{"title":"Élisée Reclus","date":"2025-06-01","autori":["Francesco Berti"],"numero":"11","sezione":"Radici","pagina":115,"permalink":"https://semisottolaneve.net/articoli/11-elisee-reclus/","content":"\n![](/numeri/immagini/11/_page_115_Picture_0.jpeg)\n\nLa straordinaria forza dei pensatori e delle pensatrici dell'anarchismo classico risiede nel fatto che, per quanto riguarda il nucleo centrale della loro elaborazione teorica, risultano contemporanei di tutte le età, in virtù dell'universalità e dell'integralità del messaggio di emancipazione sociale che promana dai loro scritti. Tra di loro, una particolare menzione merita il contributo di Élisée Reclus, che è stato in specie grande anticipatore del tempo presente, di alcune domande e inquietudini tra le più rilevanti che attraversano e scuotono la travagliata epoca che stiamo vivendo.\n\nQual è il posto dell'umanità in quella che un tempo era identificata come la «grande catena dell'essere», nella traiettoria dell'evoluzione naturale e nella storia della Terra e di tutte le forme di vita che la popolano? Quale relazione sussiste tra la scienza e le dottrine dell'emancipazione sociale, in primis l'anarchismo? Quale rapporto intercorre tra la lotta generale contro lo Stato e il capitale, contro il dominio politico ed economico, e lotte particolari, come quelle contro il patriarcato e il razzismo? Che valore assumono le esperienze libertarie cooperative di vita e di lavoro all'interno di una società strutturata su valori opposti?\n\nReclus non solo ha saputo interrogare il suo tempo con quesiti che risultano in molti casi attuali, ma ha anche elaborato risposte profonde che tutt'oggi costituiscono un riferimento imprescindibile per un pensiero libertario che si prefigge di essere critico e costruttivo. Eminente studioso, Reclus va annoverato tra i fondatori della corrente della geografia sociale. Va rilevato che due dei principali teorici dell'anarchismo classico, Kropotkin (1842-1921) e Reclus, geografo, naturalista e storico il primo, geografo con inclinazione per la storia e l'etnologia il secondo, furono studiosi le cui teorie scientifiche si intersecano profondamente con la loro concezione politica e sociale.\n\nNato in una famiglia protestante nella Francia sud-occidentale, Reclus rivelò ben presto uno spirito critico e ribelle, avvicinandosi successivamente al socialismo sansimoniano e fourierista. Sul piano scientifico, decisiva fu l'influenza di Carl Ritter (1779-1859), i cui corsi ebbe modo di seguire all'Università di Berlino.\n\nIl colpo di Stato del 1851 di Luigi Bonaparte lo indusse ad abbandonare la Francia, insieme al fratello Élie (1827-1904), futuro antropologo e anarchico, come sarà anarchico e appassionato di geografia anche il figlio di questi, Paul (1858-1941). Iniziò allora, per Reclus, un lungo periodo di viaggi, che lo portò nelle Americhe. Qui, in Colombia, cercò, senza successo, di realizzare una comune agricola ispirata ai principi del socialismo.\n\nGli anni Sessanta risultarono ancor più decisivi nella biografia intellettuale di Reclus: nel 1869 diede alla luce la ponderosa *La Terre* e il divulgativo, ma geniale, *Histoire d'un ruisseau*, opere che incontrarono un largo successo. Ad esse seguirono, negli anni successivi, altri scritti, che consolidarono la fama di Reclus come geografo dotato di una sterminata cultura enciclopedica, capace di uno sguardo universale e in possesso di una notevole forza comunicativa: la *Nouvelle géographie universelle*, scritta con la collaborazione di un nutrito gruppo di geografi e studiosi di orientamento anarchico e pubblicata, in 19 volumi, tra 1876 e il 1894; *Histoire d'une montagne* (1880) e *L'Homme et la Terre*, opera in sei volumi pubblicata postuma tra il 1905 e il 1908.\n\nSu un piano politico, negli anni Sessanta Reclus si unì alla corrente libertaria del movimento operaio e socialista, divenendone un esponente di primo piano. Strinse amicizia con Bakunin (1814-1876) – di cui pronuncerà l'elogio funebre –, entrò nella Prima Internazionale, partecipò alla gloriosa esperienza della Comune di Parigi (1871) e alla costituzione del movimento anarchico. L'esilio svizzero che seguì alla sconfitta della Comune lo spinse a intrecciare legami profondi con gli internazionalisti anarchici della Federazione del Giura e gli permise soprattutto di entrare in relazione con Kropotkin, pensatore con cui ebbe un grande sodalizio scientifico, politico e umano, concretizzatosi nella collaborazione all'edizione di diverse opere e incentrato intorno alla valorizzazione del principio etico e scientifico del mutuo appoggio, alla rilevanza attribuita agli elementi di libertà e cooperazione emersi nella storia e alla formulazione della dottrina del comunismo anarchico.\n\nIl pensiero di Reclus, sviluppato in migliaia di pagine di scritti scientifici e divulgativi, geografici e politici, e contraddistinto dalla volontà di dar conto di una storia universale del genere umano nel tempo, nel suo complesso intreccio con l'ambiente geofisico, capace di metterne in rilievo gli elementi di unità, come quelli di diversità, presenta forti tratti di originalità, alcuni dei quali si intendono qui segnalare, sinteticamente, per punti.\n\nIl primo aspetto attiene al rapporto tra uomo e natura. Precursore delle moderne dottrine ecologiste e in particolare della corrente ecologico-sociale sviluppata da Murray Bookchin (1921-2006), Reclus, da umanista libertario, ritiene che l'umanità debba riconoscere a se stessa il ruolo di agente morale nei confronti del mondo naturale, da cui promana e di cui fa organicamente parte: «l'uomo è la natura che ha preso coscienza di se stessa», come recita la famosa formula con cui si apre *L'homme et la Terre*. Come ha osservato John Clark, per Reclus l'umanità deve giungere alla consapevolezza di rappresentare l'autocoscienza della Terra e deve perciò completare il processo storico di sviluppo di questa coscienza, con tutte le implicazioni etiche e politiche che ciò comporta: la costruzione di un mondo umano giusto e libero, nella storia e per la natura. La prospettiva di Reclus si distanzia in tal modo sia dalle correnti di pensiero che concepiscono l'umanità come un unicum nella storia della natura, sì da veicolare l'immagine di un essere umano superiore e completamente avulso rispetto a un mondo naturale ridotto a terra di conquista e saccheggio; sia da quelle teorie anti-umanistiche che profetizzano una sorta di bio-uguaglianza tra tutti gli esseri, non cogliendo la specificità dell'essere umano e i tratti che lo contraddistinguono, sul piano qualitativo e quantitativo, all'interno del mondo naturale di cui è parte: la libertà, la capacità di volere e di operare delle scelte consapevoli, sulla base di un presupposto etico e razionale. Entrambi questi approcci convergono nel deresponsabilizzare l'umanità nei confronti della natura. In particolare, il secondo ingenera la seguente riflessione critica: se l'uomo non si distingue qualitativamente dagli altri esseri che popolano il pianeta, perché, a differenza di questi, dovrebbe essere ritenuto responsabile delle sue scelte e in particolare di quelle che impattano negativamente sul mondo naturale?\n\nLa consapevolezza proto-ecologista sviluppata da Reclus nei suoi scritti è davvero prefiguratrice degli sviluppi recenti del pensiero ecologista: egli arriva a individuare nella «brutale violenza con cui molte nazioni hanno trattato la Terra nutrice» una delle cause del declino delle civiltà nel corso della storia e già negli anni Sessanta del XIX secolo comincia a denunciare i pericoli connessi alla rottura dell'equilibrio ecosistemico a causa della depredazione del territorio naturale, per esempio attraverso la distruzione delle foreste: «Gli sviluppi dell'umanità si legano nella maniera più intima alla natura circostante, un'armonia segreta si stabilisce tra la terra e i popoli ch'essa nutre e quando le società imprudenti si permettono di metter mano su ciò che fa la bellezza del loro dominio, finiscono sempre per pentirsene». La sua concezione razionale e umanista non lo spinge tuttavia verso una visione antiscientifica e anti-tecnologica. Pur preconizzando gli sviluppi burocratici e tecnocratici della società moderna, Reclus è persuaso che la scienza e la tecnologia possano effettivamente essere poste al servizio dell'uomo e della natura. La concezione reclusiana della specificità della storia umana, unita alla convinzione che l'umanità debba porsi in una dimensione di convivenza cooperante col mondo naturale, è esemplificata dal ruolo e dal valore attribuito alla città nella storia della civiltà. «Dove le città crescono, l'umanità progredisce, dove diminuiscono, la civiltà stessa è in pericolo». Tuttavia, appare chiaro a Reclus che l'età contemporanea si contraddistingue per una «crescita mostruosa delle città», per un assorbimento dell'elemento rurale e naturale da parte di quello urbano: «Nel guardare le nostre città, che si espandono giorno per giorno e quasi ora per ora (…) si avverte una specie di brivido, come in presenza dei sintomi di una malattia sociale».\n\nAltro punto significativo della dottrina filosofico-politica di Reclus è la sua concezione della storia umana, legata all'idea di progresso e di civilizzazione, che appare sorretta da una attitudine spirituale ragionevolmente ottimista ma non fideistica, distante sia dalle visioni nichiliste e catastrofiste, quanto dalle teorie ingenuamente o acriticamente apologetiche delle sorti magnifiche e progressive.\n\nIn tal senso, l'evoluzione e la rivoluzione gli appaiono come «due fatti» appartenenti a «uno stesso ordine, differenti solo per l'ampiezza del movimento (…). L'evoluzione precede la rivoluzione e questa precede una nuova evoluzione, generatrice di rivoluzioni future». La storia umana presenta sempre una natura intimamente contraddittoria, in conseguenza della complessità dei fenomeni sociali e fisici che ne caratterizzano le differenti manifestazioni. Se, per quanto riguarda le età passate, Reclus ritiene che lo sviluppo storico non sia avanzato sincronicamente verso un progresso indefinito, a causa della diversità della storia dei popoli e degli ambienti fisici nei quali si sono trovati ad interagire, per quanto riguarda l'età moderna e contemporanea esso tende verso una unificazione del genere umano e quindi verso la sincronizzazione dei tempi storici dei popoli e delle nazioni, elemento che favorisce il perseguimento del processo di emancipazione universale dell'umanità.\n\nL'approccio dialettico e anti-manicheo porta Reclus a sottolineare, di molti fenomeni storici, la dimensione contraddittoria e antinomica: «Non esiste un avvenimento che non presenti due aspetti». Così, evoluzioni e rivoluzioni non sono necessariamente un progresso, giacché possono portare distruzione, declino e involuzione: la Rivoluzione francese, ad esempio, può essere ritenuta un avanzamento storico nella lotta per l'emancipazione dell'uomo, ma va anche considerato che ha prodotto il consolidamento dello Stato moderno. È sempre l'approccio dialettico a permettere a Reclus di predire l'involuzione autoritaria del socialismo, a individuare nei liberatori del presente gli oppressori del futuro.\n\nUn ulteriore aspetto qualificante del pensiero di Reclus attiene alla valorizzazione del mutuo appoggio nella storia, che emerge politicamente in riferimento al comunalismo e su un piano economico-sociale con riguardo alle esperienze di proprietà comune delle terre. Sotto il primo profilo, Reclus è portato, come Kropotkin, ad esaltare la polis greca e il comune medievale come esempi di pratica dei principi della democrazia diretta e partecipativa e del federalismo. Reclus osserva che «lo spirito associativo non è scomparso nei comuni, nonostante l'ostilità dei ricchi e dello Stato, che hanno tutto l'interesse a disfare questi nuclei di resistenza alla propria brama di potere e che tentano di ridurre la società a un insieme di individui isolati». Sotto il secondo profilo, egli si sforza di mettere in rilievo l'importanza dell'«antica proprietà comunitaria», delle consuetudini fondate sulla cooperazione e sull'utilizzo responsabile e in comune dei beni. La pratica della libertà, infatti, influisce «chiaramente sul carattere morale degli individui che sviluppano considerevolmente lo spirito di solidarietà, di gentilezza reciproca e di cordiale affabilità». Pur critico del movimento cooperativo sorto all'interno del socialismo, Reclus ritiene che esso abbia rivitalizzato l'idea della comunanza dei beni che era stato un fattore qualificante delle società precapitalistiche e reputa che debba essere ricavato «un grande insegnamento dalle numerose cooperative che sono sorte ovunque e si sono unite tra loro formando organismi sempre più vasti (…). La pratica scientifica del mutuo appoggio si diffonde e diventa facile; non rimane che darle il suo vero significato e la sua etica».\n\nInfine, un aspetto rimarchevole del pensiero reclusiano risiede nell'accento posto sul legame tra la lotta generale contro il dominio politico ed economico, rappresentato dallo Stato e dal capitale, e le lotte particolari, che mirano a processi di liberazione specifici. Sotto questo profilo, nelle opere di Reclus si può rinvenire un attacco deciso alla concezione tradizionale e patriarcale della famiglia, di matrice aristotelica, quale sede del potere del marito sulla moglie, del padrone sullo schiavo e dei genitori sui figli. Abbracciando le istanze del nascente femminismo, Reclus si dichiara contrario a ogni forma di dominazione del maschio sulla femmina, a favore dell'abolizione di ogni forma di schiavitù e discriminazione fondata su basi razziali e propenso alla valorizzazione dei diritti e delle necessità dei bambini all'interno di un percorso pedagogico incentrato sulla libertà e sul rispetto.\n\nDal pensiero di Reclus ricaviamo che il dominio dell'uomo sulla natura è connesso al dominio dell'uomo sull'uomo, e che il primo non può essere eliminato, senza procedere contemporaneamente con l'abolizione del secondo. L'età contemporanea ha visto certo l'affermazione degli Stati e del capitalismo, ma è stata anche teatro della crescita di consapevolezza della «libertà della persona umana». La speranza nella realizzazione dell'anarchia, intesa come la più alta espressione dell'ordine, si fonda sul fatto che essa non solo è un supremo ideale morale da perseguire, ma anche risponde a una necessità di riorganizzazione della società su basi egualitarie, capace finalmente di armonizzare natura e società: «per divenire veramente bella, la \"madre benefica\" attende che i suoi figli si siano abbracciati da fratelli e abbiano infine concluso la grande federazione degli uomini liberi».\n\n#### Bibliografia\n\n#### Scritti di Reclus\n\nAnarchy, Geography, Modernity. Selected writings, a cura di J. Clark e C. Martin, PM Press, Oakland, 2013.\n\nLes grands textes, a cura di C. Brun, Flammarion, Paris, 2014.\n\nL'Homme et la Terre. Histoire contemporaine, Fayard, Paris, 1990.\n\nL'Homme. Geografia sociale, a cura di P.L. Errani, Franco Angeli, Milano, 1984. Natura e società. Scritti di geografia sovversiva, a cura di J. Clark, elèuthera, Milano, 2022.\n\nStoria di un ruscello, a cura di M. Schmidt Friedberg e F. Codello, elèuthera, Milano, 2020.\n\nStoria di una montagna, Tatarà, Verbania, 2018.\n\n#### Scritti su Reclus\n\n- G. Berti, Il pensiero anarchico. Dal Settecento al Novecento, Lacaita, Manduria-Bari-Roma,1998.\n- F. Codello, La condizione umana nel pensiero libertario, elèuthera, Milano, 2017.\n- F. Ferretti, Il mondo senza la mappa. Élisée Reclus e i geografi anarchici, Zero in Condotta, Milano, 2007.\n- F. Ferretti, Élisée Reclus: pour une géographie nouvelle, Éd. du CTHS, Paris, 2014.\n- J. Cornuault, Élisée Reclus. Étonnant Géographe, editions FANLAC, Montignac, 1999.\n- P. Pelletier, Géographie et Anarchie. Reclus, Kropotkine, Metchnikoff, Les Éditions du Monde Libertaire, Paris, 2013.\n- H. Sarrazin, Élisée Reclus. Ou la Passion du monde, Éditions du Sexstant, Paris, 2004.\n- M. Schmidt di Friedberg (a cura di), *Élisée Reclus. Natura ed educazione*, Atti del Convegno Internazionale, Bruno Mondadori, Milano, 2007.\n\n#### Élisée Reclus\n\n#### *La federazione dei liberi*\n\n*Come il singolo uomo, anche la società presa nel suo insieme può essere paragonata all'acqua che scorre. In ogni istante un corpo umano, che rappresenta una minuscola frazione dell'umanità, viene meno e si dissolve, mentre in un altro punto del globo un bambino esce dall'immensità delle cose, apre gli occhi alla luce e diventa un essere pensante. Come in una pianura tutti i granelli di sabbia e tutti i globuli di argilla sono stati trascinati dal fiume e depositati sulle sue rive, così tutta la polvere che ricopre il globo è fluita insieme al sangue dal cuore alle arterie dei nostri antenati. Di età in età, le generazioni si sono susseguite modificandosi poco a poco: i barbari dal volto animalesco, in lotta con le belve per la supremazia, sono stati sostituiti da esseri più intelligenti, a cui lo studio e l'esperienza della natura hanno insegnato l'arte di allevare gli animali e di coltivare la terra. Poi, di progresso in progresso, gli uomini sono arrivati a fondare le città, a trasformare le materie prime, a scambiare i prodotti, a mettersi in relazione da una parte all'altra del mondo; si sono civilizzati, ossia il loro genere si è nobilitato, il cranio si è fatto più ampio, il cervello più esteso, e i fatti si sono raggruppati nella loro mente in un contesto sempre più vasto. Ogni generazione che perisce è seguita da una generazione diversa, che a sua volta dà origine ad altre moltitudini. I popoli si mescolano ai popoli, come i ruscelli ai ruscelli e i fiumi ai fiumi; prima o poi formeranno una sola nazione, come tutte le acque di un unico bacino finiscono per fondersi in un solo fiume. L'epoca in cui tutte le correnti umane si congiungeranno in un punto non è ancora venuta: razze e popolazioni diverse, sempre attaccate alla gleba natale, non si sono ancora riconosciute come sorelle. Ma si avvicinano sempre più; ogni giorno si amano di più e insieme incominciano a guardare verso un ideale comune di giustizia e di libertà. I popoli, fattisi maturi, impareranno sicuramente ad associarsi in una federazione di liberi: l'umanità, finora divisa in correnti distinte, diventerà uno stesso fiume, e noi tutti, riuniti in una sola corrente, scenderemo insieme verso il grande mare in cui tutte le vite vanno a perdersi e a rinnovarsi.*\n\nDa Élisée Reclus, Storia di un ruscello, a cura di M. Schmidt di Friedberg e F. Codello, elèuthera, Milano 2020, pp. 230-31.\n\n#### Radici pubblicate\n\nMaria Luisa Berneri n° 2 (A. Soto)\n\nMurray Bookchin n° 1 (S. Varengo)\n\nMartin Buber n° 3 (F. Biagini)\n\nAlbert Camus n° 7 (A. Soto)\n\nStig Dagerman n° 10 (F. Ferrari)\n\nDorothy Day n° 10 (F. Codello)\n\nLuce Fabbri n° 6 (L. Pezzica)\n\nEmma Goldman n° 9 (F. Ermacora)\n\nMarie Goldsmith n° 7 (F. Codello)\n\nPëtr Kropotkin n° 1 (F.C.)\n\nGustav Landauer n° 4 (G. Ragona)\n\nUrsula Le Guin n° 8 (E. Lista)\n\nErrico Malatesta n° 8 (D. Turcato)\n\nGeorge Orwell n° 9 (A. Binelli)\n\nCarlo Rosselli n° 5 (N. Del Corno)\n\nLev Tolstoj (F. Codello)\n\nColin Ward n° 2 (F.C.)\n\nSimone Weil n° 5 (F. Lazzarin)\n\nClara Wichmann n° 4 (E. Zarro)\n\nMary Wollstonecraft n° 3 (F. Berti)\n"}