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Carlo Rosselli (1899-1937)

Sezione: Radici
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È nota quella pagina del sesto capitolo di Socialismo liberale nella quale Carlo Rosselli esaltava il metodo liberale quale miglior mezzo di autogoverno per una società; un metodo che aspirava a che le comunità politiche potessero amministrarsi da sé «con le loro forze, senza interventi coercitivi o paternalistici». Tale metodologia, spiegava l’autore, consisteva nel principio che la libera persuasione individuale fosse l’unica via praticabile per arrivare alle decisioni riguardanti la polis nel suo insieme. Da un punto di vista più strettamente istituzionale, tale metodo poteva esemplificarsi in un insieme di regole del gioco, tese a contenere le inevitabili, e anzi auspicabili, discordie sempre risorgenti nella società entro una pacifica convivenza, capace di assicurare una feconda dialettica fra partiti, movimenti e individui.

Risulta pertanto indubitabile l’appartenenza di Rosselli alla migliore tradizione del socialismo democratico, liberale, e più complessivamente libertario nel suo costante impegno a contrastare ogni soluzione dittatoriale, fascista o comunista che fosse. La passione democratica di Rosselli si sostanziava per essere prescrittiva, ossia in prima istanza si batteva per il pieno riconoscimento dei diritti individuali, per la promozione di una maggiore uguaglianza pur nel rispetto delle differenze, per la ricerca di una nuova forma di partecipazione politica che partendo dal basso non si risolvesse in una indistinta massificazione della società, ma garantisse cooperazione, così come autonomia e pluralismo. Rosselli cercò costantemente un sottile equilibrio fra democrazia formale e democrazia sostanziale; se infatti era vero che la democrazia aveva sue proprie regole procedurali che non andavano stravolte, d’altro canto però doveva soprattutto coinvolgere nella gestione della cosa pubblica il maggior numero di cittadini, fungendo da elevazione morale e politica per i ceti subalterni. Compito pertanto dei socialisti e dei libertari era quello di comprendere finalmente come il problema di una società libera fosse quello di fornire ai cittadini una coscienza politica che li coinvolgesse in pratiche concrete di autogoverno. Non sorprende allora come la preoccupazione di rendere pienamente partecipativa l’Italia, una volta uscita dalla dittatura fascista, fosse uno dei temi portanti della riflessione e dell’azione politica rosselliana: la libertà, che sino a quel momento aveva riguardato solo alcune minoranze privilegiate, doveva ora divenire per la prima volta nella storia una pratica del vivere civile condivisa da tutta la popolazione. Ma perché ciò si concretizzasse, era necessario che la democrazia non risultasse una mera forma di governo rappresentativo, ma divenisse sostanziale nelle più diverse manifestazioni della collettività; «uomini vogliamo, non schede, non numeri, non tessere», questo era l’appello di Rosselli nel rimarcare la differenza fra la democrazia considerata come sola forma e quella invece come efficace sostanza; il risultato nel primo caso era stato, lo ricordava una volta di più, il fascismo. Trasformati in meri elettori, i cittadini rimanevano infatti in una condizione di subalternità, come ribadiva nel famoso articolo Contro lo Stato: «in poco più di un secolo i cittadini, trasformati in elettori, sono stati retrocessi a sudditi». In un articolo di commento al plebiscito del 13 gennaio 1935 riguardante il territorio del bacino della Saar Rosselli invitava a diffidare di una democrazia puramente quantitativa, di una sorta di «tocquevilliana» tirannia della maggioranza, dove gli elettori fossero ridotti alla stregua di massa, e non considerati cittadini consapevoli, dotati ciascuno di una propria autonomia intellettuale in grado di fargli assumere decisioni meditate secondo il proprio sentire, senza timore per questo di risultare in minoranza.

Far diventare sostanziale la prassi democratica significava allora per Rosselli in prima battuta rendere effettivamente vivi gli «organi di vita civile», strappandoli alla sclerotizzazione burocratica e ad ogni pretesa di guida coattiva; pertanto i comuni, i consigli di fabbrica e di azienda agricola, le camere del lavoro, i partiti, i giornali, la scuola, le associazioni dovevano essere trasformati in dispositivi in grado di assicurare la partecipazione diretta e il controllo effettivo degli individui che ne facevano parte. Ampliare le possibilità dell’agire politico, anche in vista di una prossima uscita dall’autoritarismo fascista, presupponeva superare schemi meramente classisti, per dare il giusto valore alla scelta personale in un contesto sociale comunque solidale. Un esempio di tale società libertaria era individuato da Rosselli nel famoso discorso pronunciato da Radio Barcellona il 13 novembre 1936, allorché avvertiva come in Catalogna «un ordine nuovo è nato, basato sulla libertà e sulla giustizia», una dimostrazione pratica di come «le più audaci conquiste sociali si fanno rispettando la personalità dell’uomo e l’autonomia dei gruppi umani» a scapito della «statolatria».

La democrazia rivoluzionaria che Carlo aveva in mente a metà degli anni Trenta, con fascismo e nazismo ormai saldamente al potere, risultava inoltre un progetto con ambizioni transnazionali, e quindi non limitato al solo orizzonte post-mussoliniano del nostro paese. Per rendere concreti i benefici dell’agire democratico, e per superare definitivamente le «barbarie» dello Stato «mostro» coevo, Rosselli pensava alla creazione di nuove istituzioni europee, legittimate da una assemblea eletta da tutti i popoli del continente; bisognava pertanto pensare, come abbozzava in modo non ancora pienamente formulato nel maggio 1935, a una futura costituzione federale europea che avesse quale compito primario quello di svalorizzare frontiere, dogane, e più in generale ogni forma di nazionalismo.

Bibliografia

Alcuni scritti di Carlo Rosselli

Oggi in Spagna, domani in Italia, a cura di A. Garosci, Einaudi, Torino, 1967.

Socialismo liberale (1930), a cura di J. Rosselli, introduzione di N. Bobbio, Einaudi, Torino, 1997.

Scritti dall’esilio, a cura di C. Casucci, Einaudi, Torino, 1988-1992, 2 voll. Scritti politici, a cura di Z. Ciuffoletti e P. Bagnoli, Guida, Napoli, 1988.

Alcuni scritti su Carlo Rosselli

  • P. BAGNOLI, Carlo Rosselli tra pensiero politico e azione, Passigli, Firenze, 1985.
  • N. DEL CORNO (a cura di), Carlo Rosselli: gli anni della formazione e Milano, Biblion, Milano, 2010.
  • Z. CIUFFOLETTI, Contro lo statalismo. Il “socialismo federalista liberale” di Carlo Rosselli, Lacaita, Manduria, 1999.
  • E.R. PAPA, Rileggendo Carlo Rosselli. Dal socialismo liberale al federalismo europeo, Guerini e Associati, Milano, 1999.
  • S. G. PUGLIESE, Carlo Rosselli. Socialista eretico ed esule antifascista 1899-1937, Bollati Boringhieri, Torino, 2001.
  • N. TRANFAGLIA, Carlo Rosselli dall’interventismo a Giustizia e Libertà, Laterza, Bari, 1968.