# Editoriale


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Dalle acque del Mediterraneo al cuore del Rio Grande do Sul, nel senso della vita e della morte, nel complesso rapporto tra uomo e natura, nella società e nella cultura, continuiamo, con i molti limiti di cui siamo consapevoli, ma con una passione e perseveranza che ci auguriamo possa in qualche modo trascenderli, a cercare semi concreti di libertà, solidarietà e speranza. Storie piccole e grandi di donne e uomini che sfidano barriere e pregiudizi, violenze e miserie. Che indicano, spesso inconsapevolmente, una direzione verso un mondo più libero e giusto. Che meritano di essere raccontate, condivise e interrogate.

Più di un lettore ci ha comunicato il suo sostegno al nostro modo di affrontare criticamente i temi proposti. Come Badabing, che ci scrive di aver trovato un effetto un po' terapeutico in questo nostro illustrare immaginari e pratiche di libertà, che permettano di riacquistare fiducia e speranza in un momento storico di «depressione» delle lotte. Abbiamo bisogno del vostro appoggio, ma anche delle vostre critiche e proposte. Vi invitiamo a essere sempre più partecipi alla vita della rivista.

In questo numero, nelle *esperienze*: il diario di bordo di Riccardo Gatti, a cura di UrLa, la vita quotidiana di un gruppo di marinai e professionisti coraggiosi impegnati nel salvataggio di vite umane che hanno diritto a un destino diverso da quello di finire inghiottite dal mare, senza nessuno che le pianga, senza avere un'altra occasione; la comune libertaria brasiliana Pachamama raccontata da Mario Rui Pinto, un gruppo di adulti e bambini che cerca di vivere insieme applicando i principi della solidarietà e dell'autogestione, sperimentando l'agricoltura biologica e una pedagogia della libertà, nell'incantevole cornice della Foresta Atlantica e del Bioma Pampa.

Negli *approfondimenti*: una riflessione a tutto tondo di Pamela Bodrin sulla bioetica, sulle enormi potenzialità della medicina e della scienza e sui necessari limiti che occorre porsi e imporsi nell'applicarle; una interrogazione di Giorgio Fontana sul rapporto tra il mondo umano e animale, che ci chiama ad abbandonare una visione che pone tra l'uno e l'altro un invalicabile muro; la critica mordace di Andrea Papi a vetusti ideologismi fondati su un antiamericanismo e antioccidentalismo manicheo e preconcetto, con un invito a esercitare uno spirito critico che valorizzi la parte migliore della nostra storia; infine, un viaggio a ritroso nel tempo proposto da Pietro Adamo, nell'America pre-maccartista che ha vissuto l'esperienza di una rivista di intellettuali liberi e libertari, raccolti intorno a Dwight MacDonald, intenti a riflettere sulle aporie del marxismo e del pensiero rivoluzionario e a proporre un progetto fondato sulla pratica del comunitarismo e dell'autogestione all'interno di microcosmi culturali e sociali.

Loriano Machiavelli è il protagonista della nostra *conversazione*, a cura di A. Soto e Marco Antonioli: che muove da un discorso sul genere noir e sulla rievocazione del Gruppo 13, per spaziare di seguito lungo la storia politica italiana recente e passata, sfatando i miti di isole felici, per interrogarsi sul ruolo dell'arte e della scrittura.

Nell'*internazionale*, Begoña Aramayona propone un approccio controcorrente al problema della violenza di strada, con particolare riferimento alle cosiddette «bande latine» attive in Spagna, Ecuador ed El Salvador. L'applicazione concreta del paradigma della decriminalizzazione si dimostra un'utile alternativa alle politiche repressive, evidenziando che esistono strade diverse, basate sul dialogo e la non-violenza, per rispondere a pur fondate paure e legittime richieste di sicurezza.

La figura di Gustav Landauer, presentata da Gianfranco Ragona (con un prezioso inedito in lingua italiana), e quella di Clara Wichmann, delineata da Edy Zarro, sono al centro delle nostre *radici*: esempi di intellettuali militanti, di libertari protagonisti delle lotte culturali e politiche del loro tempo ma ancora capaci di trasmetterci insegnamenti, di farci comprendere che non solo il dominio, ma anche la libertà ha la sua tradizione, che affonda nel passato prossimo e remoto. Ed è a questa che dobbiamo soprattutto guardare. Perché, come scriveva Vasilij Grossman, la storia più bella dell'umanità «è la storia della sua libertà. La crescita della potenza dell'uomo si esprime innanzi tutto nella crescita della libertà. La libertà non è necessità diventata coscienza, come pensava Engels. La libertà è diametralmente opposta alla necessità, la libertà è la necessità superata. Il progresso è essenzialmente progresso della libertà umana. Giacché la vita stessa è libertà, l'evoluzione della vita è evoluzione della libertà».

Da ultimo, uno scorcio dei prossimi numeri. Molti sono gli ambiti che intendiamo affrontare e approfondire, concernenti temi quali il lavoro, l'ecologia, la scuola. Uno spazio adeguato sarà in particolare dedicato al problema penale: al carcere e alla sua discutibile efficacia, alla sproporzione ancora spesso manifesta tra i reati e le pene. Argomenti ai quali siamo ricondotti da casi recenti e passati. Se, come scriveva Montesquieu, è dalla bontà delle leggi penali che dipende soprattutto la libertà del cittadino, occorre desolatamente osservare che la libertà nel nostro paese non gode affatto di buona salute. Occorre tornare a ripensare il grande tema della misure alternative al carcere, è necessario ridare vigore alla concezione riparatrice, anziché punitiva, della pena, bisogna insistere sulla depenalizzazione dei reati. Soprattutto, è fondamentale presentare le esperienze che offrono ai condannati una vera riabilitazione, che indicano un percorso alternativo a quello della pratica istituzionalizzata della violenza che troppe volte trasforma, per un perverso paradosso, l'autore di un reato in una vittima del sistema giudiziario-penale.

Altro argomento che troverà spazio nella rivista sarà la lotta del popolo iraniano, e in particolare delle donne, contro il regime dispotico e teocratico degli ayatollah. Da oltre quarant'anni una parte sempre più numerosa della società civile iraniana si oppone alle misure liberticide, all'oppressione e alla repressione sanguinaria di uno Stato che ha voluto imporre una camicia di forza fatta di fanatismo religioso, misoginia e indottrinamento ideologico a una popolazione che, prima della «rivoluzione» khomeinista, era tra le più avanzate di quell'area geopolitica in tema di modernizzazione, progresso e libertà individuale. In Occidente, interessi economici e cortocircuiti ideologici hanno contribuito ad alimentare una sorta di congiura del silenzio nei confronti delle lotte del popolo iraniano: è ora di uscire da queste ipocrisie e ambiguità e lavorare per un rovesciamento immediato del regime.

La condizione delle donne – in Iran, Afghanistan ma in generale in ogni società –, così come quella delle minoranze, sarà sempre più al centro del nostro progetto e della nostra attenzione.

Le illustrazioni di questo numero sono di Roberto Spaccarelli (1955-2019) e sono state scelte dalla famiglia insieme a Roberto De Grandis e Paolo Del Bianco. I due ritratti della rubrica *radici* sono come sempre di De Grandis.

Dedichiamo questo numero all'amico fraterno e al caro compagno Claudio Venza, recentemente scomparso, tra i nostri primi entusiasti sostenitori: figura notevole di studioso appassionato, anarchico coerente e tenace, così legato alla sua Trieste, così capace di respiro internazionale. Che il suo esempio possa continuare a innervare il pensiero e ad alimentare l'azione dei seminatori di libertà!

