title: "CEMEA: una pratica di educazione attiva"
date: "2025-02-01"
autori:
  - "A. Soto"
numero: "10"
sezione: "Esperienze"
pagina: 11
permalink: "https://semisottolaneve.net/articoli/10-cemea/"
content: "\n![](/numeri/immagini/10/_page_11_Picture_0.jpeg)\n\nC'è sempre la speranza che i ragazzi possano esportare qualcuna delle loro fantasie nella nostra troppo stabile società. Colin Ward, Trasmissione dell'anarchismo, «Volontà», a. XVI, febbraio 1963.\n\nLa federazione italiana dei CEMEA (Centri di Esercitazione ai Metodi dell'Educazione Attiva) è costituita da una ventina di gruppi, fra centri e gruppi locali, che si basa sui principi dell'educazione attiva. Essa ha l'obiettivo di contribuire all'emancipazione delle persone lungo l'arco della vita, assicurando una formazione civile di qualità, con l'esplicito proposito di promuovere una cittadinanza democratica, nella convinzione che la trasformazione di pratiche educative permetta l'emergere di nuove relazioni tra gli individui e favorisca il consolidamento della società civile. Attraverso la dialettica individuo/gruppo, contribuisce alla costruzione di legami sociali cooperativi e allo sviluppo dell'autonomia critica e consapevole. La concezione umanistica occupa un luogo centrale nell'educazione attiva, approccio che valorizza la libertà di iniziativa, di creazione, di espressione, assegnando a questi elementi particolare importanza nella sfera emotiva della personalità degli individui.\n\nI CEMEA compiono una doppia attività, di formazione e di gestione di momenti educativi. Si occupano cioè di formare il personale impegnato in diversi ambiti dell'attività educativa: centri estivi, soggiorni di vacanza, scambi internazionali, comunità alloggio, scuole, aziende sanitarie locali, case delle arti e del gioco, attività di ludobus e teatro di strada, organizzando corsi di formazione, residenziali e non, per varie categorie di educatori, insegnanti, operatori sociali, animatori, genitori, volontari del servizio civile nazionale e del servizio volontario europeo.\n\nAllo stesso tempo gestiscono diverse tipologie di servizi educativi: nidi, scuole dell'infanzia, centri giovanili, case di vacanza, comunità alloggio per minori, comunità mamma-bambino, animazione nei centri anziani.\n\nI CEMEA nascono in Francia, fondati nel 1936 da Giséle de Failly (1905-1989), e in Italia sono attivi fino dagli anni Cinquanta a Milano, Firenze e Roma. Tra la fine degli anni Quaranta e l'inizio degli anni Cinquanta infatti si sviluppa in Italia il movimento dell'educazione attiva, attraverso iniziative da parte di gruppi e associazioni di pedagogisti e insegnanti. Il primo nucleo italiano dei CEMEA viene fondato a Firenze tra il 1950 e il 1951 da Margherita Fasolo, allieva e assistente di Ernesto Codignola, di ritorno da un periodo di ricerca in Francia, dove i CEMEA erano radicati e diffusi (De Maria 2012). A Firenze testimonia Marcello Trentanove, altro protagonista di questa sperimentazione insieme a Fasolo e Codignola, allora giovane maestro elementare vicino agli ambienti azionisti e anarchici; «c'era un clima favorevole, grazie alla presenza di Codignola che insegnava Magistero, e grazie soprattutto al fatto che nel capoluogo toscano c'era stata una Resistenza notevole con uomini di prim'ordine dal punto di vista politico, culturale e pedagogico. C'era una commistione interessantissima tra politica ed educazione. Una volta vinto il fascismo, il discorso sul rinnovamento della società era affidato all'educazione. C'era grande fiducia in questo senso». Non a caso nel 1949 fu pubblicato dalla casa editrice La Nuova Italia di Ernesto Codignola *Democrazia ed educazione* di Dewey. Un testo che ha fatto epoca per tutti coloro che guardavano alla pedagogia laica. I movimenti di rinnovamento della scuola attivi nel dopoguerra (anni Cinquanta in particolare) erano legati anche da ideali di carattere politico (De Maria 2015).\n\nNel 1953 nasce l'Associazione nazionale dei CEMEA sotto la presidenza proprio di Codignola, che si trasforma nel 1971 in Federazione Italiana dei CEMEA (FITCEMEA), sotto quella di Lamberto Borghi (1907-2000), educatore libertario che ha dato un apporto fondamentale al rinnovamento della pedagogia e alla preparazione dei giovani insegnanti italiani. Egli si può considerare il «padre nobile» della pedagogia libertaria italiana, che definisce come *costituita da un approccio non costrittivo o, come più spesso lo si è denominato, «non coercitivo», riferito sia al sistema di apprendimento e d'insegnamento sia all'intero corpo sociale* (Borghi 2023).\n\nLa Federazione italiana dei CEMEA fa parte di una più vasta rete internazionale, la Federazione internazionale dei centri di esercitazione ai metodi dell'educazione attiva (FICEMEA), che raggruppa associazioni presenti in altre parti d'Europa, in America latina e nei Caraibi, in Africa, in India, in Libano ecc. per un totale di trenta-quaranta gruppi.\n\n#### Rispetto e considerazione sono alla base della pedagogia\n\n*Ogni essere umano, senza distinzione di sesso, età, origine, convinzioni, cultura, situazione sociale ha diritto al nostro rispetto e alla nostra considerazione.*\n\n\u003e Art. 1 del testo *I Principi che guidano la nostra azione*, Giselle De Failly, Congresso di Caen, 1957.\n\nI CEMEA si basano su alcuni principi di fondo a partire dal rispetto delle particolarità e delle specificità delle persone, che va di pari passo con la fiducia nel fatto che ogni individuo abbia la possibilità e il desiderio di migliorarsi. Ogni azione educativa richiede un contesto accogliente: questo significa porre attenzione agli altri, ascoltare e rispondere in modo attivo, essendo capaci di leggere le richieste attraverso le reazioni o le non reazioni delle persone e provando a essere incisivi senza forzare, e significa anche cura dei contesti di vita e di esperienza. A tal fine gli attivisti dei CEMEA predispongono ambienti, materiali e situazioni che concretizzano tale metodo: ne è un esempio lo stage, un periodo di formazione nel quale una équipe di formatori si prende cura di un gruppo di partecipanti e instaura con loro una relazione di rispetto, di attenzione, di apprendimento significativo.\n\nNegli stage si sviluppa la crescita delle persone grazie a un'atmosfera e a una condizione di fiducia dove vigono atteggiamenti nonviolenti, non competitivi, dove non si giudica e si chiede a ognuno di prendere coscienza di ciò che è senza sentimenti di colpa o di paura. L'équipe dei docenti, utilizzando un continuo lavoro di gruppo, svolge una funzione di organizzazione e di mediazione, esercitando un'autorevolezza senza autorità, offrendo attività e proposte di vario tipo.\n\nRaccontiamo l'esperienza di 12 giorni vissuta da circa 150 ragazzi e ragazze tra i 6 e i 13 anni al CEMEA a Oriolo Romano, tra Roma e Viterbo, nell'estate del 2024. I ragazzi sono divisi in gruppo di circa 15 aderenti a seconda dell'età. La giornata solitamente si svolge così: ognuno si sveglia quando vuole all'interno dell'arco orario 7.30-9.00, fa colazione, da solo o in gruppo, prendendo da solo quel che serve. La mattina ci sono giochi di movimento all'aria aperta, o si svolge un'escursione che a volte prende anche il pomeriggio, o ci si prepara per la festa per genitori, amici, parenti che si svolge solitamente a metà della vacanza: prepararsi vuol dire imparare balli e canti provenienti da diversi contesti culturali e geografici, creare giochi (che poi nella giornata di festa verranno fatti da tutti, genitori compresi) e manufatti in legno e in altri materiali. Giochi auto-costruiti e particolari che, dicono i ragazzi, «si fanno solo al CEMEA» e piacciono proprio a tutti: «saltacavallo», freccette, minigolf, la pesca, «gira la ruota», «la pallina nel castello», la costruzione di una mongolfiera di cartapesta, che il giorno della festa si è alzata in cielo, sparendo nel blu e riempiendo di emozione tutti i partecipanti. Le escursioni si svolgono in mezzo alla natura, a scoprire le sorgenti di acqua sulfurea e le piante che circondano il casale in campagna che è la residenza del CEMEA Lazio, i noccioleti e la faggeta, ma anche al lago di Bracciano, o a scoprire le tracce del passato, come nel caso della gita a una vecchia mola abbandonata.\n\nTutte queste attività si fanno anche il pomeriggio, ma dalle 16 in poi: prima c'è il pranzo e dopo pranzo i giochi da tavolo e le chiacchiere. Ecco, il parlare tra ragazzi, è insieme al fare ciò che più piace: lo si fa spesso, anche andandosi a rifugiare nel noccioleto. In realtà qui stiamo ricostruendo una giornata tipo ma i giorni non sono mai uguali e le attività non sono proprio così fisse o inquadrate come sembra da questo scritto. Si fanno anche laboratori di pittura, di lavorazione della creta, si costruiscono dei *mobile* con elementi naturali, foglie, legno, corda, c'è il laboratorio di *crepes* e così via.\n\nPranzi e cene funzionano così: un gruppo da 15 viene diviso in tre e a turno, un gruppo apparecchia, uno sparecchia e l'altro non fa nulla e a rotazione i gruppi si alternano, pasto dopo pasto. La sera dopocena c'è la veglia, un gioco che si fa tutti insieme, ogni gruppo di circa 15 persone, in cerchio. Poi ci si lava i denti, ci si mette il pigiama, si legge un libro tutti insieme in una tenda e si va a dormire in tende separate per i maschi e per le femmine. Nell'esperienza quotidiana dei ragazzi, così come in quella di un solo giorno che hanno fatto gli adulti in occasione della festa, i principi alla base dell'educazione attiva sono praticati «naturalmente» e si percepisce un'atmosfera nuova, genuina, profonda e rilassata. Quel che raccontano i ragazzi che hanno vissuto l'esperienza del CEMEA è che qui è facile stringere amicizia, ci sono persone molto aperte, che portano anche chi è più chiuso ad aprirsi. C'è sempre modo di chiacchierare e di stringere amicizia, nelle camminate, nel dopo pranzo, andando al noccioleto ecc. I genitori si possono sentire per telefono dalle 19 alle 19:30, che è anche l'unico momento in cui i ragazzi hanno a disposizione uno smartphone.\n\n![](/numeri/immagini/10/_page_17_Picture_2.jpeg)\n\nI ragazzi e le ragazze escono da queste esperienze cambiati, cresciuti, maturati. Così dicono: «esci da lì che sei un'altra persona», anche perché in queste esperienze molto belle e formative si fanno amicizie importanti, che rimangono nel tempo, sottolineano.\n\n**L'apprendimento si basa sul fare, nel senso che è l'esperienza a fare sì che un concetto venga interiorizzato**\n\nCiò che caratterizza queste esperienze educative è anche l'assenza di giudizio: agli occhi dei ragazzi gli adulti, cioè gli educatori, chiamati solitamente «monitori», sono simpatici, bravi, non severi ma «giusti», perché – e sono ancora le parole di alcuni partecipanti – «ci lasciano liberi». Devo dire, mi si passi un piccolo inciso personale, che una delle soddisfazioni più grandi del mio lavoro da insegnante, è stata quando alcune studentesse, finiti tre anni di lavoro insieme e uscite dal liceo, mi hanno detto che avevano apprezzato il mio insegnamento «perché non le giudicavo». Questa cosa mi stupì moltissimo, e c'è una simile meraviglia nei partecipanti al CEMEA, un disorientamento iniziale dato da tale assenza di giudizio, che poi li affascina, libera la loro voglia di fare, di riflettere, di immaginare. Le risposte, individuali o di gruppo, alle proposte degli educatori, sono ascoltate, valutate e contribuiscono alla nascita di nuove proposte. Ecco che l'educazione si sviluppa concretamente attraverso le persone che vivono in prima persona quella esperienza.\n\nL'apprendimento si basa sul fare, nel senso che è l'esperienza a fare sì che un concetto venga interiorizzato. Le attività manuali, espressive, ludiche, non verbali sono centrali nelle attività dei CEMEA, che collegano così teoria e pratica, il riflettere e l'agire, gli aspetti verbali e non verbali, coinvolgendo la persona nella sua interezza e complessità. John Dewey sosteneva che tra tutte le incertezze ci fosse un punto fermo: il «nesso organico fra educazione ed esperienza personale» e precisava: «esperienza ed educazione non si equivalgono […] Tutto dipende dalla qualità dell'esperienza». Molla per un impegno non superficiale da parte dei ragazzi e delle ragazze è la motivazione, che porta a compiere un'azione non solo per il proprio interesse, ma anche per condividere con gli altri scoperte, entusiasmi, sconfitte. Essa a volte è cosciente, a volte è sommersa, negata dai ruoli e dalle consuetudini e valorizzarla è la chiave per affrontare anche le situazioni più difficili.\n\n\n\nLe attività proposte dai CEMEA coinvolgono la persona nella sua complessità, tenendo presente i vari mondi che si muovono in ogni essere umano: quello affettivo, logico, dell'immaginazione, degli ideali, la dimensione cognitiva, affettiva ed esistenziale. L'educazione attiva ritiene che non sia separabile il pensiero dall'affettività ed entrambi questi aspetti vengono fatti interagire: si pensa, si fa, ci si emoziona. Lo si fa in uno spazio adeguato e in un tempo tranquillo, libero dalla frettolosità e dall'ansia che caratterizzano la nostra vita sociale. I CEMEA sostengono così che un tempo libero e «liberato» dia l'opportunità ai cittadini e alla società di riappropriarsi in modo attivo e consapevole della gestione della propria crescita personale, fuori da schemi e condizionamenti caratteristici dell'economia di mercato. Promuovono così il diritto alle vacanze per tutti, anche grazie a tariffe che si vogliono mantenere popolari (non oltre i 30 euro al giorno), e sostengono l'importanza di strutturare percorsi formativi non professionalizzanti che permettano ai giovani di impegnarsi in maniera volontaria per attuare questo diritto.\n\n![](/numeri/immagini/10/_page_20_Picture_1.jpeg)\n\nLe attività sono diversificate a seconda dell'età: nel caso del CEMEA del Lazio inizialmente, ovvero fino ai sei anni, sono previsti attività di uno o due giorni, poi si arriva a un paio di settimane estive presso il centro CEMEA, in abitazione o in tenda, quindi dai 13 anni in su cominciano a effettuare vacanze in tenda, cioè in campi auto-costruiti, in posti lontani dalle residenze CEMEA. Una modalità consueta in tutte queste occasioni di formazione e di vacanza è il lavoro in équipe, basato sul confronto continuo, che consiste anche nel mettere in comune le proprie debolezze, pensando che una debolezza condivisa rappresenti la massima risposta educativa a quella specifica situazione, a quella realtà, a quelle precise persone con le quali si sta lavorando. I CEMEA non utilizzano sistemi forti né univoci, o sistemi che mirano più al risultato che al processo, più al prodotto che alle persone e anzi ritengono che l'incertezza dei risultati sia importante perché porta a rileggere insieme ciò che è avvenuto dopo ogni proposta. Nei campi d'azione proposti dal CEMEA il gruppo ristretto, quello allargato, l'agire nel sociale, sono tre aspetti di uno stesso problema: nel senso che non ci dovrebbe essere contraddizione tra piccolo e grande, particolare e generale. I CEMEA sono un movimento locale e internazionale insieme, un movimento educativo specifico ma non settoriale. Il personale è sociale, l'educativo è politico. Dagli stage, dove la relazione interpersonale avviene in una comunità relativamente piccola, fino alle iniziative più diradate nel tempo o meno intense, l'attenzione dei CEMEA è sempre rivolta a creare condizioni che permettano lo scambio, il dialogo, la comunicazione aperte. Le iniziative di formazione, l'organizzazione di situazioni di vacanza, la realizzazione di corsi professionali, i progetti internazionali, i convegni, fanno tutti parte dello stesso progetto educativo e coniugano la formazione personale a quella sociale più allargata.\n\n#### Educazione come cambiamento\n\n*L'educazione non* [è] *già l'organo della «riproduzione» dell'esistente, come essa è stata ed è ancora in larga misura praticata dalle istituzioni e dagli Stati, bensì l'agenzia privilegiata del cambiamento e della trasformazione.*\n\nLamberto Borghi, *Educare alla libertà*, 1992, p. 3.\n\nL'azione dei CEMEA è aconfessionale e apartitica, ma non neutrale né apolitica, in quanto mira alla crescita continua dell'essere umano, alla libertà di pensiero, al senso di responsabilità, al rifiuto di ogni dogmatismo; fa vivere in prima persona a chi partecipa alle attività atteggiamenti di rispetto e di comprensione verso se stessi e gli altri, fa crescere la stima di sé, dà fiducia, rassicura e consolida, alleggerisce la paura verso l'altro, verso il diverso. Una proposta-tramite, che può permettere a ognuno di sperimentare il percorso della propria formazione e della propria emancipazione. I CEMEA si impegnano per la piena e sostanziale applicazione dei principi che fondano la laicità: la libertà di coscienza, la separazione tra interessi delle Chiese e dello Stato, il libero esercizio dei culti e dell'ateismo, il rispetto dei diritti umani e delle diversità culturali.\n\nL'educazione è qui intesa come impegno sociale, al fine di costruire una società giusta, solidale, egualitaria. Ciò vuol dire che i CEMEA partecipano attivamente alla trasformazione della società e alla costruzione di alternative, inscrivendo la propria azione nelle correnti di pensiero ispirate all'internazionalismo e alla nonviolenza, nella tradizione libertaria e democratica. Si oppongono a quelle scelte politiche che aggravano le diseguaglianze e distruggono il vivere e i beni comuni, nella convinzione che l'educazione, la cultura, la salute e il sociale siano beni collettivi che devono essere tenuti fuori dalle logiche della commercializzazione e della privatizzazione.\n\nI CEMEA sono parte di un sistema di reti locali ispirate a pratiche cooperative e alternative in campo sociale ed educativo e inseriscono la propria azione nella prospettiva di un servizio pubblico locale, territoriale, nazionale e internazionale. Con la loro azione laica e democratica, creano spazi di saperi e servizi che hanno come riferimento valori dell'economia sociale e solidale, affermando, internamente ed esternamente, il primato della persona sul profitto. Agiscono per un'educazione al rispetto, alla tolleranza, alla diversità, per l'acquisizione dello spirito critico e per lo sviluppo del vivere comune in una prospettiva di pace.\n\nNel fare questo contrastano ogni modello di società fondato sul profitto, il consumo, il dominio dell'economico che minaccia i diritti fondamentali degli esseri umani, della natura e delle sue risorse. Promuovono stili di vita sostenibili, forme attive di decrescita, di riduzione dei consumi e dei bisogni, di riutilizzo delle risorse che assicurino un approccio globale alle realtà complesse del mondo, che siano sociali, culturali, economiche e ambientali. Considerano l'educazione ambientale e il consumo consapevole un fattore indispensabile per rafforzare il legame tra rispetto dell'individuo, difesa dell'ambiente e qualità della vita quotidiana per tutti.\n\nPer i CEMEA l'educazione è globale ed essi credono nel ruolo centrale della scuola laica e pubblica, luogo della riuscita, del successo formativo per tutti e dell'apprendimento dei valori dell'eguaglianza e della cooperazione, e rivendicano l'importanza del lavoro comune tra insegnanti, genitori, attori educativi del territorio, movimenti associativi pedagogici, mondo della cooperazione sociale. I CEMEA promuovono la diffusione di pratiche pedagogiche centrate sull'allievo inserito in una comunità d'apprendimento, che favoriscano percorsi personalizzati, nel quadro della scolarità obbligatoria e in continuità con i principi dell'Educazione Attiva, come testimoniano anche alcune esperienze private di qualità, ad esempio la Scuola Fasolo a Firenze, il CEIS a Rimini. Sostengono la necessità di migliorare e promuovere la formazione iniziale e permanente degli insegnanti e, con il proprio patrimonio di esperienze, competenze teoriche e pratiche, rivendicano la partecipazione a questi processi formativi sviluppando l'integrazione tra educazione formale e non formale.\n\nI CEMEA sono convinti della necessità di un'educazione artistica e culturale che non miri a «consumare meglio», ma piuttosto a fornire le chiavi della comprensione delle espressioni artistiche e culturali, come anche gli strumenti per agire in maniera creativa e consapevole nel proprio ambiente. Non intendono l'educazione, o la cultura, come qualcosa di specializzato o settorializzato, ma sostengono l'idea di individualità integrata, ritengono che ogni aspetto della persona sia importante, non negando la specializzazione tecnica o culturale, ma arricchendola delle molte sfumature che sono dentro ogni persona, rivalutando la qualità del vivere individuale e associato. Sostengono da sempre che l'educazione attraversa ogni momento della vita. «L'educazione è in ogni momento, ogni momento di vita deve essere considerato con la stessa attenzione», affermava Gisèle de Failly, un concetto che ritroviamo in Colin Ward e nella sua definizione di educazione «incidentale» (Ward 2018). Se famiglia e scuola sono sempre stati considerati i luoghi per eccellenza dell'educazione, Ward esplora invece luoghi accidentali: strade urbane, prati, boschi, bagni scolastici, negozi e botteghe artigiane sono tipi diversi di ambiente dove il bambino è inserito e che possono offrire opportunità educative insperate. La formazione non deve essere confinata nelle aule scolastiche ma essere diffusa. Ne consegue che la consapevolezza di essere agenti di educazione riguarda tutti ed emerge in ogni contesto. Riguarda l'essere genitori, insegnanti, chi fa il medico, l'assistente sociale, l'infermiere o l'impiegato. Chiunque, adulto o bambino che sia, abbia un rapporto di potere, dipendenza, autorità, diritto nei confronti di altri si trova in condizione di esplicare azioni educative.\n\n![](/numeri/immagini/10/_page_24_Picture_2.jpeg)\n\n#### Bibliografia\n\n\u003chttps://www.cemea.it/\u003e\n\n\u003chttps://ficemea.org\u003e\n\nBorghi L., La città e la scuola, a cura di Goffredo Fofi, eleuthera, Milano, 2023.\n\nCodello F., La buona educazione. Esperienze libertarie e teorie anarchiche in Europa da Godwin a Neill, Franco Angeli, Milano, 2005.\n\nDe Maria C., Lavoro di comunità e ricostruzione civile in Italia. Margherita Zoebeli e il Centro educativo italo-svizzero di Rimini, Viella, Roma, 2015.\n\nDe Maria C., Intervento sociale e azione educativa. Margherita Zoebeli nell'Italia del secondo dopoguerra. Atti del convegno tenutosi al Centro educativo italo-svizzero, Rimini, 7 maggio 2011, Clueb, Bologna, 2012.\n\nDenti R., Conversazioni con Marcello Bernardi, elèuthera, Milano, 1991.\n\nGervasio G., Un operaio semplice. Storia di un sindacalista rivoluzionario anarchico (1886-1914), ZIC, Milano, 2011 (cap. 14: L'educazione dei giovani).\n\nLandi G. (a cura di), Dossier Lamberto Borghi. Per una pedagogia libera, laica libertaria, in «A Rivista anarchica» n. 419, ottobre 2017.\n\nWard C., L'educazione incidentale, a cura di F. Codello, elèuthera, Milano, 2018.\n\n\n"
