{"title":"Bergwaldprojekt – in azione per il clima, tra boschi e brughiere","date":"2025-06-01","autori":["Tibor Lepel"],"numero":"11","sezione":"Esperienze","pagina":19,"permalink":"https://semisottolaneve.net/articoli/11-bergwaldprojekt/","content":"\nHo scelto il mese di settembre per partecipare al mio primo *Bergwaldprojekt*. Ero tornato da poco in Germania, il mio paese d'origine, con la mia compagna italiana, dopo 16 anni trascorsi in Italia. Settembre è un mese ideale: non troppo caldo, ma ancora piacevole, nella Foresta Nera, appena sopra Friburgo, la città più soleggiata della Germania. Il momento perfetto per lavorare a contatto con la natura e per riavvicinarmi al movimento ecologista del mio paese, che avevo lasciato pochi anni dopo la laurea in ingegneria della pianificazione territoriale. Così mi sono iscritto alla mia prima settimana di volontariato nel bosco.\n\nIl *Bergwaldprojekt* (Progetto del bosco di montagna), di cui avevo sentito parlare da poco, è un'associazione fondata nel 1990 che si occupa del ripristino di ecosistemi compromessi attraverso la piantumazione di alberi, ma non solo. Un'associazione che fa sentire la propria voce anche nell'attivismo contro il cambiamento climatico, riuscendo a farsi riconoscere sia dal movimento ecologista, sia dal mondo istituzionale delle foreste statali.\n\nIspirata da un'associazione svizzera dedicata al ripristino dei boschi di montagna, oggi si occupa anche di prati e delle preziose brughiere che in Germania sono state prosciugate o «bonificate» al 99% nel corso dei secoli, come molte delle «lande desolate» di cui non si sapeva come sfruttarle economicamente.\n\nIl nostro lavoro nel bosco ha l'obiettivo ambizioso di affrontare due delle crisi più gravi del nostro tempo: il cambiamento climatico e l'estinzione massiccia delle specie, entrambe causate dall'attività umana. Ma come si possono affrontare temi così globali e complessi con un gruppo di volontari in un piccolo angolo della Foresta Nera?\n\nGià sul tram verso il nostro punto d'incontro vedo alcuni zaini spuntare e sempre più persone con l'aspetto caratteristico di chi è pronto a trascorrere una settimana nel bosco. Arrivati alla fermata finale del tram, dove inizia il fitto verde della foresta, ci accolgono due immancabili VW Transporter e Paoline, la capo forestale del *Bergwaldprojekt*, insieme ai suoi due assistenti, tutti con un grande sorriso in faccia.\n\nNon è un caso che la responsabile del progetto sia una donna: Paoline è una delle tante professioniste laureate in scienze forestali che lavorano per l'associazione *Bergwaldprojekt*, la quale ha come obiettivo dichiarato quello di aumentare la presenza femminile in un settore storicamente dominato dagli uomini.\n\nInteressante notare che i partecipanti ai campi di volontariato nei boschi sono equamente distribuiti: 50% donne e 50% uomini, senza necessità di riservare posti specifici per uno o l'altro genere. Paoline durante tutta la settimana non fa emergere alcun dubbio sulla sua competenza straordinaria. Saliamo per circa mezz'ora lungo i tornanti fino alla casetta della forestale, dove il nostro gruppo di quindici volontari troverà rifugio. Ci troviamo a mille metri sopra il livello del mare; piove e fa freddo. Mi ero dimenticato che il mese di settembre in Germania può essere così diverso.\n\nNonostante la pioggia, tre ragazze del gruppo montano le loro tende intorno alla casetta, che consiste in una stanza unica al pian terreno con una grande stufa al centro e una sala al primo piano dove dormiremo sui nostri materassini portati da casa. In una parte del pian terreno Axel e Dagmar, una coppia di cuochi sulla sessantina, hanno preparato un pasto di benvenuto per noi. Appena sfornato, accoglie un gruppo misto per età e provenienza: ci sono studenti, lavoratori dipendenti, insegnanti, medici e pensionati; veterani del *Bergwaldprojekt* affiancati da volontari alle prime armi.\n\nNegli anni a venire, nei progetti, incontro attivisti del clima con a carico venticinque processi penali, non avendo ancora varcato la soglia dei trent'anni, a confrontarsi in lunghe serate su senso e impatto del proprio agire con impiegati dell'Unione Europea e bancari in un anno sabbatico di riflessione sulla propria vita. Le esperienze intellettuali prevalgono e forse proprio per questo il gruppo trasmette una forte voglia di fare.\n\n#### Alcuni numeri\n\nIl *Bergwaldprojekt* organizza ogni anno circa 200 progetti settimanali in tutta la Germania. Dalle Alpi alle isole nel Mar Baltico come nel Mare del Nord, passando per tutte le regioni del paese, e affrontando in ognuno di questi progetti dei temi locali, offrendo ogni anno la mano d'opera di 5.000 volontari. Ai 5.000 volontari si aggiungono 400 accompagnatori esperti, molti a loro volta volontari, ma con un nucleo di professionisti a contratto a tempo indeterminato e libero professionisti pagati in modo dignitoso. Una storia di successo, considerando che tutto è iniziato da un gruppo di giovani vicini a *Greenpeace*, il cui obiettivo era affiancare alle tradizionali azioni di denuncia dell'ambientalismo del tempo anche una proposta di intervento concreto nella natura. All'epoca si parlava della prima morìa dei boschi, il *Waldsterben*, un termine che entrò nel vocabolario internazionale poiché rappresentava la prima volta in cui si osservava una morìa massiccia delle foreste. Si pensava allora che il problema potesse essere risolto con l'introduzione di catalizzatori nelle automobili e filtri nelle ciminiere delle grandi industrie. Oggi, la morìa degli anni '80 viene attribuita a una prima ondata del cambiamento climatico che stiamo vivendo attualmente.\n\nIl *Bergwaldprojekt* mirava a incoraggiare le persone a vedere in prima persona lo stato della natura, comprendendo attraverso il contatto diretto con essa e sperimentando al contempo che è possibile agire per il cambiamento. Si può dire che la missione principale del progetto fosse e sia tuttora la trasformazione ecologica e sociale della società attraverso l'esperienza diretta. «Se in tanti cambiamo qualcosa, possiamo cambiare tanto».\n\nOggi esistono campi integrativi che prestano particolare attenzione ai portatori di handicap e campi dedicati ad adolescenti in difficoltà. Soprattutto attraverso le scuole e altre collaborazioni istituzionali, ma anche grazie al lavoro con aziende, si riescono a coinvolgere volontari provenienti da contesti diversi rispetto all'utenza tradizionale: il tedesco bianco laureato con una predisposizione all'ambientalismo.\n\nOltre al lavoro pratico, il nostro gruppo nella Foresta Nera è animato dalla voglia di conoscersi e scambiarsi idee – un ottimo ingrediente per le serate in cui non mancheranno né cibo né bevande, come accadrà in tutte le serate successive.\n\nUn'altra costante che ci accompagnerà durante la settimana nella Foresta Nera sarà la pioggia e il freddo: la temperatura media non supererà mai i tre gradi. Ma siamo in Germania; non esiste il clima sbagliato, solo vestiti inadeguati. Non so se fossi l'unico a pensare che lavorare nel bosco con questo clima fosse impossibile, ma nessuno ha opposto resistenza all'invito di Paoline a salire sui bus alle sette del mattino per iniziare la nostra prima giornata di lavoro.\n\nArrivati a destinazione, ci mettiamo stivali e giacche da pioggia, portando con noi motoseghe, attrezzi, secchi e caschi. L'attrezzatura del *Bergwaldprojekt*, come ho imparato nel corso degli anni, non ha nulla da invidiare a quella dei professionisti del settore. Ogni volontario impara sul posto come utilizzare ma anche come prendersi cura del materiale di lavoro; anche questa è una lezione su come gestire al meglio le risorse a nostra disposizione.\n\n![](/numeri/immagini/11/_page_24_Picture_1.jpeg)\n\nL'unica cosa che manca sono i grandi macchinari: qui si lavora a mano, in zone sensibili dove l'uso di attrezzature pesanti potrebbe causare più danni che benefici.\n\nNel nostro caso, il compito consiste nella costruzione di barriere contro l'erosione in un canale formatosi nel bosco sotto la stazione di una funivia. In montagna, ogni strada tagliata nelle pendici e ogni casa costruita hanno un impatto sulla stabilità del terreno. Paoline è l'unica persona del gruppo con la patente e l'esperienza necessaria per utilizzare la motosega nel bosco. Spetta a lei scegliere e tagliare gli alberi, che poi scortecciamo noi stessi sul posto prima di utilizzarli per costruire potenti casseri con i tronchetti tagliati su misura. Ci ispiriamo al lavoro iniziato nello stesso luogo un anno prima. I progetti del *Bergwaldprojekt*, o più in generale i lavori nel bosco, spesso durano più di un anno: si valuta l'operato precedente, si impara dagli errori e si apportano le necessarie correzioni.\n\nIl committente di questo lavoro è la forestale comunale di Friburgo, proprietaria del bosco. Il *Bergwaldprojekt* opera esclusivamente su terreni pubblici e su richiesta di enti pubblici. A Friburgo collabora da molti anni, costruendo un rapporto di reciproca fiducia e stima grazie alla qualità del lavoro svolto.\n\nL'esperienza dimostra che la qualità del lavoro svolto da volontari guidati da esperti è eccellente. Ad esempio, la cura con cui un volontario pianta un albero fa sì che la percentuale di alberi che attecchiscono e superano i primi anni di vita sia superiore a quella degli stessi lavori eseguiti da professionisti del settore, che piantano quotidianamente.\n\n\n\n#### Alluvioni e siccità\n\nLa nostra settimana sotto la pioggia sarebbe stata sicuramente un'ottima occasione per piantare alberi, ma anche per osservare dal vivo se il nostro lavoro contro l'erosione funziona. Mentre da anni la pratica di piantare alberi ha conquistato un posto fisso nell'immaginario collettivo della lotta al cambiamento climatico, il lavoro di contrasto al deflusso dell'acqua dalla montagna è molto meno noto. In realtà, il compito rimane sempre lo stesso: favorire la naturale capacità degli ecosistemi di regolare il flusso dell'acqua. Dobbiamo aiutare a rallentare l'acqua, trattenerla e rilasciarla gradualmente, in modo da prevenire inondazioni iniziali e siccità successive.\n\nImportante sapere che l'aumento delle inondazioni e delle siccità che stiamo osservando negli ultimi anni, in Germania, Italia e in molte altre parti del mondo, ha due cause principali. Da un lato, con l'aumento delle temperature globali, i *jet stream* – i venti costanti provenienti da ovest – si sono notevolmente affievoliti. Le aree di alta e bassa pressione si spostano molto più lentamente, creando condizioni climatiche più stabili e durature: a volte ci sono forti piogge, altre volte periodi prolungati di siccità. Quando piove, lo fa abbondantemente; quando c'è secco, rimane tale a lungo.\n\nA questa situazione si aggiunge il fatto che abbiamo ridotto la capacità della natura di mitigare questi fenomeni. Attraverso bonifiche, canalizzazioni e impermeabilizzazione del terreno, portiamo rapidamente l'acqua fuori dagli ecosistemi naturali verso valle, in direzione dei fiumi, dove dopo un breve momento di «eccesso» essa scompare nel mare.\n\n![](/numeri/immagini/11/_page_26_Picture_2.jpeg)\n\nLa Germania ha vissuto tra il 2018 e il 2022 un periodo di estrema siccità in quattro dei cinque anni, una situazione alla quale gli alberi delle foreste tedesche non sono riusciti a resistere. Attualmente, l'80% degli alberi è gravemente danneggiato e oltre il 5%, corrispondente ad oltre 700.000 ettari di bosco, è morto. I primi a soffrire sono stati i boschi meno naturali, come le monoculture di abete rosso, un albero originario della Scandinavia che, dopo la Seconda Guerra Mondiale, è stato piantato al posto delle foreste di faggi e querce, che sarebbero la naturale vegetazione in quasi tutto il paese.\n\nDurante il nostro ultimo giorno sopra Friburgo, abbiamo avuto la fortuna che il capo forestale ci mostrasse le zone più belle del suo bosco, dove si trovano anche faggeti con un'età che supera i 200 anni. Ci vorrà del tempo prima che si possa rivedere un bosco così sano e resistente in tutta la Germania.\n\n![](/numeri/immagini/11/_page_27_Picture_0.jpeg)\n\n#### Una settimana di giugno nella brughiera\n\nAncora una volta *Bergwaldprojekt*, in azione per il ripristino di ecosistemi compromessi. Oltre al lavoro nei boschi, l'associazione si sta dedicando intensamente al recupero di un altro ecosistema: la brughiera. Questo ecosistema è tipicamente diffuso nei climi freddi ed è caratterizzato da un terreno completamente saturo d'acqua, dove vivono piante altamente specializzate che svolgono un ruolo fondamentale nel contrastare il cambiamento climatico.\n\nUna torbiera sana ha la capacità di estrarre continuamente CO2 dall'atmosfera e di depositarla sotto forma di torba. Gli strati di torba accumulati nel corso dei secoli possono raggiungere spessori di diversi metri. Ciò che sorprende e che è noto solo a pochi è che le torbiere del mondo, che coprono insieme non più del 3% della superficie terrestre, contengono il doppio del carbonio presente in tutte le foreste del pianeta messe insieme. Tuttavia, il problema è che solo una brughiera sana e satura d'acqua riesce ad accumulare CO2. Non appena la torba entra in contatto con l'aria, questo processo si inverte: la torba si decompone e rilascia CO2 nell'atmosfera.\n\nIn Europa centrale, a causa delle bonifiche delle brughiere, che sono state trasformate in pascoli, e dello sfruttamento della torba come combustibile o per il giardinaggio, l'80% delle brughiere oggi emette CO2 anziché accumularla. In Germania, le torbiere bonificate sono responsabili ogni anno del 7% delle emissioni nazionali di CO2, un valore superiore a quello del traffico aereo! Questo rappresenta un enorme problema, ma anche un grande potenziale di intervento per il clima.\n\nAlcune di queste aree sono sicuramente difficilmente recuperabili, poiché i terreni sono stati trasformati in terreni agricoli da agricoltori che desiderano continuare a produrre. Stanno nascendo solo in questi ultimi anni dei progetti sperimentali per un utilizzo agricolo delle brughiere, introducendo per esempio l'allevamento di bufali d'acqua o la raccolta di canne da palude particolarmente adatte alla produzione di materiali isolanti. Il lavoro del *Bergwaldprojekt* si concentra su terreni che non sono coinvolti in questi conflitti d'uso: spesso si tratta di aree circondate da boschi, che sono state bonificate e poi abbandonate, ma che continuano a perdere acqua e quindi emettono CO2.\n\nUn esempio è lo Hunsrück (catena montuosa), situato tra la Mosella e il Lussemburgo, dove abbiamo lavorato con una quindicina di volontari. Il cuoco del gruppo è un parrucchiere che scambia il suo salone con un furgone per seguire i campi del *Bergwaldprojekt* per circa venti settimane all'anno. La sua cucina è rigorosamente vegana, con un'unica eccezione: un taglio di selvaggina per i non vegetariani. Ma questa è un'altra storia, una delle tante che si raccontano durante le lunghe serate trascorse insieme.\n\n\n\nIn questo progetto, invece di trovarci immersi nel bosco, ci troviamo nel fango di un vecchio canale di drenaggio che attraversa una brughiera di circa due ettari. Il nostro compito consiste nel chiudere il canale. Per farlo, abbiamo bisogno degli attrezzi giusti: una motosega, diverse assi di legno, grossi martelli e molte pale e carriole per trasportare una montagna di segatura mista a cippato di legno.\n\nLa tecnica sviluppata dal *Bergwaldprojekt*, basata su anni di esperienza, prevede la creazione di una barriera di legno per chiudere il canale di drenaggio. Fondamentale riempire tutto il canale con quella miscela di segatura che, nella sua struttura naturale, assomiglia alla torba, fino a coprire completamente la barriera di legno. Quest'ultima non deve assolutamente entrare in contatto con l'aria; altrimenti si decomporrà col tempo e riaprirà il vecchio canale. Alla fine, il tutto viene ricoperto con le tipiche piante della brughiera.\n\nCi divertiamo molto e ridiamo parecchio. Per chi ama ingegnarsi con legno e attrezzi, sentire gli elementi e immergere mani e piedi nel fango, oltre a percepire la fatica nei muscoli alla sera, questo progetto è un vero paradiso. La soddisfazione è immediata: mentre in molti lavori forestali i risultati si vedono solo dopo anni, la chiusura di un canale di drenaggio offre risultati visibili fin da subito. L'acqua si ferma e viene trattenuta dall'effetto spugna della segatura, che viene poi coperta da piante prelevate dalla brughiera stessa.\n\nDi fronte alla crisi ambientale, non siamo semplici spettatori di eventi che ci piovono addosso senza poter fare nulla. In alcuni casi, possiamo fare la differenza attivandoci. Credo che uno degli aspetti più significativi della partecipazione al progetto sia proprio questo: uscire dal fatalismo, avere una visione realistica di ciò che ci attende nei prossimi anni e valutare cosa possiamo fare ora per contribuire al cambiamento. Agire. Non con un clic, un «mi piace», una donazione e via, ma attraverso azioni concrete nella natura, nel mondo reale, con le mani nella terra, anche se non è la nostra professione.\n\nIl cambiamento climatico causato dall'uomo è una realtà. Più aspettiamo a fermare le emissioni di gas serra, più devastanti saranno le sfide che ci attendono. Tuttavia, esiste quasi sempre anche una componente umana legata al modo in cui gestiamo l'uso del suolo. È qui che possiamo comprendere le nostre possibilità di intervento. Il lavoro manuale di gruppo apre le persone e crea fiducia, permettendo di parlare sia della situazione globale sia delle esperienze personali. Sullo sfondo delle attività quotidiane non scivoliamo mai nella disperazione; si discute di scelte vegane e della necessità di una caccia consapevole per garantire al bosco una rigenerazione naturale. Questi argomenti possono sembrare in conflitto, ma coesistono quando c'è spazio per ascoltarsi.\n\nChi partecipa a un progetto del *Bergwaldprojekt* per piantare alberi può trovarsi a dover considerare anche la necessità di abbattere alberi per aumentare la biodiversità. Confrontandosi con la realtà, le soluzioni diventano meno nette e ideologiche; si impara a mettere in discussione vecchie certezze e si comprende che ogni situazione concreta è unica e va valutata singolarmente. Fondamentale agire con consapevolezza e coscienza.\n\n![](/numeri/immagini/11/_page_30_Picture_3.jpeg)\n\n#### Alcune informazioni sull'organizzazione\n\nL'associazione gestisce attualmente un budget annuale di circa 4 milioni di euro. La gestione operativa è affidata a un direttivo, eletto dall'assemblea dei soci votanti, composto da un massimo di 25 membri. Questo gruppo è formato da operatori esperti nei vari settori e l'ingresso avviene esclusivamente su proposta di adesione da parte del gruppo stesso. Questa scelta è stata adottata per proteggere l'associazione da possibili acquisizioni ostili attraverso l'assemblea dei soci.\n\nOltre ai soci votanti, esiste un ampio numero di soci sostenitori.\n\nIl lavoro del direttivo è supportato e indirizzato da un consiglio di esperti scientifici di diversa natura e supervisionato da un organo di controllo. Oltre alle attività sul campo, il Bergwaldprojekt fa parte dell'Alleanza per il clima, una rete di associazioni tedesche che opera a livello politico come lobby per la natura e il clima, proponendo nuove leggi.\n\nÈ possibile partecipare ai progetti del Bergwaldprojekt gratuitamente: si offre lavoro in cambio di vitto e alloggio. Solo il viaggio di andata e ritorno deve essere sostenuto autonomamente. Per ulteriori informazioni: [bergwaldprojekt.de](https://www.bergwaldprojekt.de)\n"}