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Bauhäusle. Architettura come processo sociale

Sezione: Esperienze

Bauhäusle non è solo uno dei dormitori studenteschi più popolari del campus suburbano di Vaihingen presso Stoccarda, ma è anche uno di quelli in cui si può riconoscere un forte senso di comunità basato su principi come l’auto-organizzazione, la condivisione del cibo e l’ecologia.

Il recente anniversario dei 40 anni ci offre un’occasione per riflettere su questo luogo non comune in cui l’architettura ha svolto un ruolo centrale nel processo di creazione di questa particolare comunità malgrado il rapido avvicendamento dei suoi abitanti. Gli studenti che vi abitano attualmente hanno organizzato una settimana di festeggiamenti, tra il 3 e l'8 luglio 2022, con l’apertura dello studentato, una mostra con padiglione auto-costruito per spiegare il principio costruttivo, visite guidate, feste, concerti e altri eventi che hanno visto la partecipazione di studenti, visitatori curiosi, vecchi e nuovi abitanti. La presenza di ex abitanti testimonia il forte senso di appartenenza che questo edificio, con il suo processo progettuale condiviso, il suo peculiare metodo di auto-costruzione, auto-manutenzione e la sua particolare organizzazione, è in grado di trasmettere. Lo scopo di questo breve articolo è raccontare le strategie adottate per attivare varie forme di interazione sociale tra gli abitanti, descrivere il modo in cui essi si identificano nello spazio attraverso la sua modificazione e rendere conto del modo in cui l’edificio viene abitato e governato oggi.

Lernen durch selberbauen (imparare costruendo da sé)

Questo dormitorio è il risultato delle idee e del lavoro di circa 220 studenti del corso di Baukonstruktion I (costruzione edile) dei professori Peter Sulzer e Peter Hübner, dell’Institut für Baukonstruktion und Entwerfen (Istituto per l’edilizia e la progettazione). Questi professori avevano deciso all’inizio degli anni ottanta di basare il loro insegnamento sul motto Lernen durch selberbauen (imparare costruendo da sé) e hanno seguito la richiesta di alcuni studenti del primo anno di progettare e costruire il proprio alloggio per far fronte alla difficoltà di trovare delle camere in affitto. Da quel momento in poi agli studenti del loro corso è stato chiesto di progettare una stanza per se stessi, imparando bisogni, dimensioni e movimenti del corpo.

Alla base di questo esperimento architettonico c’è una precisa idea pedagogica: per insegnare l’architettura e la sua costruzione non basta formare gli studenti attraverso disegni e progetti simulati, ma è necessario seguirli nell’adempimento di un compito reale, sia attraverso la progettazione, utilizzando anche modelli in scala, sia con l’autocostruzione. Questo concetto non è lontano da quello di Learning by doing del pedagogista e filosofo americano John Dewey o da quello meno noto di «Università produttiva» dello storico dell’architettura italiano Bruno Zevi. Gli studenti iscritti al corso erano divisi in diversi gruppi, ciascuno supervisionato da un professore o assistente. Ogni gruppo era autonomo nella progettazione e nella realizzazione di una propria tipologia di stanze con i propri materiali costruttivi, tecnica e forma specifici. Tra un gruppo di stanze e l’altro venivano lasciati intenzionalmente degli spazi vuoti, colmati con altre stanze nel corso del cantiere, per evitare discussioni tra i gruppi sul posizionamento dei muri di partizione. Il processo decisionale che porta al risultato finale è quindi tutto all’interno del gruppo ed è soprattutto grazie a questa micro scala sociale che è in gioco la capacità dei singoli di mediare tra posizioni diverse e arrivare a una soluzione condivisa da tutti i membri del gruppo.

Le differenze tra i lavori dei vari gruppi sono ben visibili dall’esterno e ci raccontano come qui gli architetti abbiano rinunciato alla loro autorialità per lasciare spazio a una creatività collettiva di tipo particolare, in cui il risultato finale complessivo è una forma composita fatta di idee e forme diverse non predeterminato da nessuno: non si tratta di un risultato uniforme come nei banali dormitori istituzionali in cui committenti e architetti decidono per gli utenti cosa è meglio per loro, come se avessero tutti le stesse esigenze e stili di vita.

Qui l’intera costruzione è suddivisa in parti controllate dai singoli gruppi e l’esito globale è un lavoro corale in cui le parti, non essendo in perfetto accordo tra loro, creano una sorta di cacofonia visiva. Il risultato complessivo non è risolto in modo tradizionale, dove la forma è conclusa in se stessa e talvolta autoreferenziale, ma le sue parti sono semplicemente giustapposte l’una all’altra in un modo che crea molte tensioni e attriti. Questa strategia può essere vista come vitale per questa antidogmatica comunità di studenti, perché, ad esempio, i molti interstizi hanno stimolato la loro creatività per costruire nuovi spazi intermedi di mediazione tra interno ed esterno, ampliando le possibilità di interazione tra architettura e natura.

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La libertà creativa che si può notare in tutte le diverse soluzioni è stata possibile perché il Bauhäusle è stato classificato come edificio sperimentale temporaneo e per questo motivo non è stata richiesta la licenza edilizia che avrebbe imposto limitazioni sull’aspetto degli edifici. Questa condizione non è affatto secondaria e va considerata come un punto di partenza fondamentale per proporre modelli abitativi alternativi come quello in questione. D’altra parte, anche il lavoro degli studenti deve essere considerato una condizione essenziale per la comprensione di quest’opera. Il fattore umano è specifico e caratterizza in modo peculiare questa esperienza. Si pensi, ad esempio, alla loro maggiore capacità immaginativa rispetto a persone che in altre fasi della loro vita sono più soggette ai condizionamenti della società.

La forma architettonica è sempre il risultato di uno specifico processo organizzativo del lavoro, che può essere più o meno sostenibile dal punto di vista etico, sociale ed economico. In questo caso, la forma è espressione diretta di una particolare organizzazione del lavoro che valorizza il contributo creativo dei futuri abitanti e rifugge dalle convenzioni tipiche del settore edilizio, in cui l’architetto, o spesso il committente, ha l’ultima parola e decide il risultato finale. L’artefatto costruito è quindi una critica involontaria ai normali processi e appalti che caratterizzano il settore delle costruzioni, come ricorda lo storico dell’architettura Peter Blundell Jones.

Il ruolo dell’architetto con quest’esempio si sposta da quello tradizionale di autore solitario e individualista, che controlla dall’alto verso il basso il risultato formale (come Howard Roark, protagonista di The Fountainhead, il best seller scritto da Ayn Rand), a una figura professionale multidisciplinare, a metà tra architettura e scienze sociali, incaricata di supervisionare e organizzare l’intero processo, dalla progettazione all’autocostruzione. Gli abitanti – opportunamente organizzati e diretti – vi hanno un ruolo attivo e creativo, che si può vedere nel risultato finale realizzato, ma anche nel forte senso di comunità che comunicano le persone con il loro stile di vita.

Un aspetto fondamentale, che ci fa capire il lavoro essenziale e sottile di Sulzer e Hübner nel dirigere gli studenti, riguarda la volontà di rendere possibile la percezione delle attività comuni pur mantenendo l’alto grado di privacy desiderato all’interno delle singole stanze. I trenta appartamenti sono completamente separati dagli spazi comuni da due corridoi che corrono su entrambi i lati della cucina, il che garantisce la privacy in ogni stanza. D’altra parte, molte delle stanze sono progettate con piccole finestre che danno sulla cucina, ovvero lo spazio comunitario

più importante. Quando si esce di casa o si va alla toilette, si passa sempre per la cucina, moltiplicando le opportunità di incontri casuali.

Le trenta camere della versione definitiva sono disposte in otto gruppi e, come già osservato, sono collegate da due corridoi paralleli che racchiudono gli spazi comuni: due bagni e due cucine. Questa struttura è stata progettata dal personale dell’Istituto ed è stata realizzata con il metodo costruttivo di Walter Segal. Un metodo di autocostruzione che utilizza una struttura in legno concepita per essere abbastanza semplice da permettere alla gente comune di costruire la propria casa, anche senza precedenti esperienze nel campo dell’edilizia. Questa parte è stata la prima a essere costruita nell’estate del 1981 e, nonostante l’adozione del metodo Segal, è stata l’unica a essere eretta dagli appaltatori per risparmiare tempo e fornire una prima base di lavoro. Le altre parti eseguite dagli appaltatori sono state l’impianto idraulico e l’impianto elettrico, mentre tutto il resto, come le fondazioni, la carpenteria, la muratura, l’intonaco, l’isolamento, la piastrellatura, è stato eseguito dal personale e dagli studenti. I lavori di costruzione sono stati completati nel 1983.

Auto-manutenzione e personalizzazione

Lo spazio interno è ancora più complesso di quello esterno perché esprime l’individualità degli studenti coinvolti nella sua ideazione e realizzazione, ma anche lo stile di vita degli attuali abitanti che nel corso del tempo hanno apportato numerose modifiche, per adattare le stanze alle loro esigenze. Le camere da 15 a 28 metri quadrati sono delle specie di maisonette (duplex) con terrazze annesse, che offrono un ambiente di vita molto ricco e particolare se confrontato con altri dormitori per studenti dello stesso campus, in cui gli spazi interni sono molto più distaccati dagli esterni. In questo progetto gli esterni devono essere visti come una naturale continuazione degli interni, se non addirittura un loro completamento, sia per quanto riguarda le terrazze di pertinenza delle singole camere sia per gli spazi comuni situati in tutte le direzioni.

Per questi motivi è difficile immaginare che il «Bauhäusle» sia una delle residenze per studenti meno costose dell’area di Stoccarda, con soli 300 euro al mese nel 2022. Inoltre, è importante sottolineare che gli studenti possono persino ottenere uno sconto sul prezzo di affitto se mantengono il loro dormitorio da soli. Tuttavia, non dobbiamo vedere la pratica della manutenzione solo da un punto di vista economico, ma come un prendersi cura dell’edificio che avvicina le persone al luogo e che le avvicina tra loro, ad esempio nelle operazioni più complesse o per le parti comuni.

Per ridurre drasticamente i costi, i materiali utilizzati nella costruzione originale provengono principalmente da prodotti di massa standardizzati, utilizzati direttamente «dallo scaffale» senza tagli, e in minima parte da articoli di scarto, in esubero e di seconda mano. Gli stessi prodotti standard possono essere facilmente acquistati nei negozi di bricolage ancora oggi e di solito sono anche immagazzinati e direttamente accessibili ai residenti in un capanno degli attrezzi, costruito nelle immediate vicinanze dell’edificio originale nel 1993.

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Grazie al metodo di costruzione semplificato, gli studenti possono provvedere da soli alla manutenzione dell’edificio. In altre parole, se un edificio si rompe, gli studenti sono in grado di riconoscerne la causa e di ripararlo immediatamente. Ad esempio, una volta al mese si tiene il Bausonntag (la domenica della costruzione), il giorno in cui gli studenti lavorano insieme per riparare l’edificio. Anche se gli studenti che studiano architettura in questo dormitorio sono pochi, imparano il fai-da-te grazie a queste opportunità di riparazioni quotidiane e accrescono il proprio senso di appartenenza al dormitorio.

Molti degli spazi unici degli studenti sono il risultato della personalizzazione attraverso la costruzione di mobili fai-da-te. Uno studente di economia dell’informazione afferma: «L’importante per il bricolage spontaneo è avere a disposizione materiali e strumenti nel capanno degli attrezzi, improvvisare e testare l’assemblaggio, piuttosto che pianificare e poi ordinare i materiali». Durante la sua residenza quinquennale, ha realizzato qualsiasi tipo di bricolage, dagli scaffali ai tavoli per la visione delle piante, dalle scrivanie per lo studio alle terrazze sul tetto.

Uno studente di ingegneria aerospaziale, residente da un solo anno, ha realizzato una semplice struttura espositiva fai-da-te per conservare ed esporre il suo hobby: le biciclette. A volte ha anche contribuito a progetti relativamente grandi per la ristrutturazione di questo dormitorio.

I grandi progetti come la terrazza, il giardino d’inverno, la cucina e il rifacimento del tetto vengono realizzati insieme; nel 2019, il giardino d’inverno è stato ricostruito in collaborazione con un falegname professionista. Gli studenti si sono riuniti per progettare il nuovo giardino d’inverno e la costruzione è proseguita mentre i professionisti supervisionavano l’uso degli attrezzi e il montaggio.

Uno studente che studia economia sociale dice: «Se trascorri un totale di 50 ore al Bauhäusle lavorando al progetto di ristrutturazione, puoi prolungare il tuo contratto per sei mesi». Questo è un altro meccanismo intelligente per incoraggiare gli studenti a partecipare al lavoro manuale e per mantenere vivo lo spirito originario dei primi abitanti che avevano costruito il proprio dormitorio, nell’idea implicita che il lavoro manuale è un potente veicolo

per la creazione di un profondo senso di appartenenza.

Pertanto, gli studenti vivono insieme in una vera e propria comunità sostenendosi a vicenda. Questo modo di prendersi cura dei propri spazi abitativi e delle loro strutture è raro in una società consumistica dominata dal capitalismo, dove si assiste a una dispersione di conoscenze e competenze, oltre che a un’iper-specializzazione che concorre alla creazione di non-luoghi. Questo esempio, al contrario, è un modello di crescita alternativo per le città, basato sulla vita comunitaria e su un grande senso di appartenenza.

Auto-organizzazione

Questo edificio, di proprietà dell’università, è gestito autonomamente dagli studenti che vi abitano. Undici Ämter (incaricati) sono responsabili dei progetti di costruzione e dell’acquisto dei materiali. All’inizio di ogni semestre vengono eletti in media due studenti per ogni incarico.

Il Wohnheimssprecher (portavoce del dormitorio) è l’Ämter più importante, perché è responsabile dell’intero funzionamento del Bauhäusle, dalla presidenza delle riunioni periodiche (almeno due volte a semestre) alla contabilità, fino alla gestione della comunicazione stampa. Qui vengono discusse tutte le questioni più scottanti, come la selezione del nuovo «Ämter» e le questioni che riguardano i residenti votati. Le grandi responsabilità di questo «Ämter» consentono agli studenti di prolungare di un anno il loro soggiorno.

Il Wohnheimsreferent (referente del dormitorio) gestisce le informazioni degli studenti, come le informazioni di contatto, il nome, la specializzazione, l’anno accademico e così via, i traslochi, ma anche tutti i subaffitti e gli spostamenti all’interno dello studentato. Questa figura funge da collegamento tra gli studenti e lo Studierendenwerk responsabile.

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Lo Studierendenwerk è l’associazione studentesca che gestisce i dormitori e che in ultima analisi firma il contratto di locazione. Il referente di questo Wohnheim (dormitorio) deve anche organizzare visite guidate per presentare il dormitorio ai futuri studenti. Anche questa posizione dà diritto al prolungamento del soggiorno di un anno.

Il Materialamt (addetto ai materiali) e il Baututor (tutor edile) svolgono un ruolo importante per rendere possibili i progetti di bricolage nel Bauhäusle. I loro compiti sono la manutenzione e l’acquisto degli attrezzi, l’insegnamento del loro utilizzo, la cura dell’intero dormitorio, l’organizzazione del Bausonntag (domenica della costruzione) e l’incoraggiamento degli studenti a partecipare ai lavori di ristrutturazione. I Baututor conoscono come è costruito il Bauhäusle e sanno come ripararlo in caso di necessità. Anche se la maggior parte degli studenti di questo Ämter non ha mai studiato architettura, si diverte con i lavori e acquisisce familiarità con l’architettura, trasmettendo questo sapere alle generazioni future. Come abbiamo potuto capire parlando con alcuni di loro questo processo è ben consolidato e ben funzionante.

Nel Bauhäusle gli studenti residenti acquisiscono un senso di responsabilità per la loro casa, partecipando alla gestione del loro dormitorio con compiti suddivisi. Questo permette loro di gestire la casa senza problemi, evitando i conflitti. Inoltre, eventi come i progetti di riparazione del dormitorio e le riunioni regolari offrono agli studenti l’opportunità di pensare e discutere insieme riguardo al dormitorio, contribuendo a creare un senso di comunità tra i residenti.

Consapevolezza ecologica

Uno studente che ha soggiornato in questo dormitorio per più di cinque anni e ha studiato Sviluppo energetico si definisce un «vegano del food sharing». In pratica si rifornisce di cibo solo con il food sharing (movimento di ridistribuzione del cibo in eccedenza, ndr), poiché Bauhäusle è membro di foodsharing.de. Ci sono diversi studenti che partecipano attivamente a questo movimento e di solito vanno in giro per la città in bicicletta a raccogliere le eccedenze. Le grandi quantità di cibo raccolto vengono messe vicino all’ingresso del dormitorio e distribuite agli studenti del Bauhäusle e ai vicini. Pane, verdure, insalate e carne, che altrimenti sarebbero sprecati, sono messi a disposizione gratuitamente. Questa attività ha rafforzato il pensiero ecologico degli studenti del dormitorio.

Gli studenti del «Bauhäusle» insistono anche sul consumo di verdure coltivate localmente. Molti di loro sono membri di So-LaWi (Solidarische Landwirtschaft, Agricoltura solidale). Aderendo a SoLaWi, si assumono la responsabilità comune della

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produzione delle aziende agricole locali affiliate all’organizzazione. Ortaggi, cereali, carne, latte e altri prodotti coltivati e allevati con metodi biologici da aziende agricole locali vengono forniti agli investitori. Il Bauhäusle riceve quindi regolarmente prodotti regionali dalle aziende agricole partner e funge anche da punto di distribuzione.

La maggior parte degli abitanti del Bauhäusle acquisisce o rinforza la propria consapevolezza ecologica durante la sua permanenza in questa struttura poiché passa gran parte della propria vita a contatto con gli altri inquilini, specialmente negli spazi delle cucine al centro del dormitorio, dove la questione del rifornimento di cibo è essenziale ed è decisa in comune. Una studentessa di ingegneria aerospaziale, che vive qui da più di cinque anni, ha raccontato di dover passare attraverso la cucina per uscire all’aperto e che quindi capita spesso di incontrare altre persone per caso nella vita quotidiana. Ha anche detto che questa struttura è un po’ diversa dal precedente dormitorio in cui ha vissuto, perché lì doveva entrare in cucina intenzionalmente e quindi c’erano pochi incontri casuali.

D’altra parte, un’altra studentessa ha detto di essersi interessata allo stile di vita ecologico, come quello vegano, la condivisione del cibo, il «Solawi» e così via, dopo essere entrata in questo dormitorio, perché cucinava sempre insieme agli altri studenti. Quindi, il progetto di questo dormitorio favorisce l’interazione incidentale tra gli studenti e questo porta a diffondere la consapevolezza ecologica nel Bauhäusle.

L’identità del Bauhäusle non si basa solo sulle sue caratteristiche architettoniche e sulle pratiche di bricolage ma anche sulla sua filosofia ecologica.

Considerazioni finali

L’esperimento del Bauhäusle ha avuto un grande impatto sia in Germania, dove possiamo trovare altri alloggi per studenti basati su principi simili, come l’ESA di Kaiserslautern (1981-1987), sia nel Regno Unito grazie al lavoro di Blundell Jones, pioniere nello studio degli edifici come parte e veicolo di processi sociali. Si tratta di un approccio minoritario, che presuppone lo studio degli edifici attraverso la loro realizzazione, cercando di spiegare il funzionamento delle reti sociali che hanno informato l’oggetto fisico. Solo così si può accedere alla comprensione di forme architettoniche che altrimenti apparirebbero, specialmente ai non addetti ai lavori, strane e lontane. Questo approccio, unito alle interviste agli abitanti, offre al lettore l’opportunità di riflettere sull’attualità di una esperienza innovativa, in cui la pedagogia si intreccia con la partecipazione degli utenti alle fasi di progettazione e autocostruzione. Se da un lato la partecipazione è uno strumento utile per creare una comunità, l’autocostruzione può essere vista come un veicolo per radicare questa comunità in uno specifico spazio, che solo grazie a questo processo può diventare un vero e proprio luogo antropologico. L’auto-organizzazione, invece, può essere considerata uno strumento per mantenere viva la comunità; nonostante il breve turn over dei suoi abitanti, l’insieme dei processi legati all’auto-manutenzione, alla personalizzazione e al fai-da-te hanno avuto l’effetto di mantenere i nuovi arrivati legati a questo luogo e di rinnovare lo spirito originario della prima generazione.

Bibliografia

https://www.instagram.com/bauhaeusle_stuttgart/

P. BLUNDELL JONES, P. HÜBNER. Bauen als eine soziale Prozeß - Building as a social process, Axel Menges, Fellbach, 2007, pp. 8-23.

A. FRANCHINI, L’Istituto Universitario di Architettura di Venezia come università produttiva, in Ostilio Rossi P. (a cura di), Bruno Zevi e la didattica dell’architettura, Quodlibet, Macerata, 2019, pp. 143–153.

J. MC KEAN e A. GRAHAME, W. SEGAL: Self-Built Architect, Lund Humphries, London, 2021.