No Vax. Emozioni, Relazioni e Crisi della Fiducia

Sezione: Approfondimenti

Durante il Covid, il conflitto che si creò tra due posizioni, relativamente alle vaccinazioni obbligatorie e alla limitazione della libertà di movimento, lacerò la società nel suo complesso. In particolare l’ambito libertario (nella sua accezione più ampia), sensibile ai temi della libertà e della natura, fu attraversato e avvelenato da questo conflitto, che divise amicizie, passò dentro le stesse famiglie. Si produssero due fronti, una contrapposizione radicalizzata, insanabile, che tendeva a chiudere le stesse possibilità di dialogo. Si produsse una forma di othering, di costruzione dell’altro come diverso (e come nemico) all’interno della galassia libertaria (che da questo othering avrebbe dovuto essere immune). Proviamo qui, anche emotivamente, a ritrovare le parole, con l’aiuto della prospettiva dell’antropologia medica e dell’impostazione dell’OBI (Othering and Belonging Institute), che prova a contrastare ogni forma di othering attraverso un bridging, cercando di gettare un ponte; e anche con un ricordo di Ivan Illich e della sua Nemesi medica.

Ricordiamo tutti, durante la pandemia, l’imposizione dei vaccini e del green pass e la ribellione del movimento cosiddetto No vax. Non sprechiamo parole. Quello che si cerca di fare con questo articolo non è un’analisi sociologica, né tantomeno politica. L’intento è qui semplicemente di risvegliare emozioni, un intento ingenuamente umanizzante. Ogni parola, sì, dovrebbe qui essere tra virgolette. Calcoliamone circa un chilo e prendiamoci la libertà di scrivere e leggere senza questo peso. Proviamo a immaginare e tematizzare le due contrapposizioni come si sono formate in seno a quella parte della nostra società che, in varie forme e in senso ampio, è fatta di persone che coltivano una sensibilità libertaria. Per questo tentativo facciamo tesoro dello schema interpretativo dell’antropologia medica. L’antropologia medica è una branca dell’antropologia culturale che cerca di tematizzare le rappresentazioni di salute e malattia sia dal versante delle istituzioni medico-sanitarie, sia da quello dei malati o dei pazienti. Cerca di ritagliarsi uno spazio interpretativo neutrale, un punto dal quale agire la sua leva universalistica e umanizzante e accogliente rispetto alle diversità umane e culturali. Quella dell’antropologia è una prospettiva di soggetti nomadi, direbbe Rosi Braidotti, che si muovono, in questo caso, tra istanze che non sono mai puramente ed esclusivamente politiche, morali, sociologiche o biomediche. Tornando a noi, nella mente di una parte di persone si è formata l’idea che il Covid e l’imposizione vaccinale fossero interpretabili come un tentativo di controllo, su larga scala, della salute, della libertà di movimento e della natura delle persone. Nella mente di un’altra parte di persone la pandemia da Covid è stata interpretata come espressione di un mondo fuori controllo, un

sistema sanitario in un neoliberismo deragliato, che di fronte alla crisi pandemica non aveva potuto contare né su previsioni di scenari possibili (da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) né perciò aveva soluzioni a portata.

Un sistema che, su scala globale, raggranellò tutte le risorse di ricerca medica a disposizione, per

dotarsi più rapidamente possibile di vaccini. Trovati i vaccini, la campagna vaccinale fu imposta attraverso lo Stato e l’esercito. Alle restrizioni del lockdown seguirono quelle di muoversi e lavorare per coloro che non erano ancora vaccinati. Si determinò, per diversi mesi del 2021, una vera e propria dittatura vaccinale. Riprendiamo le due posizioni: nella mente delle persone che interpretavano la dittatura vaccinale in sé e per sé e la pandemia in buona parte come una costruzione narrativa, l’altra parte appariva nemica e piegata al sistema di controllo. La contrapposizione fu assolutamente trasversale. Coinvolse allo stesso titolo (nello stesso ambito libertario) medici, accademici, insegnanti, professionisti o persone che svolgevano ogni tipo di lavoro o che avevano fatto la scelta di coltivare la terra e vivere secondo natura. La parte che, per semplificare, possiamo chiamare del Sistema fuori Controllo (SfC) diede fiducia (prendendosene i rischi) ai medici, ai virologi, ai mezzi di informazione e alle strutture socio-sanitarie. La parte invece del Sistema di Controllo (SdC) tolse la fiducia. La contrapposizione fu insanabile. Rovinò amicizie, mise genitori contro i figli. Terribile, se pensiamo che avvenne tra persone che, prima della pandemia, potevano condividere un medesimo modo di pensare.

Va qui certamente chiarito che chi scrive, considerando la crisi pandemica come (in buona parte) reale e non come una costruzione narrativa, ha preso posizione come SfC; emotivamente, tuttavia, vorrebbe ritrovare amicizia e solidarietà con l’altra parte. Impossibile? Senza provare a convincere? Senza praticare un othering, senza costruire l’alterità dell’altra parte?

Se apparteniamo alla medesima sensibilità libertaria, l’idea è di rifiutarci di fare othering, di concordare su questa idea.

Possiamo inoltre concordare su una posizione quale quella di Ivan Illich: nel suo libro La nemesi medica, Illich fa capire come a volte sia lo stesso sistema medico a risultare nocivo alla salute, e a determinare l’insorgenza di alcune patologie. Tuttavia, ciò non significa che questo danno sia intenzionale. Niente di più distante delle visioni semplificate e teorie complottiste riguardo a esseri umani cattivi che tramano per il male, la lucidità e raffinatezza del pensiero di Illich. Le multinazionali farmaceutiche hanno un potere immenso, sì: possiamo criticare questo potere e denunciarne gli abusi e i crimini, senza dimenticare che magari solo qualche ora fa ci siamo giovati dell’effetto di un’aspirina. Possiamo contestare come l’abuso di antibiotici abbia generato patologie, ma mentre scriviamo questo dobbiamo essere consapevoli che senza l’invenzione della penicillina molti dei nostri avi sarebbero morti, dunque neppure noi forse saremmo mai nati.

Al di là del voler convincere, proviamo a giustapporre, semplicemente, slogan e affermazioni sulle quali possiamo essere comunque d’accordo, anche se sono tra loro contrastanti:

Lo Stato uccide; non esistono “cattivi” ma rapporti di potere e logiche di profitto; i mezzi di informazione mentono; chi scrive sui giornali non necessariamente è al servizio del potere; il sistema opprime e ci tiene sotto controllo; la retorica del sistema è farci credere che tutto sia sotto controllo…

Senza perdere di vista il principio dal quale tutti siamo partiti, il mutuo appoggio.

Bibliografia

Braidotti R. Soggetti nomadi, Castelvecchi, Roma 2023 [2011].

Eriksen T. H., Fuori controllo, Einaudi, Torino 2017.

Illich I., Nemesi medica. L’espropriazione della salute [1976] Kkien International publishing, prima edizione digitale, 2022.

Spagna F., La forza dell’antropologia medica: una risorsa da far maturare nella formazione alla professione, «Etica per le Professioni», Dossier: Professioni Accoglienza, 2, 2016, pp. 101-109.