{"title":"Hacklabbo Un esempio di autogestione delle tecnologie informatiche","date":"2023-06-01","autori":["A. Soto","Micorriza"],"numero":"5","sezione":"Esperienze","pagina":22,"permalink":"https://semisottolaneve.net/articoli/05-hacklabbo/","content":"\n\n## Introduzione\n\nLe tecnologie invasive, l'imposizione di una socialità digitale predigerita da parte dei colossi dell'informatica e dei media, la profilazione pervasiva a scopo commerciale e di controllo sociale, la censura governativa e aziendale e la commercializzazione di massa di prodotti hardware e software che utilizzano licenze limitanti e brevetti intellettuali come armi legali e dogane virtuali sono gabbie sociali in cui l'utente viene rinchiuso.\n\nHacklabbo, il laboratorio hacker di Bologna, analizza, smonta e scardina le meccaniche in cui ci siamo fatti inscatolare rivendicando la libera circolazione (analogica e digitale) dell'informazione, il diritto alla privacy, all'anonimato, alla libertà di espressione e di invenzione, condividendo conoscenza attraverso l'autoproduzione dal basso di strumenti alternativi, di infrastrutture digitali e di comunicazione autonome che consentano una partecipazione politica consapevole.\n\n## Storia\n\nHacklabbo è innanzitutto un luogo fisico, nato e cresciuto a XM24, spazio pubblico autogestito che per circa vent'anni ha caratterizzato il quartiere della Bolognina.\n\nA inizio degli anni Duemila tre studenti, di cui uno di informatica, che frequentavano XM24, cominciano a lavorare con alcuni pc in una saletta del centro sociale. Strumento non comune e costoso, all'epoca, il personal computer. Averne libero accesso era entusiasmante per loro. Ancor di più installarci linux e creare l'accesso a internet. Una stanza, una connessione e alcune macchine, che paiono giocattoli. Così è nato hacklabbo, cresciuto insieme a XM24 in anni di condivisione politica e di metodo autogestito quotidiano per concretizzare interessi comuni. Hacklabbo è stato dentro XM24 fino allo scriteriato e doloroso sgombero di quest'ultimo, nell'agosto del 2019, da allora è nomade, e ultimamente ha trovato ospitalità in un altro spazio autogestito cittadino, VAG61.\n\n## Descrizione\n\nHacklabbo è un gruppo libertario numeroso, che ha al suo interno la percentuale più alta di non maschi tra i vari hacklab italiani. A legare le sue e i suoi partecipanti c'è un'affinità comune, che è l'autogestione, sia come pratica politica che come approccio alla tecnologia. Il collettivo si incontra ogni mercoledì perché pensa che relegarsi in spazi esclusivamente virtuali sia solo d'aiuto a chi cerca di sgretolare il tessuto sociale.\n\nL'idea è di sperimentare, smontare, studiare e implementare servizi digitali affinché siano replicati e far sì che le azioni di riappropriazione della tecnologia si moltiplichino e si diffondano. Hacklabbo crea coscienza e condivisione della conoscenza, diffonde l'uso di tecnologie e software liberi.\n\nQuesto è ciò che i suoi partecipanti intendono per attitudine hacker. Hacker ha un significato ben diverso da quello che intende la vulgata: non è rubare dati e denaro o 'bucare' facebook. Hacker è l'attitudine curiosa ad aprire la scatola e guardarci dentro, a smontare e rimontare hardware e software; è, cioè, un uso critico della tecnologia, una critica attiva a quanto la tecnologia ufficiale impone con piattaforme e software proprietari.\n\n\n\n## Contesto\n\nFin da quando è nato, Hacklabbo ha promosso l'uso del software libero, cioè software che garantisce:\n\n- 0. Libertà di eseguire il programma come si desidera, per qualsiasi scopo.\n- 1. Libertà di studiare come funziona il programma e di modificarlo in modo da adattarlo alle proprie necessità.\n- 2. Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare gli altri.\n- 3. Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti apportati, in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio ([gnu.org](https://www.gnu.org/philosophy/free-sw.it.html)). Il software proprietario è, appunto, di proprietà di determinati\n\n**I governi, più o meno democratici, in genere sono molto interessati a conoscere in dettaglio i dati ritenuti sensibili della propria popolazione, per poter esercitare meglio controllo e repressione .**\n\nindividui o organizzazioni e le licenze ne consentono determinati usi solo sotto particolari condizioni, impedendone altri (ad esempio, la personalizzazione e il miglioramento del software stesso). Vivendo nell'era in cui le informazioni hanno un enorme valore, non ci si meraviglia se i grandi attori in gioco possiedono gli strumenti e le infrastrutture tecnologiche.\n\nDai dati ricavati dalla profilazione degli utenti e da ogni singola interazione compiuta con gli strumenti tecnologici le corporations traggono profitto: o direttamente, attraverso il marketing, o con la vendita diretta dei dati ad altri attori. I governi, più o meno democratici, in genere sono molto interessati a conoscere in dettaglio i dati ritenuti sensibili della propria popolazione, per poter esercitare meglio controllo e repressione.\n\n![](/numeri/immagini/05/_page_26_Picture_1.jpeg)\n\nCentrale è quindi la questione della proprietà dei dati. Quando utilizziamo piattaforme commerciali cediamo gratuitamente i nostri dati, ma non solo. La piattaforma commerciale può manipolare o cancellare da un momento all'altro i contenuti, i dati, che ognuno di noi le ha concesso. Per esempio, negli ultimi anni diversi account di collettivi e gruppi politici sono stati cancellati dai social network commerciali per aver pubblicato contenuti sulla resistenza in Kurdistan, \"in violazione della policy\".\n\nPer contro facendo uso di servizi autogestiti ognuno può avere il controllo dei propri dati e renderli più sicuri.\n\nGli attivisti per una tecnologia autogestita sanno che le grandi corporations creano artificialmente dei bisogni e li sfruttano per farne profitto. Di conseguenza pensano sia necessario smettere di alimentare questo meccanismo in cui si è solo dei numeri e grazie a cui grandi multinazionali incrementano i propri profitti e li investono per aumentare i bisogni o per influenzare il comportamento sociale e politico degli utenti.\n\nÈ quello che è accaduto, per esempio, con Cambridge Analytica (CA). Questa società di consulenza britannica ha influenzato le campagne elettorali negli Stati Uniti nel 2016 (pro Trump) e in Inghilterra in occasione del referendum sulla Brexit per mezzo di una comunicazione strategica che si serviva dei dati che gli stessi utenti offrivano alle grandi piattaforme mainstream.\n\nÈ quindi necessario assumere maggiore consapevolezza sul fatto che tali meccanismi ci influenzano profondamente: essere profilati non è qualcosa di neutrale; vuol dire anche rischiare di diventare dipendenti dal mezzo ed essere indotti a compiere alcune azioni, dall'acquistare un prodotto online fino a esprimere una preferenza elettorale.\n\n## Come funziona\n\nDurante gli incontri del mercoledì, che possono durare anche fino a tarda notte, singoli individui e membri di vari collettivi partecipano alla convivialità di Hacklabbo. Periodicamente si svolgono assemblee le cui decisioni riguardano le attività che riguardano l'intero collettivo. Da conversazioni e ciappini (in bolognese: lavoretti pratici) si sviluppano riflessioni che contribuiscono all'autoformazione e alla crescita collettiva.\n\nQueste discussioni sono alla base dell'organizzazione di nuovi servizi e nuove infrastrutture.\n\n## Servizi\n\nI servizi autogestisti sono servizi alternativi rispetto a quelli delle corporations, sono gestiti in modo assembleare da collettivi che condividono gli stessi principi libertari. Gli strumenti messi a disposizione, sempre gratuitamente, sono i più disparati; da quelli per la comunicazione, email e mailinglist, a quelli di videoconferenza o messaggistica istantanea. Ci sono strumenti per collaborazione collettiva per produzione di contenuti, come pad, wiki o più specialistici per la produzione di software. Imprescindibili sono i servizi di trasferimento, conservazione, condivisione, sincronizzazione di file tra persone o gruppi. Tra i servizi a disposizione ci sono anche veri e propri social network, come Mastodon, la piattaforma di microblogging simile a Twitter che recentemente ha ricevuto molte attenzioni. La prima istanza in lingua italiana tra tutte quelle attive oggi è nata proprio nei sotterranei di XM24 nel 2018. Inoltre esistono veri e propri archivi digitali come \"arkiwi\" e \"grafton9\", e agende condivise per la pubblicazione di eventi che si tengono in città (\"[balotta.org](https://balotta.org)\", nato sulla scia e sul codice del progetto dell'hacklab torinese \"[gancio.org](https://gancio.org)\").\n\nOgni collettivo è autonomo e vive del continuo confronto con gli altri partecipanti di Hacklabbo, dando concretezza all'idea di mutuo aiuto. I vari servizi effettivamente si danno supporto reciproco e si contaminano, sono interconnessi nella consapevolezza che la molteplicità ne aumenta i benefici per ognuno.\n\nFondamentale è inoltre il rapporto umano, la condivisione fisica. C'è un rapporto umano tra chi coltiva la tecnologia autogestita, chi costruisce l'infrastruttura informatica e chi la utilizza: si instaura così una catena di fiducia. L'idea alla base dell'attitudine hacker è quella di minare la delega del\n\nlinguaggio informatico alle multinazionali, ai governi o a altre istituzioni statali, cioè di mantenere aperto un ambiente che si tende a chiudere sempre più secondo logiche proprietarie. I servizi autogestiti vogliono mantenere vivo lo spirito iniziale del World Wide Web, cioè garantire un utilizzo democratico perché condiviso delle tecnologie informatiche. Storicamente sia l'informatica applicata che internet nascono come tecnologie militari! Erano altri mezzi per mantenere il primato tecnologico e militare degli USA durante la guerra fredda. Queste tecnologie stanno diventando possesso esclusivo di oligopoli o monopoli, come nel caso delle Big Tech (Google ora Alphabet, Amazon, Facebook ora Meta, Apple, Microsoft) che dominano il mercato. L'autogestione dei servizi digitali si oppone alla prassi capitalista che ha trasformato la rete - nata come «rete tra pari» - in qualcosa di gerarchico volto al profitto di pochi.\n\n![](/numeri/immagini/05/_page_28_Picture_5.jpeg)\n\n## Divulgazione\n\nHacklabbo vive di una continua autoformazione sia nel momento di confronto settimanale, sia nel lavoro quotidiano dei singoli collettivi che si concentrano su determinati servizi e che su quello continuano a formarsi, a formare altri e a fare divulgazione. Una volta all'anno Hacklabbo organizza due giornate di seminari e di presentazioni aperte al pubblico in cui sono affrontati temi riguardanti la riappropriazione, lo studio, la critica degli strumenti tecnologici. L'evento che si è sempre svolto in spazi autogestiti si chiama Hack or Di(Y|e), nome che richiama alla programmazione ma anche al Do It Yourself. La prossima sarà la nona edizione, e pur essendo un evento di nicchia attira oramai moltissime persone da ogni parte d'Italia.\n\nAltri esempi di divulgazione sono il programma radio Hack or Dye che da sette anni viene trasmesso dall'emittente locale Radio città Fujiko, oppure i due volumi del libro *Soberania tecnologica*, una raccolta di saggi che raccoglie esperienze su diverse tecnologie autogestite, scritta originariamente in spagnolo e che Hacklabbo ha contribuito a tradurre in italiano.\n\n## Sostentamento\n\nDal punto di vista economico Hacklabbo e i vari collettivi vivono grazie a una costante compressione dei costi, che si concretizza nell'utilizzo di hardware riciclati o nella condivisione di connettività casalinghe. C'è un'ottica del risparmio molto forte e anche un'attenzione a limitare l'impatto ambientale, utilizzando per quanto possibile energia da fonti rinnovabili e hardware destinato allo smaltimento. Fonti di sostentamento per le proprie attività sono gli eventi pubblici, come l'appuntamento annuale descritto in precedenza, la vendita di magliette, felpe, adesivi, presine autoprodotte ma soprattutto le donazioni di singoli, collettivi, spazi sociali e gli hackmeeting nazionali in cui è richiesta una sottoscrizione all'ingresso che viene poi divisa tra lo spazio ospitante e i vari servizi.\n\n## Rete\n\nHacklabbo e gli altri hacklab sparsi sul territorio italiano (e non solo) si incontrano ogni anno durante Hackmeeting, un evento che si svolge in Italia dal 1998 e che coinvolge una grande comunità di appassionati di tecnologia, attivisti e hacker. Hackmeeting si svolge solitamente in uno spazio autogestito, dura tre giorni e prevede almeno tre talk in contemporanea, da mattina a notte, oltre a diverse attività, organizzate o spontanee, come workshop, laboratori, tavole rotonde, assemblee e altri momenti di condivisione. I partecipanti sono principalmente appassionati di tecnologia, ma l'evento è aperto a chiunque sia interessato a partecipare e a contribuire alla comunità.\n\nInoltre, Hackmeeting è un evento autogestito, ovvero organizzato e gestito interamente dai partecipanti stessi, che si organizzano in gruppi di lavoro e collaborano per organizzare le diverse attività e la logistica dell'evento.\n\nHackmeeting a sua volta è parte di una federazione più ampia. Non formale, ma di fatto. Anche fuori dall'Italia si svolgono hackmeeting: ciò accade in Spagna e in altre parti d'Europa, in Messico, in Bolivia e in Nord America. Questi eventi locali sono anche occasioni di incontro e coordinamento tra attivisti provenienti da diverse parti del mondo.\n\n## Conclusione\n\nL'azione hacker ha trovato un terreno fertile a Bologna, soprattutto dopo gli hackmeeting del 2014 e 2021 che si sono svolti in città. Ogni evento è stato un punto di svolta contribuendo a dare vita a un movimento molto trasversale e sostanzialmente immune a quelle divisioni per aree politiche tipiche dei movimenti sociali. Questo perché si concentra sulle pratiche più che sull'ideologia.\n\nDiffondere pratiche di base, come l'installazione di sistemi operativi linux in sostituzione a windows, all'inizio non è stato per niente semplice. Ora, dopo anni di lavoro, vi è maggiore sensibilità nei confronti di un uso consapevole e critico delle tecnologie e sul fatto che normalmente non utilizziamo tecnologie sicure. Nel tempo alcune pratiche volte ad autogestire la tecnologia si sono allargate nei movimenti e all'interno degli spazi sociali e la curiosità e la consapevolezza sull'utilizzo critico delle tecnologie risulta sempre più in aumento.\n\n![](/numeri/immagini/05/_page_31_Picture_2.jpeg)\n\n### Contatti\n\n- email: hacklabbo@posta.indivia.net\n- \u003chttps://hacklabbo.indivia.net/\u003e\n- \u003chttps://it.hackmeeting.org/\u003e\n- \u003chttps://hacklabbo.indivia.net/book/sobtec2/it/\u003e\n\n### Link interessanti\n\n- \u003chttps://www.indivia.net\u003e\n- \u003chttps://www.esiliati.org/\u003e\n- \u003chttps://bida.im\u003e\n- \u003chttps://lattuga.net\u003e\n- \u003chttps://ofpcina.net/\u003e\n- \u003chttps://www.autistici.org/\u003e\n- \u003chttps://hackordie.gattini.ninja/\u003e\n- \u003chttps://balotta.org/\u003e\n"}