Tana libera tutti - Scuola libertaria a Parma

Sezione: Esperienze

La Rete per l’Educazione Libertaria collega una serie di realtà, presenti sul territorio italiano, attive nella sperimentazione con bambine e bambini, ragazze e ragazzi, di pratiche creatrici di comunità scolastiche autogestite. Tra queste Tana Libera Tutti, con sede a Mamiano, in provincia di Parma, è tra le prime nate in Italia: è attiva infatti dal 2007. La struttura che ospita quest’esperienza è la tipica casa rurale emiliana, un edificio largo e solido, diviso in diverse stanze ampie e luminose; il giardino che la circonda è vasto e alberato, attrezzato con uno spazio dedicato ai momenti assembleari oltre alle altalene e agli altri giochi. Una barchessa arricchisce ulteriormente l’area disponibile. Muovendomi nelle stanze posso apprezzare la cura riservata agli spazi dedicati alle varie attività e anche al relax. Posso osservare i diversi materiali a disposizione e alcune opere e creazioni. Sono angoli allegri, vivi, colorati. La cucina è ben organizzata con un movimento di persone che sistemano lo spazio prima di tornare a casa. Carlotta mi racconta di come, negli anni, l’organizzazione dei pasti abbia subito diversi aggiustamenti: un tempo era responsabilità di ogni famiglia cucinare secondo i turni organizzati, ora invece è presente una cuoca. Questa presenza ha rafforzato il legame tra i bimbi che, un paio di volte al mese, cucinano e fanno il pane. Tana Libera Tutti è il primo progetto di educazione libertaria che ho conosciuto, diversi anni addietro, quando ancora abitavano un’altra sede. La pratica che sento più attiva in questa realtà è la sperimentazione, una sperimentazione complessiva che riguarda il progetto in tutte le sue articolazioni. Le figure adulte coinvolte nell’accompagnamento hanno visto, fin dalle origini, il gruppo «scuolina» come una comunità autoeducante come nel suo complesso ed è per questo che, all’iniziale presenza nel quotidiano dei soli genitori, dopo circa sei mesi si è affiancata la figura di Manu, accompagnatrice ancora oggi presente. Ascoltare il suo racconto, e quello di Angela e delle altre accompagnatrici e mamme (sì, eravamo tutte donne) che, al termine della giornata scolastica, hanno accolto la mia proposta di un incontro per poter scrivere questo articolo, mi immerge nell’esperienza della comunità permettendomi, ancora una volta, di viverne la ricchezza. Partecipare alla ricostruzione dello sviluppo di questo percorso, dai momenti fondativi al consolidamento di una struttura comunque aperta e in perenne evoluzione, è coinvolgente ed emozionante. L’entusiasmo, la fatica, i contrasti, i tentativi, il confronto, le soddisfazioni, sono raccontate non solo con le parole ma anche con le espressioni e i gesti che le accompagnano. Ripercorriamo insieme il desiderio delle famiglie fondatrici di creare un contesto a misura di bambino (piccolissimi i primi, da uno a tre anni) in cui i genitori non delegassero in toto la crescita

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dei loro figli a un’istituzione terza ma potessero essere compartecipi di una genitorialità condivisa. Poi la successiva apertura a un’accompagnatrice inesperta, ma determinata a esserci, per interagire e crescere portando uno sguardo differente, infine la decisione di darsi una struttura riconoscibile dopo un periodo di spontaneismo pionieristico. E ancora, il racconto di un progetto che diventa interessante anche per altre famiglie e quindi la crisi di crescita. Aprirsi significa allargare le possibilità, intrecciare altri intenti, desideri, modi; significa arricchire la rete di relazioni e contatti e la capacità di azione assumendosi però il rischio di perdere fluidità, di smarrire le sfumature dell’altro, di diluire il contatto e la relazione. Sorge così la volontà di caratterizzarsi e, per farlo, si cerca l’accompagnamento di persone competenti, con esperienza nelle dinamiche di gruppo o che stanno affrontando un percorso educativo affine. Il gruppo educante continua a essere composto dalle educatrici e dai genitori che partecipano agli incontri della Rete per l’Educazione Libertaria e ai percorsi di autoformazione interni. Nel frattempo le piccole e i piccoli crescono e si avvia il percorso della primaria, la sede si sposta e si inserisce anche Angie. Con questa nuova fascia di età si aprono nuove esigenze e quindi nuove domande… La dimensione relazionale diviene ancora più fondante, la profonda ricerca di autenticità è l’impegno di ogni giorno. Chi partecipa al progetto porta se stesso, le sue attitudini, la competenza derivante dagli interessi e dalle esperienze individuali. L’impegno è accompagnare bambine e bambini nell’esplorazione in libertà delle proprie capacità, favorendo l’autonomia di ogni singola persona piccola o grande che sia. Le lezioni sono libere, non esiste l’obbligo di frequenza, gli approfondimenti sono individuali e legati agli interessi specifici di ciascuno in modo che possa realizzare il suo progetto da solo o in gruppo.

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L’accompagnatrice è presente per sostenere, supportare, mettere a disposizione la sua esperienza in una relazione orizzontale e aperta. È un coro quello delle accompagnatrici mentre raccontano quanto hanno imparato, quanto hanno scoperto stimolate dagli interessi, dalle domande, dalle curiosità e dal sapere di bambine e bambini competenti e informati. La libertà di essere è fondamentale nello sviluppare la propria capacità creativa. Il gruppo adulti è ben consapevole delle opportunità disponibili e si attiva per potenziarle. Anche l’autonomia del progetto ha bisogno di svilupparsi, di garantire la sostenibilità attraverso la condivisione delle risorse e delle necessità presenti. La ricerca è costante, la sperimentazione continua: lunghi scambi, incontri, riunioni della comunità educante, apertura a nuovi inserimenti creano una base condivisa, sempre in definizione e adattabile. L’impegno dedicato è tanto e faticoso ma la complessità del crescere insieme richiede la disponibilità a resettarsi continuamente attraverso un ascolto attivo e partecipe nella valorizzazione della molteplicità degli sguardi, tanti sguardi.

Questo confronto permette alla comunità di camminare insieme: al di là di programmi scolastici e didattica i genitori sanno che figlie e figli apprendono molto altro, un «altro» che definisce la qualità delle relazioni, dell’apprendimento, del crescere.

Posso percepire il grande travaglio vissuto dagli adulti coinvolti nell’emanciparsi dalle richieste introiettate dal contesto sociale, dall’educazione ricevuta, dai parametri richiesti da un’istituzione che raramente agisce per permettere a chi si affaccia al mondo di osservarlo con occhi liberi e puliti: al contrario, lavora nella direzione opposta. Nel confronto confermiamo quanto il lavoro dell’adulto rispettoso della consapevole crescita del bambino sia un’attività funambolica che nessuno ci ha insegnato: una ricerca costante di equilibrio tra esserci senza sopraffare e lasciare senza abbandonare.

Una tale ricerca richiede una sintonia tra il gruppo accompagnatrici che si crea, come racconta Angela, attraverso lo scambio ma soprattutto grazie al quotidiano condiviso. L’insicurezza degli esordi, ricordata da Manu, ben consapevole della sua inesperienza iniziale, lascia il posto a una danza i cui passi si muovono naturali perché incarnati nella sicurezza della pratica di ogni giorno. La curiosità è grande intorno allo svolgimento della vita quotidiana nella comunità autoeducante. Spesso viene chiesto che cosa succede: difficile raccontare cosa accade in una giornata scolastica fatta di piccoli e di grandi movimenti. La relazione instaurata nel gruppo in presenza, accompagnatrici e bambini, si muove anche in un gioco di sguardi che si comprendono. La fiducia alla base di questo percorso è costruita anche sull’onestà di condividere che cosa posso dare o accogliere: da qui nasce l’immediatezza di sapere cosa chiedere a chi in quel momento, di fronte a quel bisogno o curiosità. La giornata è scandita da un ritmo riconoscibile attraverso tre cerchi (tempo dedicato all’incontro collettivo) che segnano il passaggio delle varie fasi: il cerchio di buongiorno dove ci si ritrova salutandosi individualmente per incominciare la giornata insieme; il cerchio che precede il pranzo, utile a decomprimere e arrivare a tavola pronti per mangiare; il cerchio del saluto di fine giornata in cui ci si prepara a separarsi dandosi appuntamento per il giorno successivo. Questa pratica, che coinvolge solo bambine e bambini della primaria, pur rimanendo liberamente aperta anche alla fascia dell’infanzia, è stata introdotta grazie all’accompagnamento di una psicomotricista e ha rafforzato la fluidità del percorso quotidiano.

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Nel tempo la «scuolina» ha modificato l’organizzazione interna in base alle necessità che si sono manifestate. Attualmente è in presenza dal lunedì al venerdì: due giorni fino alle 13.30, gli altri tre fino alle 15.30. I motivi che hanno portato a questa scelta sono legati al bisogno di dedicare uno spazio per vivere anche altri contesti che non siano solo la scuola, recuperando tempo da vivere in famiglia o in altri situazioni utili ad avere momenti dedicati a sé, tra giornate intensissime che richiedono grande energia e impegno. In uno dei tre pomeriggi a scuola si svolge l’assemblea: partecipano solo bambine e bambini della primaria, l’infanzia solo se convocata, ferma restando, come per il cerchio, la possibilità di partecipare qualora sia desiderio dei più piccoli esserci. Le decisioni vengono prese attraverso il metodo del consenso: in caso di stallo su differenti possibilità si sperimentano diverse soluzioni che verranno successivamente valutate. L’assemblea è anche il luogo in cui affrontare eventuali conflitti che non hanno trovato soluzione in momenti informali. Bambine e bambini sono molto autonomi in questo e raramente richiedono il supporto delle accompagnatrici; anche l’assemblea è ampiamente gestita da loro che assumono il ruolo di mediatori e tengono il turno di parola. In caso di necessità sono supportate dalle adulte che hanno anche il compito di redigere il verbale. Nel corso degli anni nel percorso di Tana Libera Tutti sono passati almeno cento bambine e bambini: ognuno ha toccato, e tocca, delle corde, ha portato bellezza e fatica, donando una grande maturità e consapevolezza al progetto. Manu e Angie, dopo tanti anni di presenza, sono depositarie della storia della «scuolina» ma sono bambini e bambine a tramandarne l’essenza, a renderla luogo vivo, creativo, a loro misura, interesse e desiderio. Hanno acquisito la sicurezza di muoversi nel loro contesto, con i modi e le regole da loro stabilite e rielaborate secondo la necessità e praticando una qualità relazionale altissima. La fiducia nelle capacità di bambini e bambine è totale e la loro risposta straordinaria. Lo stesso avviene con il gruppo genitori: grazie al percorso intrapreso fin dalla fondazione chi decide di partecipare al progetto è consapevole di inserirsi in un contesto educativo rivolto non solo ai figli. La vitalità del luogo, infatti, è nutrita anche dalla volontà dei genitori di «imparare a stare insieme» ricercando, anche attraverso il già nominato accompagnamento esterno, le pratiche più efficaci. Il gruppo scuola prevede attualmente la presenza di 33 bambini con un gruppo adulti di circa 60 persone tra accompagnatrici e genitori. Un numero così significativo ha bisogno di strumenti sociali utili a facilitare le necessità organizzative e gestionali. La MAG 6 di Reggio Emilia, di cui è già stato scritto su questa rivista, è stata e rimane un riferimento fondamentale. Accanto alla possibilità dei genitori di fermarsi a scuola e stare nel flusso della giornata, esiste una struttura estremamente articolata utile a condividere le necessità organizzative e le responsabilità generali che non ricadono sulle accompagnatrici ma vengono condivise nel gruppo tutto.

Ogni mese sono previsti incontri e riunioni che vanno dall’assemblea plenaria, in cui le decisioni vengono stabilite anche qui attraverso il metodo del consenso, a vari gruppi di lavoro che operano in autonomia: gruppo pedagogico, gruppo economico, gruppo comunicazione, gruppo promozione, gruppo turni, gruppo tutoraggio per i nuovi ingressi, con un gruppo coordinamento che mantiene il collegamento tra tutti. Trovo significativo mettere in evidenza due aspetti che mi hanno colpito in questa organizzazione. Il primo è l’esistenza di un gruppo memoria creato per il desiderio di mantenere il filo del progetto e dei suoi lunghi anni di storia, la sua evoluzione, il cammino compiuto, i suoi sviluppi, conservarne i documenti e i ricordi. L’altro aspetto è la volontà di bambine e bambini di partecipare attivamente ai gruppi di lavoro: un’ulteriore conferma di come ciascuna e ciascuno si senta parte di un contesto cui può contribuire, partecipando attivamente con le proprie capacità, attitudini, risorse. La stessa conferma ho avuto durante una recente iniziativa pubblica ascoltando la testimonianza di giovani donne e giovani uomini, studenti universitari ora, ma destinatari originari dell’idea di Tana Libera Tutti, che puntualmente sono presenti a supportare il progetto e usufruiscono dello spazio che hanno vissuto da piccoli per attività e iniziative promosse da loro stessi. La spontaneità nel mettersi a disposizione, seduti a terra in diverse aree del giardino, per raccontare la loro esperienza ormai lontana mi ha colpito per la naturalezza: la luce negli occhi era intensa quanto quella dei bambini che frequentano oggi, perché il progetto è ancora loro.

Considero la comunità autoeducante di Tana Libera Tutti una testimonianza davvero felice, un laboratorio di possibilità, incontri, crescita individuale e comune straordinario, frutto della disponibilità a mettersi in discussione, di non sentirsi mai arrivati, di una flessibilità fondamentale per osservare da differenti angolazioni. Nonostante la fatica e la stanchezza, nonostante l’impegno richiesto, i dubbi, i contrasti, a emergere nel loro raccontarsi è comunque quella voglia di esserci, di stare. C’è la volontà di trasformare le potenziali difficoltà in risorse ritenendo le nuove famiglie, che spesso arrivano con motivazioni e consapevolezze molto differenti da quelle che hanno mosso il progetto originario, un’opportunità per guardare come si sono trasformate e come si confermano le proprie motivazioni. C’è, anche, la volontà di non smettere di guardare i limiti e le opportunità impliciti nelle scelte fatte; di constatare come una struttura consolidata snellisca l’organizzazione ma risulti poi essere anche vincolante; di osservare che in un numero allargato di bambini ogni temperamento trova il suo spazio ma porta anche a realizzare a fine giornata che, di alcuni di loro, non hai incrociato lo sguardo. Ringrazio molto la generosa disponibilità che trovo sempre nella tana animata dai liberi tutti. Perché, a imparare a essere liberi, si impegnano insieme.