che le case farmaceutiche hanno in ballo. È importante ribadire che la scienza definisce come suo metodo di lavoro universale un percorso che prevede di autocorreggersi qualora emergano prove che mettono in evidenza degli errori. Tuttavia, sappiamo bene che dove ci sono corposi interessi economici, possono esserci persone poco interessate a correggere il tiro, se questo procura loro un danno economico. La cronaca ci narra di tristi vicende in cui alcune aziende farmaceutiche hanno continuato a distribuire farmaci incuranti degli effetti collaterali. A tal proposito, un film francese del 2016 è esemplare nel raccontare un caso di questo tipo: *150 milligrammi* (disponibile anche in italiano) narra del caso di un farmaco antidiabetico di nome Mediator, il cui effetto collaterale ad azione dimagrante (non elencato nel foglietto illustrativo) lo rendeva appetibile anche a molte pazienti (soprattutto donne) desiderose di dimagrire. Il farmaco provocava danni al cuore, tante pazienti subirono interventi di cardiochirurgia e molte di loro morirono prematuramente. Il primo a segnalare a livello europeo la pericolosità del farmaco fu il farmacologo italiano Silvio Garattini, nel 1998. Rimase inascoltato e solo la battaglia di una coraggiosa pneumologa francese, Irène Franchon, portò al ritiro del farmaco in Francia nel 2009, nonché al risarcimento delle vittime francesi (non di quelle italiane).\n\nCome possiamo reagire di fronte a un fatto del genere? Qualcuno potrebbe decidere che, vista la corruzione di alcune persone all'interno del sistema farmaceutico, è meglio non fidarsi e stare alla larga da tutto quello che esce dalle case farmaceutiche, magari optando anche per la diffusione di disinformazione e sfiducia. Qualcun altro, con sguardo più critico, mi permetto di aggiungere, potrebbe consolarsi evidenziando invece la possibilità di autocorrezione insita dentro il grande apparato che si avvale della scienza, soprattutto quando esso è composto anche da molte persone perbene che lavorano in modo etico e sono pronte a denunciare un malfunzionamento.\n\nNon possiamo negare che la medicina, che non ruota totalmente attorno ai farmaci, nasce però assieme al concetto di *pharmakon*, cioè, dal greco antico: veleno e rimedio. Occorre un uso sapiente dei principi attivi per ottenere beneficio dall'uso di questi, tenendo a bada gli effetti tossici, soprattutto oggi che assistiamo spesso all'abuso di molti farmaci. Eppure, se andiamo a cercare il parere di farmacologi autorevoli, come Garattini, scopriamo come sia possibile riscontrare un prezioso lavoro di divulgazione per un uso corretto dei medicinali. Nel suo ultimo libro\u003csup\u003e3\u003c/sup\u003e il professore, che tra l'altro ha fondato l'Istituto di Ricerca Mario Negri, denuncia come troppo spesso vi sia il ricorso a farmaci in modo diseducativo o inutile, se non dannoso. La classe medica promuove troppo poco stili di vita salutari basati su una sana alimentazione e un buon esercizio fisico, nonché mediante limitazione o astensione da sostanze problematiche. Le persone, in generale, spesso si sentono più confortate dall'assunzione di un farmaco in più, piuttosto che da un vizio di meno. Tra i prodotti delle farmacie troviamo anche tanti integratori, che hanno un importante quota di mercato, nonostante si rivelino addirittura inutili in molti casi. Per non parlare dell'omeopatia: un giro d'affari enorme creato attorno al nulla (nessun esperimento scientifico ne dimostra l'efficacia). Gli antibiotici, punto dolente, sono troppo spesso assunti a sproposito e l'Italia è il peggior paese europeo, da questo punto di vista. A denunciare tali fatti sono varie personalità autorevoli del mondo della scienza, persone dentro il sistema, come in questo caso.\n\n\u003csup\u003e3\u003c/sup\u003e S. Garattini, Farmaci. Luci e ombre, Il Mulino, Bologna, 2025.\n\nÈ importante comprendere che per poterci fidare di un impianto di conoscenza dobbiamo continuare a informare noi stessi, mediante fonti autorevoli, perché sbandierare sfiducia e *fake news* rischia di sgretolare uno dei più importanti sistemi su cui si basano le nostre democrazie: la libertà scientifica. In un'epoca in cui il populismo dilaga con i suoi fantasmi, cioè disinformazione e lotta contro il pensiero critico e fattuale, dobbiamo sostenere i sistemi di conoscenza basati sulla razionalità e l'autoverifica. La scienza è certamente tra questi e la diversità delle vedute di chi lavora al suo interno è garanzia di continuo confronto, di possibili smentite e correzioni. Come ogni altro fatto umano, purtroppo, non mancano né gli errori né le frodi, ma è supportando con un buon grado di fiducia e pensiero critico il lavoro di chi opera con un metodo aperto al confronto che manteniamo il sistema più sano possibile, cercando di prevenire l'abuso di potere. Cosa succede quando le persone sfiduciano la scienza? Un esempio eclatante ce lo abbiamo sotto gli occhi. Le manovre di taglio e silenziamento della ricerca scientifica ad opera del presidente Donald Trump fin dall'inizio del suo secondo mandato possono essere per noi un'occasione di riflessione. La posizione antiscientifica di Trump è manifesta da tempo, è lecito essere abbastanza certi che chi lo ha votato sia d'accordo con lui su questo. Tra l'altro, ha nominato come segretario alla Sanità Robert Kennedy Jr, noto per le sue posizioni complottiste e no-vax. A un mese dall'inizio della sua amministrazione, i tagli alla ricerca sono già devastanti e la presa di posizione più esplicita è stata resa manifesta dal suo numero due J.D. Vance, che ha dichiarato: «Le università e i professori sono il nemico».\n\nFortunatamente, in un sistema costruito sulla democrazia e la pluralità, gli anticorpi si sono già messi in moto, infatti la comunità scientifica internazionale sta prendendo posizione contro le iniziative ai danni della ricerca, legate anche alla politica dei tagli indiscriminati di Elon Musk, a proposito di abusi di potere. Tra le prime reazioni troviamo quella dell'autorevole rivista scientifica inglese *Lancet*, con questo slogan: «La salute deve essere un bene sociale, un beneficio per le società, un motore delle economie e un percorso verso lo sviluppo». La comunità scientifica è stata chiamata a unirsi e a reagire, infatti al coro si sono poi aggiunti il *British Medical Journal*, *Science e Nature*.\n\nQuello che sta accadendo è che una solida e diffusa rete umana di stampo non politico sta insorgendo contro un'istituzione politica, urlando a gran voce la minaccia che questa comporta per la libertà e la giustizia. In questo preciso frangente, è la comunità scientifica stessa che si sta rivelando una preziosa forma di anticorpo contro l'attacco virale di un governo. Ad ammalarsi sarà la democrazia se non lavoriamo sul concetto di rete sinergica e solidale, nella quale dobbiamo rientrare in quanti più possibile, non solo le figure di scienza. Come si fa? Non basta agganciare simbolicamente le nostre mani come fossero le ife dei funghi nel sottosuolo, dobbiamo anche trasmetterci sani contenuti di pensiero e azione.\n\nTornando ai vaccini, essi rappresentano una delle forme più etiche di cooperazione globale per la salute delle persone, perché, se, in quanto comunità di viventi a stretto contatto, accettiamo di condividere un basso grado di rischio, possiamo usufruire di un grande vantaggio collettivo, che è la massimizzazione della salute. Abbiamo bisogno di riporre fiducia nei gesti che occorre fare per concretizzare la solidarietà, per questo necessitiamo di un apparato scientifico più sano possibile. Questo non avverrà allontanandoci da esso, se vogliamo che la tragicità dell'esempio trumpiano almeno possa tornarci utile, ma insistendo sulla necessità di collaborare assieme verso la ricerca della conoscenza, pronti all'errore e fiduciosi nelle correzioni.\n"
