Clara Wichmann (1885-1922)
Agli interessati del movimento anarchico e libertario di lingua italiana, il nome della Wichmann probabilmente non dice nulla. Per quanto a mia conoscenza, un solo suo articolo è stato pubblicato in italiano e precisamente nel 1990 sulla rivista «Volontà», corredato da alcuni cenni biografici.
Pur essendo una teorica ed attivista di peso, impegnata in molti ambiti, il fatto di aver scritto i suoi testi in olandese non ha di certo facilitato la diffusione del suo pensiero al di fuori dei Paesi Bassi. Per fortuna, la madre ha tradotto parecchi suoi scritti in tedesco, che, pubblicati in varie riviste femministe e anarchiche, le hanno permesso di ampliare il raggio dei possibili lettori ed estimatori. Ora, a cent’anni dalla morte, è giunto il momento di farla conoscere, almeno sommariamente, anche al movimento di lingua italiana. Clara Wichmann studiò diritto a Utrecht, laureandosi nel 1912 con una tesi sulla trasformazione della nozione di pena. Durante i suoi studi universitari partecipò al movimento femminista. Dapprima nella Lega per il suffragio femminile, ma poi, più radicalmente, con articoli, dibattiti e conferenze a favore della liberazione delle donne. Riteneva che questa dovesse essere una liberazione sociale ed economica, per l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne. Rifiutava l’idea di «donna vittima» e spingeva per una loro emancipazione interiore, affinché le donne rivendicassero la loro indipendenza e la loro dignità.
A laurea ottenuta, entrò nel mondo del lavoro. Dapprima per un breve periodo esercitò come avvocata, poi si trasferì all’Aia quando fu assunta presso l’Ufficio centrale di statistica, divenendo la responsabile delle statistiche di criminologia.
Questa attività le permise di avere una visione generale e approfondita del sistema giudiziario, dell’applicazione delle punizioni e del sistema carcerario. Sostenne che il diritto penale doveva essere abolito, poiché il crimine deriva nella stragrande maggioranza dei casi dall’ingiustizia sociale e la punizione va considerata un atto di rappresaglia della società nei confronti di chi «sbaglia». Il che non è di certo un sistema per rendere giustizia alla vittima e neppure al «criminale».
Nel 1919 Clara fondò il Comitato d’azione contro le nozioni di crimine e di punizione, redigendone lo scritto fondatore e per mezzo di questa organizzazione combattè l’istituzione penitenziaria in quanto tale. La Wichmann auspicò che, anziché reprimere brutalmente i criminali tramite la prigione con un sentimento di vendetta, si poteva intervenire con la comprensione e con soluzioni di lunga portata che dovevano coinvolgere l’educazione e la pedagogia.
Nel frattempo Clara era entrata in contatto con il movimento anarchico olandese e iniziò a collaborare con Bart de Ligt, dapprima nella Lega dei socialisti cristiani, successivamente nella più radicale Lega degli anarco-comunisti religiosi. Benché non avesse avuto un’educazione religiosa, la Wichmann mantenne sempre uno spirito aperto sia verso la corrente libertaria atea che la corrente libertaria religiosa.
Anche in questo ambito, contribuì con articoli e scritti teorici, in particolare una Teoria del sindacalismo, apparsa nel 1920, in cui sostenne che il sindacalismo rivoluzionario doveva essere più di un semplice principio di organizzazione, doveva divenire una concezione dell’intera società e metodologia di lotta, arricchendo lo scritto con considerazioni sul diritto da un punto di vista anarchico. Sotto quest’ultimo profilo, distinse tra diritto consuetudinario e diritto basato sul libero accordo (diritto contrattuale), accettabili da parte degli anarchici, e il diritto statuale, basato sull’autorità, al contrario giustamente criticato e combattuto dai libertari, perché fonte di sopruso, di dominio e di ingiustizia.
Ma la collaborazione con l’anarchico Bart de Ligt verteva anche sull’antimilitarismo radicale e l’appoggio agli obiettori di coscienza incarcerati durante la Prima guerra mondiale. In quest’ambito, conobbe anche il futuro marito, Jo Meijer, condannato a dieci mesi di prigione per la sua opposizione alla mobilitazione.
Nel 1921 a Bilthoven vicino a Utrecht i tre furono tra i fondatori della War Resisters’ International (l’Internazionale dei resistenti alla guerra), di cui Jo Meijer diventerà il primo segretario. L’organizzazione esiste tutt’oggi.
Anche nel contesto del movimento antimilitarista, Clara ebbe modo di distinguersi. Fu infatti teorica e fautrice di un’azione non-violenta attiva.
Pur riconoscendo, nel corso della storia umana e sociale, l’aspetto emancipatorio della violenza nella resistenza all’oppressione e al dominio, la Wichmann ritiene che si debba imperativamente agire in un modo diverso, non con l’astensione passiva alla violenza del potere e del sistema economico, ma sostituendo la reazione violenta con azioni non-violente, più ragionate, più mirate, più proficue nel lungo periodo. Insomma, Clara esortò a non scegliere come prima opzione la risposta violenta, ma a preferire di agire in modo più adeguato all’ideale libertario. Per questo, pose come condizione ineludibile la conformità tra i mezzi e il fine, sconfessando il detto ancora diffuso che «il fine giustifica i mezzi».
Con questa esortazione, auspicò dei comportamenti più umani, delle relazioni migliori come passi decisivi in direzione di una società più giusta e meno escludente. In questo reinterpretò il pensiero di Lev Tolstoj e dell’anarchico pacifista e anticlericale Eugen Heinrich Schmitt (1851-1916).
Clara Wichmann si interessò e scrisse anche di pedagogia, con una preferenza per il sistema Montessori. Rivestono un interesse particolare e curioso anche i suoi scritti sul diritto degli animali domestici. Oggi i diritti degli animali selvatici sono generalmente riconosciuti, semmai difettano nella loro applicazione: ne sono testimonianza le leggi a loro protezione e volte alla loro reintroduzione negli ambienti dai quali sono scomparsi a causa dello sterminio praticato dagli umani. Anche gli animali d’allevamento sono oggetto di leggi. Mentre gli animali domestici sono considerati solo marginalmente da queste legislazioni. Wichmann considerava che questi animali intrattengono una relazione con i loro proprietari umani molto più importante di quella con i loro simili e questa situazione li rende molto più dipendenti e sottomessi. Clara sostiene persino provocatoriamente (?) che questa sia una situazione simile a quella delle donne, dei bambini, degli schiavi e dei popoli sottomessi.
Clara Wichmann morì giovane, a soli 36 anni, poche ore dopo aver dato alla luce la sua unica figlia Hetty. Il marito, Jo Meijer, cercò di tenere viva la sua memoria e il suo pensiero, curando e dando alle stampe alcune antologie dei suoi scritti in olandese, ma va anche rilevato che negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni libri, biografie e antologie, in tedesco e in francese.
A conclusione di queste poche righe si può dire che gli argomenti affrontati, analizzati e sostenuti da Clara Wichmann (femminismo, diritto e giustizia, opposizione al sistema carcerario, antimilitarismo, non-violenza attiva) sono sempre presenti e ritenuti importanti, perché non ancora risolti, dal movimento anarchico e libertario contemporaneo. E che dunque i suoi scritti e il suo pensiero possono essere di aiuto per nuove soluzioni attuali.
Bibliografia
- T. HOLTERMAN, L’anarchisme au pays des provos. Constantes, organisations et force critique des libertaires hollandais, Atelier de Création Libertaire, Lyon, 2015 (in particolare pp. 44‐54).
- E. SMOLENAARS, Passie voor Vrijheid. Clara Wichmann (1885–1922), Verlag Aksant, Amsterdam, 2005.
- C. WICHMANN, Der Weg der Befreiung. Texte über aktive Gewaltlosigkeit 1917‐1921, Hrsg. von Gernot Jochheim, Verlag Weber‐Zucht & Co, Kassel/D, 1989.
- C. WICHMANN, Textes choisis, Les éditions libertaires, St‐Georges‐d’Oléron, 2016.
- C. WICHMANN, Vom revolutionären Elan: Beiträge zu Emanzipationsbewegungen 1917-1922, Hrsg. von Renate Brucker, Verlag Graswurzelrevolution, Heidelberg/D, 2018.
- C. WICHMANN, Scritti su non-violenza, giustizia e anarchia, Les Milieux Libres Edizioni, Soazza/CH (di prossima pubblicazione).


