{"title":"Federica Montseny (1905-1994)","date":"2025-06-01","autori":["Valeria Giacomoni"],"numero":"11","sezione":"Radici","pagina":109,"permalink":"https://semisottolaneve.net/articoli/11-federica-montseny/","content":"\n![](/numeri/immagini/11/_page_109_Picture_0.jpeg)\n\nLa rivoluzione spagnola del 1936 si caratterizza per essere un movimento di massa, che non consegna alla storia grandi pensatori o teorici, bensì l'azione collettiva di una parte della popolazione dopo trent'anni di diffusione culturale e crescita del sindacato anarchico della CNT. Nella memoria collettiva, per una volta, rimangono gli eventi (le collettivizzazioni, l'entrata degli anarchici nel governo, ecc.) e non tanto i personaggi, tranne qualche militante di spicco. Tra questi troviamo Federica Montseny, che potremmo definire come esponente di un anarchismo culturale ma rivoluzionario, concetto molto caro a questa rivista.\n\nLa Montseny, capace con la sua personalità e le sue scelte di affermarsi in un contesto prevalentemente maschile di compagni rivoluzionari, si dedica soprattutto a scardinare stereotipi e pregiudizi. I suoi meriti stanno quindi nella diffusione di nuovi modelli di relazione, tema fondamentale all'interno di un pensiero che si propone di cambiare il mondo. Federica con la sua vita dimostra a tante donne dell'epoca che «è possibile» avere la stessa considerazione di un uomo, e si prodiga per diffondere pratiche di emancipazione, dalla famiglia (tramite l'educazione) dal matrimonio (predicando l'*amor libre*, in quanto libera unione consapevole al di fuori delle istituzioni), dalla maternità (come scelta consapevole). Grande oratrice, la sua voce è una delle più importanti dell'anarchismo spagnolo negli anni della rivoluzione, ed è una voce di donna.\n\nFiglia di una maestra laica, Teresa Mané e dell'anarchico Joan Montseny, fondatori di vari progetti culturali tra i quali *La Revista Blanca* (1898-1905), periodico che contava illustri collaborazioni nazionali e internazionali, del calibro di Eliseé Reclus e Lev Tolstoj. I suoi genitori furono coinvolti nel processo di Montjuic del 1898 a Barcellona, forte repressione contro il movimento anarchico dopo una serie di attentati, che fece conoscere al mondo quella che venne poi chiamata la «Seconda Inquisizione spagnola» e che portò poi alla fucilazione di Francisco Ferrer nel 1909. Vari degli autori che scrissero libri di testo per la *Escuela Moderna* erano collaboratori de *La Revista Blanca*. L'ambiente in cui nasce e cresce Federica fu quindi quello della *Generación del 98*, di intellettuali orientati verso un anarchismo culturale: con i genitori esuli a Madrid frequentò i caffè letterari dell'epoca e i circoli operai.\n\nIl secondo periodo del *La Revista Blanca* (1923-36) iniziò invece sotto la dittatura di Primo de Rivera, in un periodo sanguinoso di scontri armati per il movimento operaio spagnolo in cui il Montseny si propone di imbracciare di nuovo le armi della cultura. Il titolo «neutro» della rivista (sottotitolata «Sociologia, scienza e arte») ne permette la pubblicazione e anzi, proprio cercando un mezzo per arrivare alla popolazione vista la sospensione di tante libertà, dal 1924 vengono pubblicati come supplemento dei brevi romanzi, la collezione de *La Novela Ideal*, che propongono storie di quotidianità ma con un'etica liberatoria, laica e basata su ideali libertari. È soprattutto la figura femminile e il suo ruolo a cambiare, e questi romanzi contribuiscono a sostenere l'immaginario collettivo verso l'emancipazione della donna. I primi romanzi pubblicati sono proprio di Federica, che inizia a collaborare anche con altre riviste confederali e ad occupare un posto di rilievo nel movimento, nonostante il suo essere donna. Queste pubblicazioni, considerate non di grande qualità letteraria, proprio per la loro semplicità ave-\n\n![](/numeri/immagini/11/_page_112_Picture_0.jpeg)\n\nvano il merito di trasmettere temi sociali e anticlericali ad un'immensa platea (con una tiratura tra le 10 mila e le 50 mila copie).\n\nFederica, nella CNT dal 1923, entra anche nella FAI, organizzazione nata in clandestinità nel 1927 per dare alla CNT maggiore slancio operativo e si schiera con Durruti e García Oliver contro i \"riformisti\", Pestaña e Seguí, nella doppia anima dell'anarchismo spagnolo. Soprannominata «*la mujer que habla*», compie lunghi tour di propaganda in tutta la Spagna, grazie alla sua presa sulla popolazione, soprattutto sulla parte femminile. Dal 1935 succede al padre nella direzione de *La Revista Blanca* e nel maggio 1936 le viene incaricata una missione di propaganda su educazione, emancipazione e lotta antifascista.\n\nDopo il golpe e i primi mesi di strenua lotta e riorganizzazione confederale, quando la CNT a novembre 1936 accetta di entrare nel governo, tra i quattro ministri troviamo Federica Montseny alla Sanità (che insieme a García Oliver alla Giustizia rappresentava la parte più rivoluzionaria della CNT). Senza entrare nel merito a posteriori delle scelte della CNT, i discorsi che Federica pronuncia in quei mesi concitati spiegano in dettaglio la coerenza e l'obiettivo delle loro azioni, conscia della difficoltà di poter comprendere dall'esterno la contraddizione della presenza di anarchici nel governo.\n\nCome prima ministra donna in Spagna, si circonda di donne medico e cerca di migliorare le condizioni igienico-sanitarie della popolazione, introducendo temi rivoluzionari come l'aborto e i «*liberatorios de prostitución*» che puntavano ad offrire alle ragazze un'occasione per l'emancipazione. Ma mentre nel governo si cercava un'unità antifascista, i fatti di Maggio 1937 a Barcellona portarono alla fine della *breve estate dell'anarchia*.\n\nIn esilio in Francia dal 1939, continuò il suo attivismo politico mantenendo incarichi nella CNT in esilio. Le viene criticata un'estrazione piccolo borghese e la scelta in esilio di allinearsi con il marito su un immobilismo politico, ma in questo profilo si intende valorizzare il suo contributo alla causa della rivoluzione del 1936 come portatrice di un nuovo immaginario, grazie alle sue doti di oratrice e propagandista. Iconico rimane anche il suo discorso nel 1977 a Barcellona, in una gremita plaza de Espanya, quando la CNT sperava di riprendersi dopo quarant'anni di dittatura.\n\n#### Bibliografia\n\n#### Scritti di Federica Montseny\n\nMis primeros cuarenta años, Plaza y Janés, 1987.\n\nHoras trágicas, La novela roja, Madrid, 1922.\n\nEl hijo de Clara, La Revista Blanca, Madrid, 1927.\n\nLa indomable, La Revista Blanca, Madrid, 1928.\n\nQué es el anarquismo, Biblioteca de divulgación politica, Editorial La Gaya Ciencia, Barcelona, 1976.\n\nEl éxodo. Pasión y muerte de españoles en el exilio, Edicions Galba, Barcelona, 1977.\n\n#### Scritti su Federica Montseny\n\nCosmacini G., Federica Montseny. Una anarchica al governo della Salute, Editoriale Le Lettere, 2021.\n\nTavera S., Federica Montseny. La indomable, Temas de hoy, Madrid, 2005 Bookchin M., Los anarquistas espanoles. Los años heroicos 1868-1936, Numa Ediciones, 2001.\n\nERA 80, Els anarquistes, educadors del poble. La Revista Blanca (1898- 1905), Curial Edicions, 1977.\n\nGurucharri S., Federica Montseny. Luces y sombras, en Polémica 14/3/2013.\n\nAisa Pampols M., Federica Montseny: una intelectual de la FAI, febrero 2024.\n"}