title: "Editoriale"
date: "2023-06-01"
autori:
  - "Redazione"
numero: "5"
sezione: "Editoriale"
pagina: 3
permalink: "https://semisottolaneve.net/articoli/05-editoriale/"
content: "\n![](/numeri/immagini/05/_page_3_Picture_0.jpeg)\n\nIn un articolo pubblicato nella rivista «Interrogations» nel lontano 1975, Giampietro (Nico) Berti coniò questa felice espressione per descrivere, in estrema sintesi, la natura e la vocazione più profonda dell'anarchismo: «nella Storia, ma contro la Storia». L'anarchismo, movimento politico volto alla trasformazione rivoluzionaria della società in vista della realizzazione di una società contrassegnata dal socialismo libertario, fondata sull'autogestione dei produttori e la cooperazione volontaria ed egualitaria degli individui e dei gruppi sociali, si è posto fin dal suo costituirsi *nella storia* a fianco delle classi oppresse e sfruttate, dei movimenti di emancipazione, di rivolta e sovversione dell'ordine costituito, per contribuire al cambiamento politico e sociale auspicato; al contempo, si è sempre manifestato – e sempre si manifesterà – *contro la storia*, in quanto sua caratteristica precipua è quella di negare sul piano teorico la legittimità morale e politica del principio del dominio e di ogni forma di rapporto gerarchico tra gli esseri umani; di contestare, dunque, ogni manifestazione storica e politica di tale principio: passata, presente e futura.\n\nCiò che si è determinato, nel corso degli ultimi decenni, è che, per un concorso complesso di circostanze, che non è possibile analizzare in questa sede, l'anarchismo è progressivamente e mestamente scivolato *fuori dalla storia*. Il tramonto delle ideologie rivoluzionarie, il crollo verticale della capacità utopica e immaginativa della società, la bancarotta del comunismo realizzato, l'impossibilità o incapacità di disegnare un percorso di lotta e di trasformazione sociale complementare e alternativo a quello fatto proprio da gran parte dell'anarchismo storico di matrice socialista a cavallo tra Otto e Novecento, hanno spinto ai margini il movimento anarchico, riducendone la reale capacità di incidere nella storia.\n\nMolte riflessioni sono state spese recentemente su questo fondamentale e dirimente punto. Il nostro contributo, come chi ci segue fin dall'inizio di questa avventura editoriale ben sa, muove appunto da questo quesito: posto che l'anarchia, ossia una società di liberi, uguali, sorelle e fratelli, non può che costituire l'orizzonte regolativo, la stella polare, la bussola necessaria a orientare il cammino del più generoso progetto di emancipazione sociale mai concepito, come è possibile, oggi, restituire attualità all'anarchismo, far sì che esso torni a essere un protagonista credibile ed efficace *nella storia*, condizione a sua volta ineludibile per chi abbia l'ambizione di porsi con altrettanta efficacia e credibilità *contro la storia*?\n\nLa risposta – alla luce dell'esperienza storica, della riflessione teorica, del buon senso (rivoluzionario), di un approccio sistematicamente non-ideologico e non dogmatico – risiede nel valorizzare, connettere, interrogare i semi di libertà che prefigurano, qui e ora, un mondo nuovo e diverso, per molti aspetti alternativo a quello, in crisi profonda, se non in disfacimento, in cui oggi viviamo, delle democrazie avanzate, dei vecchi e nuovi regimi autoritari, dell'economia capitalista estesa su scala globale.\n\nCi è sembrato e ci sembra più proficuo raccontare esperienze ed esperimenti di libertà, uguaglianza e solidarietà realizzati, piuttosto che insistere troppo sulla, o limitarsi alla, critica negativa e demolitrice della attuale società e delle sue istituzioni, peraltro sempre più precarie. Per certi versi, abbiamo adottato, e chiediamo ai nostri lettori, un cambiamento di paradigma: la critica della società non deve emergere principalmente da un discorso ideologico, fattosi negli anni troppo spesso incomprensibile e autoreferenziale, ma, esplicitamente o implicitamente, dall'affermazione positiva e in parte realizzata di un modo diverso di vivere, lavorare, socializzare.\n\nAnche in questa quinta uscita della nostra rivista, i lettori vecchi e nuovi – che speriamo sempre più numerosi – sapranno cogliere questo *spirito costruttivo* nei vari articoli che sono andati a formare il numero. Tale spirito è il vero collante tra contributi che esprimono, inevitabilmente, sensibilità parzialmente difformi: infiniti sono i colori e le sfumature della libertà e il libero pensiero teorizza e pratica la diversità come un valore. Non teme il libero confronto delle idee, ma lo sollecita. Non respinge la *concordia discors*, ma la ricerca incessantemente.\n\nCrediamo fermamente nel principio della *sovranità del lettore*: il quale arriverà alla sua «verità» – ci auguriamo – anche grazie agli strumenti, alle informazioni e alle indicazioni che la nostra piccola rivista saprà fornirgli, nella lucida consapevolezza che i temi trattati in ogni numero sono spesso, obiettivamente, molto complessi: si tratta di questioni che necessitano di diversi approfondimenti e riflessioni. Meritano di essere ripresi e analizzati da angolature diverse. Così stiamo facendo e faremo.\n\nIn questo numero, nelle *Esperienze*: Thea Venturelli descrive e interroga *Tana libera tutti*, scuola libertaria di Parma, appartenente alla Rete per l'Educazione Libertaria. Una scuola che copre l'arco cronologico-educativo che va dalla materna alla primaria, fondata sulla sperimentazione continua, su un rapporto non gerarchico tra docente e discente, sui concetti di genitorialità condivisa e comunità auto-educante, sull'educazione del bambino alla, e nella, autonomia. Alberto Franchini e Shunsuke Shimizu illustrano un interessante esperimento di architettura partecipata e, in un certo senso, di anarchia realizzata: il dormitorio studentesco di Bauhäusle, presso Stoccarda, nato e sviluppatosi negli anni Ottanta del secolo scorso grazie alla collaborazione di oltre 200 studenti con alcuni docenti dell'Istituto per l'edilizia e la progettazione. La «cacofonia visiva» che ne è nata è un esempio emblematico di come l'ordine e l'equilibrio possano sorgere da una combinazione variabile di spontaneità e organizzazione, in un contesto rigorosamente non-gerarchico. A. Soto e Micorriza ci introducono ad *Hacklabbo*, laboratorio hacker di Bologna, che lotta per la libera circolazione dell'informazione, il diritto alla privacy e all'anonimato ma, contemporaneamente, anche per la condivisione delle conoscenze tramite l'autoproduzione di infrastrutture digitali e comunicazioni autonome fondate sulla partecipazione.\n\nNegli *Approfondimenti*: Valeria Giacomoni racconta, con particolare riferimento al Trentino, la nascita e lo sviluppo degli ecomusei, esempi di partecipazione popolare alla memoria storica, ambientale, artistica, di un dato luogo, nell'ambito di una pianificazione territoriale dal basso. Felice Liperi ritorna sul tema delle contraddizioni legate al sentimento antiamericano che complica la lettura del perdurante e lacerante conflitto ucraino, che ha assunto sin dall'inizio una importanza mondiale. Amir Khosravi si occupa del caso iraniano, delineando permanenze e mutamenti del rapporto tra religione e potere a partire dall'introduzione dell'islam in terra persiana, trattando la questione della laicità, quella delle donne e descrivendo i caratteri dell'indomito movimento di protesta (ri)iniziato con il barbaro e grottesco assassinio di Mahsa Amini, causato da una ciocca di capelli fuori posto. Antonello Azzarà affronta il tema delle misure alternative al carcere con riferimento al caso italiano, sottolineando i pregi, ma anche i limiti, di questa misura punitiva, della quale non possono beneficiare i detenuti stranieri e i nullatenenti e che si inserisce in un ordinamento di cui auspichiamo la completa depenalizzazione. Invece, forte del sostegno di una opinione pubblica in larga misura orientata in senso forcaiolo, sdoganatasi soprattutto negli ultimi decenni, lo Stato italiano sembra voler andare in tutt'altra direzione.\n\nNella *Conversazione* Chiara Gazzola dialoga con Pino Cacucci, scrittore e traduttore di grande reputazione e successo, autore da sempre vicino agli ideali libertari, ribaditi anche in questa sede: al centro della conversazione l'ultima ponderosa fatica dell'autore bolognese, *L'elbano errante*, romanzo storico che rivela il lato oscuro del Rinascimento, stagione di risorgimento culturale ma anche di massacri e guerre interminabili sotto il segno del fanatismo religioso.\n\nNell'*Internazionale* Luca Bognanni denuncia la falsa liberazione promossa e promessa dagli «hippies neoliberisti», nomadi digitali del tutto funzionali al sistema che affermano di contestare, ma dal quale in realtà si preoccupano di trarre il massimo profitto col minimo sforzo.\n\nNelle *Radici* il lettore troverà la presentazione di due grandi figure appartenenti, ciascuno a suo modo, a una corrente di pensiero più ampia dell'anarchismo, che non è improprio definire libertaria. Corrente che la rivista intende valorizzare e far conoscere, perché crede nella proficua contaminazione delle idee e vi ritrova una inappagabile aria di famiglia: la filosofa e teologa Simone Weil, miliziana della colonna Durruti durante la guerra civile e rivoluzione spagnola, implacabile critica della statolatria marxista ma anche dell'individualismo liberale e democratico, introdotta da Flavio Lazzarin; l'attivista e scrittore Carlo Rosselli, critico e revisore del marxismo, fautore di un socialismo liberale, democratico e federalista che molti punti in comune presenta con l'anarchismo critico elaborato in quegli anni dall'amico Camillo Berneri: Nicola Del Corno chiarisce l'insopprimibile anelito libertario dell'animatore di «Giustizia e Libertà».\n\nUn gruppo di recensioni, a opera di Francesco Codello e Franco Melandri, invita infine il lettore a trarre utili spunti di analisi e di azione da vecchi e nuovi volumi: *Anarchia come organizzazione*, di Colin Ward; *Anarchia e cooperazione. Alle origini di un rapporto (1861-1914)*, di Antonio Senta; *Dallo Stato alla comunità: il mondo di domani*, di John Clark; i *Discorsi sull'autogoverno* di Matthew Wilson.\n\nConcludiamo rinnovando l'invito a sostenerci, soprattutto tramite abbonamenti, e ad aiutarci a diffondere la rivista, contribuendo, così, alla circolazione delle idee per le quali si batte.\n\n"
