Anarchia è amore

Sezione: Approfondimenti

Pensavo che l’anarchismo fosse «solo» una filosofia politica. Mi sbagliavo. È molto, molto più di questo.

Con filosofia politica intendo un modo di pensare riguardo a politiche, istituzioni e modalità di presa delle decisioni. Come le persone arbitrano gli affari tra loro, teorie di governo – o di autogoverno – o l’abolizione di ogni gerarchia. Mi piaceva riassumere l’anarchismo in poche frasi come: «L’anarchismo consiste nel fatto che nessuno ha potere su nessun altro».

Non mi sbagliavo. Infatti l’anarchismo riguarda anche tutte queste cose. È una filosofia politica. Riguarda come le persone prendono le decisioni insieme e gestiscono i propri affari collettivamente. Ma pensavo che fosse filosofia in toto, che non ci fosse niente di più. Era un modo di pensare separato dalle nostre realtà interiori. Pensavo che fosse una filosofia esteriore, che riguarda soprattutto il modo in cui ci comportiamo gli uni verso gli altri.

Queste idee vi porteranno lontano nell’analisi dell’attuale situazione politica ed economica e nell’elaborazione di come riformarla e sostituirla. Al posto di un sistema di governo top-down, abbiamo bisogno di un sistema in cui le decisioni siano prese dalla massa, includendo tutti coloro che sono interessati.

Al posto di un sistema economico controllato da pochi con enormi ricchezze, abbiamo bisogno di un sistema in cui le quote di ricchezza e di capacità di azione siano uguali e in cui tutti abbiano voce in capitolo negli affari economici che li riguardano, sia sul posto di lavoro sia nella società in generale. L’individuo e la società sono il cuore di questa idea. Gli individui devono essere liberi di agire come credono, ma prendendo sempre in considerazione i bisogni degli altri – una negoziazione equa e solidale (questa non è la forma più puramente libertaria dell’anarchismo, ovviamente, ma piuttosto un libertarismo socialista).

Ma chi sono questi individui e come pensano? Gli anarchici sono scettici nei confronti della religione formale, considerandola come un’altra forma di controllo sociale, in cui l’iniziativa viene negata all’individuo a favore di una rigida ortodossia imposta gerarchicamente, il più delle volte da uomini. L’affermazione dell’esistenza di dio è vista come un velo usato per nascondere molti torti e ingiustizie umane, scusato come un balsamo e una spiegazione universale. L’anarchismo rifiuta la religione: né dei, né padroni.

Per questo motivo, ero scettico nei confronti di coloro che a volte si definivano anarchici spirituali. Che cos’è lo spiritualismo se non un altro tipo di religione che ci induce in errore rispetto alla nostra realtà terrena? Vedevo ciò che si può vagamente chiamare spiritualismo come narcisistico ed egoistico, con la sua attenzione all’anima individuale e ai suoi bisogni ed espressioni. Alcuni di coloro che ho visto parlare di spiritualismo si sono ritirati dal campo di battaglia della società cadendo nelle droghe e in altre forme di rifugio, sia fisico che mentale. La battaglia è nelle nostre città e nelle nostre strade, qui e ora, argomentavo con veemenza.

Ma quegli stessi «spiritualisti» sostenevano che non si poteva rivoluzionare l’intera società senza rivoluzionare il modo in cui gli individui pensano al suo interno. Non ci si può aspettare che la società adotti pratiche di uguaglianza, rispetto e inclusione se noi stessi non ci trasformiamo dal razionalismo e dal pensiero analitico che vede tutto come struttura o transazione. Anche l’interiore ha bisogno di essere riformato. Non esiste rivoluzione di un aspetto, senza la rivoluzione dell’altro.

Inizio a pensare che potrebbero avere ragione.

Al centro di tutto l’anarchismo c’è come trattiamo le altre persone. L’anarchismo esige che questo trattamento sia sempre rispettoso ed egualitario: nessuno può costringere un altro, sia con mezzi palesi sia subdoli. La mia idea di anarchismo richiede di trattare le persone come esse desiderano, non come noi desideriamo (che è, comunque, un esplicito rifiuto della cosiddetta «regola aurea», secondo la quale dovremmo trattare gli altri come vorremmo essere trattati. Invece dobbiamo attenerci a cosa dicono di volere, non a cosa noi pensiamo che essi vogliano). Dobbiamo rinunciare a tutte le nozioni di dominio, di influenza e di far fare agli altri ciò che vogliamo. Dobbiamo rinunciare a tutto il potere.

Tempo fa lavoravo nel governo. Ero entusiasta del potere, convinto di lavorare in mezzo a un’élite dei pochi che comprendevano i bisogni della società – nel mio caso, della politica estera e della diplomazia – meglio di quanto la società comprendesse se stessa. Questo ha nutrito il mio ego e ha strutturato la mia vita intorno alla carriera e allo status. È stato un percorso difficile abbandonare questi pilastri del mio senso di valore e di me stesso. Se non ho il potere, cosa sono? Se non posso dire agli altri cosa fare, che valore hanno le mie idee e i miei desideri? Se sono solo io, cosa sono?

Ho capito che ho bisogno di credere in qualcosa. Non sono sicuro di come definirlo. Ma sospetto che i miei amici spiritualisti lo chiamerebbero così: bisogno spirituale. È la convinzione che esistano valori e significati esterni a noi, ma che animano e ispirano le nostre realtà interiori. Le religioni possono chiamare questa cosa dio, espresso attraverso la litania. Ma la mia litania è l’anarchismo e non sono disposto a chiamare dio questo spirito guida. È più terreno, è più umano.

Lo identifico osservando il cuore della pratica anarchica: l’interazione con gli altri. Come trattiamo le altre persone. Nell’anarchismo, quell’interazione deve essere guidata da considerazione e cura, dal mettere i bisogni dell’altro allo stesso livello dei nostri. O almeno: nella sua iterazione più estrema, è la cancellazione di sé. Lao Tzu parla di questo nel Dao te ching. Avere potere rinunciando a ogni potere. È arrivato a questa conclusione migliaia di anni fa. Un’armonia fra come vediamo e trattiamo gli altri e come trattiamo noi stessi. C’è una parola per questa pratica: è amore. Senza quest’anima «spirituale», l’anarchismo fatica ad avere senso. Se giudicata nei termini dell’attuale cultura capitalistica, non è necessariamente una pratica più efficiente e produttiva: non produce necessariamente più beni o fa fare più soldi. Ciò che realizza ha un valore infinito: la bellezza di esseri umani che vivono insieme l’un l’altro con amore, rispetto ed eguaglianza. Sono cose astratte e ineffabili che non possono essere misurate in euro, sterline o dollari. In effetti, queste cose vanno al di là di tutti i termini stessi – ed è per questo che è difficile anche esprimerle a parole. Siamo su un piano superiore a tutto questo. E se volete chiamarlo piano «spirituale», mi sta bene. Ciò che accade nello spirito o nell’anima conta, perché conta anche per la realtà esterna. Ciò che crediamo in noi stessi è intrinseco al modo in cui ci confrontiamo con il mondo. L’uno non funziona senza l’altro.

Carne Ross è un ex-diplomatico britannico, autore del libro The Leaderless Revolution: How ordinary people will take power and change politics in the 21st century (2012) e protagonista del film Accidental Anarchist (2017).

Tratto da: The Anarchist Library Traduzione di Marco Antonioli