{"title":"Tentativi genuini di resistenza contadina","date":"2025-02-01","autori":["Marco e Michela (collettivo Erbe Matte)"],"numero":"10","sezione":"Esperienze","pagina":35,"permalink":"https://semisottolaneve.net/articoli/10-resistenza-contadina/","content":"\n## Nascita e sviluppo\n\nNon ci ricordiamo la data, forse era il febbraio del 2015, ma ricordiamo il luogo: Magazzini Prensili, spazio autogestito nel feltrino da alcuni giovani con progettualità artistiche artigianali. Soprattutto ricordiamo chi: alcuni contadini, qualche volto visto in svariati incontri, festival, altri non conosciuti. Tutti presenti in una stanza a discutere del senso del nostro lavoro, delle progettualità mutualistiche che possono intercorrere tra le varie realtà agricole, del valore politico delle nostre azioni, delle difficoltà di arrivare a fine mese quando ci si prende la responsabilità di lavorare in agricoltura.\n\nNasce così, informalmente, il primo gruppo Genuino Clandestino. Nasce come snodo tra le realtà di Belluno, Treviso e Venezia poi, con il passare del tempo, vedrà partecipi soprattutto le realtà contadine della Marca Trevigiana. Ironicamente il gruppo, unico in Italia, viene accolto con il sorriso dai compagni di «Campi aperti» quando verranno a conoscerlo e si chiamerà «Genuino clandestino Treviso Belluno Venezia». Il collettivo promotore non avrà per anni un nome. Solo negli ultimi tempi il gruppo si è dato il nome di «Erbe matte».\n\nL'inizio non sarà facile, passeranno diversi mesi e qualche riunione, poche all'inizio. I contadini sono troppo impegnati nei campi per ritrovarsi. Poi, piano piano, anche se con fatica, riusciremo a confrontarci con il manifesto nazionale di Genuino Clandestino, discutendone ogni punto ed elaborando regole autonome.\n\nDopo qualche mese, la situazione si sblocca in coincidenza dell'assemblea nazionale che si terrà presso il bocciodromo autogestito di Vicenza. Ogni anno si tengono due assemblee nazionali itineranti che scandiscono il ritmo del movimento nazionale: ci si confronta e ci si dà collettivamente le coordinate, le parole d'ordine, i contenuti condivisi su cui lavorare.\n\n  Il movimento Genuino Clandestino è nato nel bolognese, per poi diffondersi su tutto il territorio nazionale, cercando di dare delle risposte concrete a tutti quei compagni e compagne che hanno scelto di imbracciare zappa e rastrello per iniziare a seminare una relazione nuova con la terra. È un movimento formato da contadini e contadine, simpatizzanti e coproduttori, persone che scelgono concretamente di solidarizzare con chi trova nella terra la sua forza e potenzialità produttiva e sociale.\n\nNella ricerca di dare forza e concretezza alla realtà locale che si stava creando, il primo scoglio che si è presentato è stato individuare il luogo dove poter realizzare le progettualità che divenivano via via sempre più chiare e condivise. L'incontro a Vicenza con alcuni militanti del centro sociale Django di Treviso darà ulteriore spinta positiva al progetto.\n\nPer diversi anni nella terza domenica del mese, appuntamento che poi diverrà consuetudine, si tiene un mercatino di vendita dei nostri prodotti e in tale occasione si dialoga con la gente del posto. Raccontiamo la biodiversità dei nostri campi, le nostre idee, il nostro manifesto, distribuendo volantini, illustrando corsi e iniziative varie. Il mercoledì diventa il giorno della consegna delle verdure e del pane presso la bottega gestita dal G.A.S. La Piave.\n\nLa relazione, per noi «sacra», con i clienti o coproduttori, è avviata grazie a questi continui interscambi. Individualmente ognuno ha il suo percorso, ma qui si privilegia il lavorare insieme. In questo piccolo mondo alcune realtà troveranno terreno per far germogliare la propria esperienza, in tranquillità, senza burocrazia. Non è facile fare agroecologia all'interno del modello di sviluppo attuale, competitivo e unilateralmente razionale, composto da esperienze economiche strutturate, volte unicamente al profitto. Il nostro territorio è un intreccio di capannoni, vigneti, strade e cave. I campi ecologicamente resistenti appaiono solo raramente. Sicuramente la relazione e la costruzione di contenuti condivisi, che si traduca in pratiche reali, è l'unica speranza che abbiamo per dare e darci una risposta al nonsense dell'asfalto padano.\n\nI contenuti maturati dal gruppo sono affini a quelli del Genuino Clandestino nazionale. Ci si insedia nelle zone agricole che ancora sopravvivono. Scegliere di liberare la terra dalla chimica e dal dilagare dell'industria è una vera e propria battaglia campale, che si combatte palmo a palmo. Diviene sempre più necessario aumentare il territorio liberato dalle sementi delle multinazionali, dai prodotti deleteri per le falde acquifere, dai veleni mortali per la fauna selvatica, ma è sempre più difficile. I semi commerciali ibridi totalizzano l'agricoltura tradizionale rendendo quella ecologica sempre più complessa da praticare con piante non adatte a essere coltivate con tecniche naturali.\n\n## Fare biodiversità\n\nFare biodiversità significa portare avanti linee genetiche tradizionali che arricchiscono la nostra quotidianità di sapori, colori, profumi, nutrimenti che sfuggono dalla ricerca ingegneristica delle multinazionali. L'industrializzazione del prodotto, la programmabilità della sua pezzatura ai fini commerciali, la maturazione standardizzata per facilitarne la raccolta e la distribuzione, omologano la varietà delle specie coltivate. Questo comporta come corollario la perdita della capacità del contadino di salvare il seme e si rende così l'agricoltura totalmente dipendente dalla ricerca delle multinazionali che, attraverso il meccanismo dei brevetti, rendono costoso il patrimonio comune della vita e fuori dal controllo da parte degli agricoltori. Ecco che il grano antico Verna di Giovanni, il mais bianco perla di Daniel, il cavolo riccio di Michela ridanno i sapori e la genuinità di un'alimentazione capace di nutrire.\n\nPer fare resistenza in campagna c'è bisogno non solo di contadini che facciano funzionare economicamente le loro aziende, le loro comuni, i loro eco-villaggi, ma anche di tutta una rete\n\n![](/numeri/immagini/10/_page_39_Picture_4.jpeg)\n\nsociale che li appoggi e ne condivida le scelte. Questo si traduce nella pratica in mercati della terra, gruppi di acquisto solidale, gruppi di acquisto solidale della terra, collettivi di supporto all'agricoltura contadina. C'è tutto un lavoro da fare per la selezione e conservazione delle sementi tradizionali, che per riuscire, ha bisogno della partecipazione di tante realtà. Per non ricadere nel seme brevettato bisogna iniziare un lavoro importante che non può essere fatto se non con un lavoro condiviso.\n\nUn'altra battaglia importante per il Genuino Clandestino è quella di riuscire a diminuire il tempo dedicato alle sempre più onerose incombenze burocratiche, liberando risorse da dedicare in modo più proficuo alla cura della terra e dei suoi prodotti. È intollerabile dedicare il 20-30% del tempo alla burocrazia. Si dà spazio anche a realtà che nell'economia classica sarebbero considerate marginali, ma che invece con passione ancor più viva si prendono cura di un territorio. Essere delle realtà più agili e strutturate, meno soffocate da regole e adempimenti burocratici è un punto di forza. Nostra scelta è far sì che il proprio agire non abbia sempre solo il fine economico, ma che si possa creare un equilibrio sempre nuovo fra la propria sopravvivenza e la cura delle reti di vita in cui si è immersi quando si lavora in campagna.\n\nUna delle cose importanti per i contadini che lavorano in accordo con la natura è la necessità di comunicare efficacemente il proprio modo di produrre, per farne comprendere la genuinità. È importante per noi quindi non delegare a un ente certificatore esterno che burocraticamente garantisca la qualità del prodotto. In questo orizzonte nasce il vero nucleo di Genuino Clandestino: l'assemblea autogestita dei contadini e simpatizzanti. Insieme si costruiscono le regole e i percorsi. Si crea un sistema di certificazione partecipata.\n\nPerché pagare un ente di certificazione terzo, convenzionato con lo Stato, per poter dimostrare al consumatore l'ecologicità del proprio prodotto quando siamo noi in prima persona, con il nostro lavoro e le nostre scelte a garantire la bontà e autenticità di quanto viene offerto? Le visite nelle aziende sono aperte a quanti vogliono partecipare sia per curiosità sia per affinità con le nostre idee e condivisione dei progetti del movimento. Molto importante è la partecipazione di un nucleo di produttori del genuino con dimestichezza nell'agire agricolo. Se la visita si svolge in un'azienda orticola sarà presente almeno un ortolano del gruppo che accompagnerà e fornirà tutte le spiegazioni al riguardo oppure se si vuole visitare un'apicoltura sarà presente un produttore di miele consentendo in tal modo a ognuno di approfondire e valutare le criticità specifiche di ogni settore. È importante la condivisione di pratiche e di conoscenze. Si cerca quindi di valorizzare le esperienze di quanti visitano le nostre coltivazioni, promuovendo l'ascolto e il dialogo per metterne in luce peculiarità e soluzioni. È capitato spesso che durante le visite venissero osservate delle criticità legate alle tecniche di produzione, a quel punto si cerca, attraverso la condivisione, di individuare strategie che aiutino a migliorare il nostro agire ecologicamente. Insieme viene individuato il percorso da intraprendere e i miglioramenti da apportare. Durante la visita alle aziende produttori e consumatori inoltre conoscono e confrontano le tecniche produttive, condividono prospettive, competenze e difficoltà, apprezzano l'importanza degli incontri che danno luogo a scambi di esperienze nella condivisione spontanea di cibo e risate. La visita è un'occasione di confronto che spesso dà luogo a successivi incontri per la costruzione di percorsi comuni.\n\nDietro i volti un po' «fricchettoni» un po' sornioni di chi ha deciso di mettere mano alla vanga e all'erpice rotante del trattore, ci sono ore di interminabili discussioni e negoziazioni per giungere a decisioni che permettano al gruppo di prendere delle posizioni, di operare delle scelte, di avere maggiore chiarezza nelle posizioni politiche e nelle analisi critiche nei riguardi di un sistema che sta alimentando sempre più il decadimento culturale e il disastro ambientale.\n\n## Dalla teoria alla pratica\n\nSiamo vegani? Come resistere alla nuova ondata di OGM camuffati in salsa green? Siamo antifascisti? Cosa significa esserlo oggigiorno nelle nostre campagne di fronte al dilagare del totalitarismo tecnologico? Queste e altre domande elettrizzano di volta in volta le riunioni. Vengono abbracciate prospettive precise nel modo in cui le riunioni si svolgono per cercare di rappresentare tutti i contenuti che animano il gruppo. Le decisioni devono essere condivise e non imposte con la forza dalla maggioranza o dal carisma individuale. Ricerca dell'unanimità, dell'inclusione, per cercare di anticipare una società non impositiva.\n\n![](/numeri/immagini/10/_page_42_Picture_2.jpeg)\n\nIl dominio sulle campagne rispecchia la società industriale attuale: il potere delle macchine dilaga sui terreni a discapito degli alberi, dei paesaggi e delle reti di vita. Terreni, declivi, boschetti, prati incolti, alberi morti funzionali alla vita, nidi, passaggi ecologici, vengono distrutti a ritmo incessante. Creare delle basi sociali, reti di condivisione di progettualità comuni, reti di mutuo aiuto, rendono possibile il delinearsi di nuove realtà e il rafforzamento di quelle esistenti.\n\nI principi comuni si traducono nel quotidiano, nel lavoro dei campi, nella raccolta del cibo che nutre le persone, nel trovare alternative al diserbo chimico e ai nutrimenti di sintesi, ai pesticidi pericolosi per l'uomo e per la rete della vita, fatta di animali e microrganismi che rendono vivo e forte il suolo. Quindi via l'aratro e i macchinari pesanti che sterilizzano il terreno per dare spazio alle aiuole permanenti, alle piante autoctone, alle siepi naturali e al selvatico che congiunge i nostri campi ai residui di vita che ci circondano. Cerchiamo di concimare meno possibile per evitare di iper stimolare il terreno, cercando di favorire i delicati equilibri che ne sostengono la vita.\n\nNon somministriamo, per la concimazione, prodotti di sintesi che inibiscono la crescita autonoma delle piante, preservando così anche le falde acquifere evitando il percolamento di reflui azotati. Circondati da autostrade, superstrade, monoculture come il mais e la soia, finalizzate unicamente al ciclo della carne, che si alternano a immense estensioni di vigneti di prosecco, noi invece tentiamo disperatamente di collegare le nostre esperienze per sostanziare un altro mondo che sia vitale, naturale, umano.\n\nAbbiamo provato a creare, con le nostre poche forze, una comunità con degli impegni, delle linee guida che si traducessero in una politica diversa in una relazione altra con la natura anche con la natura rappresentata dai nostri corpi. In risposta all'attuale politica sanitaria autoritaria abbiamo elaborato un manifesto, declinato localmente, in sintonia con le nostre sensibilità. Diffidiamo dei prodotti di sintesi anche di quelli che vengono inoculati nei nostri corpi pensando che il problema non sia tutto in un organismo da combattere ma nel sistema che lo produce, non lo previene, non lo cura.\n\nAbbiamo trasposto il nostro atteggiamento verso la terra al nostro corpo considerandolo un terreno che, se messo in buone condizioni, dà buoni frutti in grado anche di auto-guarirsi. Sarà la nostra aspra critica verso il Green pass a segnare il punto di rottura con il Django e la fine della collaborazione come gruppo «Erbe matte».\n\nNel manifesto locale abbiamo integrato l'antifascismo e l'antisessismo, il nostro antiautoritarismo che allarga e integra lo spazio delle libertà e della differenza a tutti gli ambiti dell'esistente. Scopriremo poi, nell'assemblea nazionale tenuta a Mondeggi, cascina occupata dai genuini nei dintorni di Firenze, che la nostra sensibilità è condivisa da tanti contadini del movimento. Non è un caso che chi sacrifica la propria esistenza per trovare un'alternativa ai prodotti della chimica e che resiste attivamente alle manipolazioni genetiche si insubordini di fronte alla calata dall'alto della sanità tecnoindustriale. Le poche righe che segnalano il nostro manifesto parlano della diffidenza verso un mondo a dimensione di macchina dove ogni frammento di vita diventa monetizzabile e manipolabile. Mondo dove la possibilità stessa della manipolazione diventa automaticamente la possibilità della sua attuazione. Torrenti, animali, cespugli, ife, disegnano il limite entro cui possono maturare le nostre esistenze.\n\nLa nostra critica costruttiva e creativa alle macchine vuole significare la resilienza alla programmabilità, all'incasellamento, alla schematizzazione, al disegno forzato che vorrebbe inserirsi nel nostro esistente: capezzagne, incolti, erbe matte, sostanziano l'alternativa agli asfalti rettilinei. I trattori servono, ma non da 200 quintali che danneggiano il terreno compattandolo per poi rendere necessaria la chimica per la sopravvivenza delle piante. L'agricoltura oggi è figlia del lavoro frazionato, non di una società organica. Una manciata di agricoltori specializzati nutre la gran parte della popolazione, ma questo necessita di macchinari, chimica e ipermercati. Per evitare grandi infrastrutture logistiche distributive dobbiamo rilocalizzare le produzioni, rendere le comunità capaci di autonomia, alimentare e creare un consumo di prossimità.\n\n## Difficoltà e resilienza\n\nNonostante la distanza tra le varie esperienze agricole e le difficoltà che si incontrano in questo periodo storico, ambientale e sociale, che hanno minato alcune progettualità o impedito ad alcune iniziative di decollare, l'esperienza è continuata fino ad oggi spostandosi nelle terre del vittoriese (area di Vittorio Veneto). Difficile proseguire la propria attività quando, dopo anni, scopri che il tuo lavoro vale economicamente molto meno del poco che guadagna un dipendente ventenne alla prima esperienza lavorativa da McDonald's. Diventa inoltre sempre più difficile riuscire a includere tutti i costi reali di produzione nella creazione del prezzo dei prodotti agricoli, e riuscire a proporre un paniere genuino alla portata di tutti. Ma questo è quanto. La grandine flagella le colture, il sole arde sempre di più, le piogge si concentrano in alcune stagioni rendendo fragili gli ecosistemi, impedendo alle micorrize di proliferare, diminuendo le rese. Ancora un po' e scopriremo che non è solo faticoso fare i contadini ma che sopravvivere è difficile. Ecco perché un movimento come Genuino diventa necessario, se ben armato degli argomenti giusti per una critica intelligente della realtà.\n\nMa al di là dei pensieri corretti devono seguire le azioni conformi. Quando siamo stati flagellati nei campi da una tromba d'aria ghiacciata, dopo la quale sono sopravvissute solo delle piccole patate ben nascoste sottoterra, abbiamo visto colleghi venuti a darci una mano, vivaisti venuti a regalarci le piantine da trapiantare, amici e gruppi di persone volontarie che ci hanno aiutato a riavviare il lavoro e clienti che ci consegnavano una busta per cercare di andare avanti. Non solo a noi è toccata questa sorte. A rotazione più o meno ogni anno tocca a tutti, rendendo la prospettiva sempre più inquietante.\n\nProporzionalmente la solidarietà diventa sempre più presente. Ormai porsi in maniera critica verso la società di massa delle grandi opere, dei grandi capitali, delle grandi istituzioni implica sempre più un'analisi accurata delle contraddizioni dell'esistente, in una progettualità concreta che comincia da percorsi di trasformazione del reale che possono diventare «la propaganda con i fatti» dei nostri tempi.\n\nÈ importante trovare subito un'alternativa alla passività spettacolare di una società che potremmo definire «socio virtuale». Bisogna comprendere dove stanno le contraddizioni altrimenti non si colgono più. Siamo sprofondati in una sorta di ragnatela consumistica, affetti da sindrome di adattamento. Consideriamo i capannoni e gli ipermercati i nostri angoli affettivi. Quanto sembrano belli anche i filari di viti e questi orti ben curati senza un filo d'erba, questi tappeti inglesi e questi campi di mais della Pioneer così ben disposti.\n\nCome gruppo abbiamo compiuto deboli tentativi di essere presenti nelle lotte al di fuori dei perimetri dei nostri orti ma non riscontrando grande partecipazione. La battaglia contro la Superstrada Pedemontana Veneta era una buona occasione per unire la lotta ambientale alle lotte agricole, denunciando la complicità dello Stato con imprese private impegnate nella devastazione ambientale e nello sperpero di soldi pubblici. Purtroppo, nonostante un collettivo energico, denso e armato di giuste critiche, l'appello è rimasto inascoltato e non è nato alcun movimento importante. Questa, a nostro avviso è però la strada giusta per cercare di realizzare una reale trasformazione, reimpossessarsi delle terre impedendo la logica del capitale che valorizza sé stesso asfaltando, speculando, lottizzando producendo surplus. È la nostra sfida in questo periodo storico: stare dalla parte della natura, partigiani del vivente, solidali con le piante, con gli animali e con tutte quelle persone che dedicano la propria vita per cercare di produrre il nutrimento senza intaccare il delicato sistema naturale.\n\n![](/numeri/immagini/10/_page_46_Picture_2.jpeg)\n"}