{"title":"Arcivescovo dell'anarchia? Il Bob Dylan «cattivo»","date":"2025-06-01","autori":["F.S."],"numero":"11","sezione":"Musica","pagina":127,"permalink":"https://semisottolaneve.net/articoli/11-arcivescovo-dell-anarchia/","content":"\n*Archibishop of anarchy*. Questa definizione, affibbiatagli da un giornalista nel 1965, impensierì Bob Dylan, che sul momento reagì con una frase divenuta celebre, usata come titolo per un bootleg (registrazione pirata) e per un album dei Chumbawamba: *Give the anarchist a cigarette*, «date una sigaretta all'anarchico». Come rivelò in un'intervista con Ed Bradley, quasi quarant'anni dopo, quella formulazione giornalistica l'aveva inquietato: «passi tutto», aveva rivelato all'intervistatore, «ma a essere chiamato arcivescovo dell'anarchia uno si preoccupa». Nel 1965, dopo la «svolta elettrica», con *Like a Rolling Stone* come hit del momento, Dylan era al culmine del suo successo e della sua notorietà. Lì si conclude il recente film biografico di James Mangold, *A complete unknown*. Da «completo sconosciuto», il ragazzo trasandato, fan di Woody Guthrie, che tutti chiamavano «Bobby», era diventato, in capo a pochi anni, una specie di leggenda vivente, icona del nuovo folk-rock e della controcultura degli anni Sessanta. Questo sbalzo notevole, dall'essere uno «scappato di casa» del Midwest a diventare una star internazionale, ebbe un forte impatto su un Bob Dylan ancora ventiquattrenne. Una scena del film di Mangold descrive questa situazione piuttosto paradossale, per un ragazzo che fino a tre-quattro anni prima aveva cantato per pochi dollari a sera nelle bettole della scena folk newyorkese: ora, data la notorietà, non poteva più permettersi di entrare in quei locali, ai quali era ancora affezionato, senza generare un parapiglia. Un altro suo celebre detto di quel periodo «accetto il caos, sperando che il caos accetti me», gli era diventato reale. In questa difficile posizione, Dylan decise di stringersi intorno una piccola accolita di amici e affezionati e di muoversi protetto da questo gruppo, che visto dall'esterno poteva assomigliare a una specie di «gang», con lui a capo. *Dada king* lo avrebbe chiamato Joan Baez, il «re dada», attorniato da una piccola corte anticonformista e antisistema. Fu dunque in quello scenario che gli arrivò l'etichetta che comprensibilmente lo metteva in allarme: erano anni quelli, poco dopo l'omicidio di Kennedy e in piena guerra del Vietnam, durante i quali il controllo della società americana da parte della C.I.A. era molto forte.\n\nQuella definizione corrispondeva a una effettiva simpatia di Dylan per le idee anarchiche? Non ci sono elementi concreti per pensarlo. Dylan si è sempre tenuto, per tutta la sua vita, lontano dalla politica. Vero è che aveva partecipato alle battaglie per i diritti civili e che Woody Guthrie era il suo idolo. Ma anche Woody, pur essendo vicino al IWW e apertamente antifascista, non aveva mai espresso una posizione politica definita. A Sacco e Vanzetti, certo, Woody Guthrie aveva dedicato un intero album di ballate e canzoni. Oltre a Woody, la formazione culturale e politica di Dylan aveva ricevuto una importante influenza dalla sua fidanzata dei primi anni Sessanta, Suze Rotolo (che nel film di Mangold viene chiamata Sylvie, interpretata da Elle Fanning). Suze era figlia di italoamericani di idee comuniste e gli aveva fatto conoscere Bertolt Brecht e forse anche Arthur Rimbaud. Nelle canzoni di Dylan saranno molti i riferimenti a Brecht. Con Rimbaud ci sarà quasi una identificazione poetica. Ma niente fa pensare a riferimenti specifici al movimento anarchico. A livello spontaneo e creativo, se vogliamo, sì. Una canzone come *Subterranean Homesick Blues* – quella che apre l'album del 1965 *Bringing It All back Home* e che fu usata per un celebre videoclip – ha una sua scaturigine decisamente «anarchica». Da un verso di quella canzone *You don't need a weatherman to know which way the wind blows* («non serve un meteorologo per sapere da dove soffia il vento»), i Weathermen (o Weather Underground), gruppo rivoluzionario situazionista, presero il nome. La canzone *Maggie's Farm*, nello stesso album, è chiaramente una metafora di rivolta al sistema capitalistico. La battaglia contro il conformismo è un tema ricorrente nelle canzoni di Dylan ma è difficile individuare un chiaro riferimento di critica antiautoritaria, a parte lo spirito dadaista che anima *Subterranean Homesick Blues* con il suo *Don't follow leaders, watch the parkin' meters* («non seguire capi, stai all'occhio coi parchimetri»). In *To Ramona*, del 1964, si coglie la ricerca di rompere gli schemi, ma in forma velata, poetica. Lo spirito di rivolta c'è in *When the Ship Comes In* (1963) ma è celato in un alone quasi metafisico. *Masters of War* (1962) è forse la più potente canzone contro la guerra che sia mai stata scritta, ma nella sesta strofa è il perdono di Gesù che i padroni della guerra rischiano di perdere. I riferimenti biblici sono\n\nmolto presenti nelle canzoni di Dylan ed è piuttosto evidente che un sentimento di fede si sia sempre intrecciato alla sua creazione artistica.\n\nPer tornare alla pseudo gang del 1965 e al Dylan «cattivo», va ricordato il significativo episodio della «spedizione punitiva» a Barry McGuire. L'autore di *Eve of Destruction* – una canzone che ebbe molto successo – aveva\n\n![](/numeri/immagini/11/_page_130_Figure_4.jpeg)\n\napprofittato del fatto che nelle canzoni di Dylan non vi fossero riferimenti espliciti alla guerra in Vietnam, per confezionare una hit nello stile musicale di Dylan (stile creato in quello stesso anno), imitando il modo di cantare di Dylan. Qualcuno della «cricca» di Dylan punì McGuire mettendogli, a sua insaputa, LSD nella birra.\n\nInsomma, la dicitura «arcivescovo dell'anarchia» è divertente e anche un po' geniale, nel suo paradosso: ironizza su un personaggio che, in tutta la sua vita, ha cercato di sottrarsi a tutte le definizioni e tutti i cliché… per poi accomodarsi, ultraottantenne, nella confortevole resa cinematografica della sua gioventù nel film di Mangold, che ai vecchi fan rischia di apparire un po' «premasticata», conformata allo spirito del tempo.\n\n#### BOAB BOLOGNA ANARCHIST BOOKFAIR 5-6-7 SETTEMBRE 2025 PARCO DEL FONDO COMINI BOLOGNA\n\n![](/numeri/immagini/11/_page_132_Picture_1.jpeg)\n\n**Negli ultimi anni, a livello internazionale, gli incontri dedicati all'editoria anarchica e libertaria si sono moltiplicati, confermandosi come momento fondamentale di condivisione e convivialità, in una continua riaffermazione dell'autogestione e del confronto faccia-a-faccia. Orfan\\* della Vetrina dell'editoria anarchica e libertaria di Firenze, che per quasi vent'anni ci ha permesso di incontrarci un anno sì o uno no, e spint\\* dalla voglia di rimetterci in gioco, abbiamo deciso di dare corso a quelle che per un po' sono state solo idee scambiate davanti a un bicchiere, o alla fine di una iniziativa, e provare a organizzare un incontro dove di nuovo potremo vederci, parlare, discutere, mangiare, bere e ballare insieme. Dove fare comunità insomma, in un momento in cui ce n'è tanto bisogno. Alcun\\* di noi si conoscono da molto tempo, altr\\* è la prima volta che collaborano assieme, ci sarà da rimboccarsi le maniche questo è certo, ma la speranza è che questo sia solo il primo di una lunga serie di incontri.**\n\n**Per farla breve, è con grande entusiasmo, tanta voglia di conoscere nuove persone e rivedere vecchie facce, che vi invitiamo alla Bologna Anarchist Bookfair – BOAB, il 5-6-7 settembre 2025, a partire da una serata di accoglienza venerdì al Circolo anarchico Berneri e poi sabato e domenica presso il parco del Fondo Comini (via Fioravanti 68). Oltre ai banchetti di libri, riviste, autoproduzioni e materiale informativo, sono previsti dibattiti e momenti di confronto con un'attenzione particolare alle forme e alle pratiche dell'anarchismo contemporaneo, ma anche musica, spettacoli, laboratori, giochi e spazi per bambin\\*, cibo e vino, secondo un'abitudine che ci è cara: quella dell'autogestione, unendo l'approfondimento e la riflessione alla socialità, l'impegno e gli accordi pratici al piacere della convivialità.**\n\n\n\n**Biblioteca Elio Xerri (Circolo anarchico Berneri), Centro studi libertari G. Pinelli, edizioni Malamente, con il supporto di ReBal, Rete delle biblioteche anarchiche e libertarie.**\n\n**Info e contatti:**\n\n**Web: [boab.zone](https://boab.zone) / Email: info@boab.zone 18/02/2025**\n"}