# La Comune Pachamama: vivere l'utopia nel Rio Grande do Sul


**Mário Rui Pinto<sup>\*</sup>**

<sup>\*</sup> Mário Rui Pinto è il responsabile della Casa editrice anarchica portoghese Barricada de Livros.

Dopo la Fiera del libro anarchico di Porto Alegre e un tentativo fallito di entrare in Uruguay, decisi di partire alla volta della Comune Pachamama, proprio nel cuore del Rio Grande do Sul. E siccome in Brasile tutto è lontano… da Porto Alegre, capitale di quello Stato, a São Gabriel, piccolo centro rurale dell'interno, ci vogliono circa cinque ore di pullmann espresso. Poi, altro pullmann, che circola solo nei giorni dispari, e che, per più di quattro ore, percorre una strada sterrata fino a un posto chiamato Pavão. Qui c'era ad aspettarmi Daiane, una dei membri della Comune che avevo conosciuto durante la Fiera, e ci facemmo altri tredici chilometri su una strada piena di buche. E finalmente, mentre il sole tramontava, eccomi nella Comune Pachamama, un'oasi di anarchia in una regione di grandi proprietari.

## Le origini

La Comune fa parte dell'insediamento Assentamento Madre Terra, un'occupazione di 1.700 ettari di terreni lasciati incolti da un'enorme proprietà, la Fazenda Santa Rita. L'occupazione fu promossa dal Movimento dei Lavoratori Agricoli Senza Terra (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra-MST) all'inizio di questo secolo. Nel 2009, l'Instituto Nacional de Colonização e Reforma Agrária (INCRA), un'organizzazione dello Stato brasiliano la cui funzione principale è quella di assegnare le terre alle famiglie povere, ha iniziato il relativo processo di legalizzazione dell'insediamento, coinvolgendo circa 90 famiglie. In Brasile, la terre lasciate incolte possono, in teoria e a seconda della maggiore o minore volontà del potere politico, essere espropriate «per necessità o utilità pubblica, o per interesse sociale» e consegnate a coloro che vogliono coltivarle.

Da dove viene questa terra? Di solito da grandi latifondi che non rispettano quanto stabilito nella Costituzione sulla «funzione sociale della proprietà». Con l'avvento al potere del Partito dei Lavoratori e di Lula, il MST è stato cooptato nell'area di governo e alcuni dei suoi leader sono stati nominati nelle strutture dirigenziali dell'INCRA. Poiché il MST non voleva causare problemi al governo, la lotta per la proprietà terriera si indebolì e ad alcuni militanti, considerati più radicali per non aver accettato questa nuova posizione politica, fu dato l'appellativo di «anarchici» e vennero persino espulsi. Fu questo il caso dei fondatori della Comune che appartenevano al Frente de Massa del MST. Dice Daiane: «Ci siamo sentiti chiamare così tante volte anarchici che alla fine abbiamo deciso di sapere di cosa si trattasse... e siamo arrivati alla conclusione che anarchici lo eravamo per davvero. Da quel momento, abbiamo assunto l'anarchismo come un obiettivo nostro e della Comune».

## La Comune

La Comune Pachamama ha circa 100 ettari e attualmente fanno parte del progetto 16 adulti e 4 bambini, ma non tutti gli adulti vivono in modo permanente nella Comune. Durante la mia permanenza, i membri residenti erano 6 adulti e 4 bambini. Dei 100 ettari menzionati, ogni membro residente ha diritto a 1 ettaro dove può piantare ciò che vuole. I restanti sono destinati alle infrastrutture, alle coltivazioni, al pascolo e alle pianure alluvionali per la produzione di riso, oltre ad una zona protetta di foresta originaria, in cui la Foresta Atlantica convive col Bioma Pampa. Le principali infrastrutture sono tre case per i residenti, una casa collettiva – che funge da cucina e luogo per pasti e riunioni –, e la Casa del Miele, dove avviene la lavorazione e il raffinamento di questo prodotto. Miele e riso biologico – senza veleni e senza padroni – sono i due prodotti che la Comune destina alla vendita, sia diretta nei mercati biologici che su ordinazione attraverso i social networks. Oltre a questi, c'è tutta una produzione agricola, anch'essa biologica, per l'autoconsumo – varie specie di ortaggi, piante aromatiche, frutta, latte e formaggio, raccolte di semi, ecc. –, portata avanti individualmente o collettivamente, che rende la Comune assai poco dipendente dall'esterno. L'accesso diretto a una vasta laguna le fornisce l'acqua di cui ha bisogno.

## I princìpi

La Comune e i suoi membri si proclamano anarchici, ma non nei termini dell'anarchismo classico, che ritengono abbia radici eurocentriche, scollegate della realtà in cui vivono. Intendono l'anarchismo come una sperimentazione quotidiana, un'esperienza giorno per giorno di utopia, intesa come creazione e sviluppo di pratiche di vita basate su modelli di comportamento che mettono in discussione il capitalismo, lo Stato e altre forme di dominio, come il machismo, il patriarcato, la discriminazione. Una visione dell'anarchismo che privilegia il naturismo, l'agroecologia, una sana relazione con la Pachamama (Madre-Terra), molto vicina alla visione del mondo indigena. Nelle parole di Lisiane, con la quale ho trascorso praticamente un'intera giornata preparando la risaia per la semina che stava arrivando: «Qui guardo molto di più il cielo, le stelle, la Luna, ma non solo la bellezza; la conoscenza dei cicli della natura diventa fondamentale per la sussistenza».

La Comune cerca anche di incoraggiare, nell'Assentamento, pratiche libertarie di organizzazione della comunità, basate sulla solidarietà, l'autogestione, l'autonomia e l'agricoltura biologica. Se, rispetto alle prime due, i progressi sono notevoli, rispetto alle ultime due, il messaggio non viene accolto. Infatti, in tutto l'Assentamento, solo la Comune di Pachamama pratica agricoltura biologica e diversificata. Tutte le altre famiglie non solo disboscano per avere più terra, ma usano pesticidi e dipendono dalla monocoltura – riso o, in molti casi, soia transgenica – in nome di una presunta «maggiore produttività». Purtroppo, la furia produttivista del MST ha lasciato il segno e la visione agroecologica della Comune è completamente isolata.

Per quanto riguarda il mondo esterno, la Comune dà priorità alla creazione di reti di cooperazione e di mutuo appoggio con altri gruppi e organizzazioni simili, come la Teia dos Povos (la Rete dei Popoli), alla ricerca di due obiettivi: da un lato, ampliare il ventaglio della lotta anticapitalista; dall'altro, rafforzare l'autonomia di questi collettivi a partire da reti alternative al sistema che consentano lo scambio di prodotti, servizi, saperi ed esperienze.

## Un confronto inevitabile

Per me il confronto con la Comune pugliese di Urupia (Rui Pinto 2021) è stato inevitabile e immediato. La stessa fraternità, la stessa solidarietà, la stessa volontà di creare un nuovo modo di produrre, consumare e vivere, caratterizzato dall'autonomia, l'autogestione, l'orizzontalità, la lotta contro il capitalismo e lo Stato. Così come Urupia, anche Pachamama ha organizzato diverse attività rivolte all'esterno, come le Primavere libertarie – se ne sono tenute già sette, di cui l'ultima nel 2019 –, in cui si riuniscono collettivi e individui anarchici, con l'obiettivo di conoscersi meglio, favorire nuovi contatti e progetti, e una Contro-Scuola Estiva Anarchica, tenutasi nel 2016, che ha promosso lo scambio di conoscenze in settori concreti dell'attività della Comune: bioedilizia, permacultura, contro-scolarizzazione.

Il processo decisionale è diverso: qui, a maggioranza dei membri residenti, quando il consenso non è possibile; a Urupia, sempre per consenso. Anche la distribuzione del ricavato proveniente dalle vendite all'esterno è diversa: poiché i due principali settori di produzione – il riso e l'apicoltura –, sebbene organizzati dall'intera collettività, sono di competenza di due gruppi diversi, la Comune ha deciso che i proventi derivanti dalla vendita del riso vadano al gruppo che lo produce, mentre i proventi derivanti dalla vendita del miele vadano all'altro gruppo; a Urupia, poiché non esistono gruppi produttivi differenziati, tutti i ricavi sono collettivizzati.

## Ciò che più mi ha colpito

Ma l'aspetto della vita quotidiana nella Comune che più mi ha colpito è stato il rapporto degli adulti con i bambini. La loro educazione è assicurata da tutti a rotazione, in base alla disponibilità derivante dall'attività agricola e da alcuni viaggi all'esterno.

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Tutti gli adulti sono contemporaneamente padri e madri. Tutti gli adulti sono insegnanti; qualsiasi aspetto o attività della Comune è materia di insegnamento; tutte le competenze degli adulti sono trasmesse ai bambini – dalla musica all'apicoltura, dalla mungitura delle mucche all'agricoltura al disegno, al portoghese, alle scienze naturali o alla geografia. In breve, un'autentica educazione integrale. Questa attività può certamente essere considerata la più importante della Comune. Per usare le parole di Felipe: «Qui cerchiamo di superare il concetto di famiglia nucleare tradizionale e sviluppare nuove forme di relazioni affettive e emozionali. Relazioni aperte, ogni qual volta ci sia la volontà delle persone». E ha aggiunto, sorridendo: «Cerchiamo di imparare dagli errori commessi dalla Colonia Cecilia sulla questione dell'amore libero»<sup>1</sup>. Rifiutando l'istituzione familiare tradizionale e patriarcale, i membri della Comune rifiutano anche l'organizzazione sociale basata sui legami familiari consanguinei e cercano di sviluppare l'educazione collettiva dei bambini. Una vera paternità/maternità collettiva.

In conclusione, nella Comune di Pachamama si pratica e si vive l'utopia. È un'ulteriore isola di un vasto arcipelago.

<sup>1</sup> La Colonia Cecilia fu un esperimento di comunità agricola anarchica che venne realizzato in Brasile nell'ultima decade del secolo XIX dal medico veterinario di Pisa Giovanni Rossi insieme a un gruppo di anarchici toscani e lombardi. Da questa vicenda il regista francese Jean-Louis Comolli trasse il film Cecilia – Storia di una comune anarchica del 1976.

(traduzione dal portoghese di Pietro Masiello)

## Bibliografia

M. RUI PINTO, *Viver a utopia: cinco ilhas de um arquipélago disperso*, Barricada de Livros, Lisboa, 2021.

