{"title":"La terra e il collettivo, l'organizzazione economica zapatista","date":"2022-10-01","autori":["Andrea Mazzocco"],"numero":"3","sezione":"Approfondimenti","pagina":58,"permalink":"https://semisottolaneve.net/articoli/03-organizzazione-economica-zapatista/","content":"\n*Tierra y libertad*, questo il motto con cui Emiliano Zapata guidò l'esercito di liberazione del sud nella rivoluzione messicana all'inizio del secolo scorso. Una rivoluzione tanto radicale nei presupposti, quanto effimera nei risultati, per la svilente riproduzione degli stessi meccanismi di potere anche dopo la destituzione del dittatore Porfirio Díaz. Sul finire dello stesso secolo compariva sulla scena mondiale l'Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN) che, riprendendo gli stessi valori, rompeva in realtà con tutte le rivoluzioni novecentesche fino a quel momento osservate.\n\nL'EZLN, nato come costola dei movimenti guerriglieri marxisti leninisti messicani, trae la sua forza proprio dal distaccarsi dall'ideologia originaria, per contaminarsi con la componente indigena, che ne rappresenta la quasi totalità dei membri. Uno degli effetti più evidenti di questa trasformazione la vediamo fin dalla loro prima uscita pubblica, nel *levantamiento* del primo gennaio 1994. Questo poiché apparve subito chiaro come la sollevazione armata non avesse come obiettivo la presa del potere e l'entrata trionfante a Città del Messico, anche se questa opzione non era stata scartata a priori, ma era stata condizionata al fatto che il popolo messicano intero avesse appoggiato la ribellione. L'obiettivo primario fu la liberazione dei territori indigeni del Chiapas e conseguentemente la redistribuzione della terra, premessa fondamentale all'amministrazione autonoma che vi sarebbe sorta. La stessa data del primo gennaio 1994 non fu scelta per caso, ma coincideva con l'entrata in vigore del trattato di libero commercio con Stati Uniti e Canada (NAFTA), identificato immediatamente come un accordo neoliberista che avrebbe dato il colpo di grazia soprattutto alla classe contadina indigena.\n\n## Rivendicazioni e aspirazioni collettive\n\nLa terra è il fulcro delle rivendicazioni indigene, perché rappresenta l'elemento centrale della riproduzione sociale delle comunità: senza la terra manca una fonte di sussistenza autonoma, si determina la necessità di ricorrere al lavoro salariato per la sopravvivenza e si corrompono quelle che sono la caratteristiche della vita sociale ed economica delle comunità indigene. L'economia comunitaria indigena si discosta infatti dall'economia capitalista per due fattori in particolare: il lavoro e la proprietà. Il lavoro non viene inteso come merce di scambio, non è valorizzato in sé, ma viene considerato semplicemente come un mezzo per raggiungere obiettivi di consumo e sussistenza. Il concetto di salario è estraneo alla cultura indigena in cui il lavoro, che sia per la propria famiglia o per la propria comunità, è visto anche come fattore di redistribuzione, attraverso il lavoro volontario per la comunità, l'aiuto e l'interscambio di forza lavoro nei periodi di raccolto in base al calendario agricolo, la messa a disposizione di parte del raccolto gratuitamente a beneficio della comunità. La proprietà, d'altro canto, è sempre collettiva. La terra può distinguersi fra terra comunitaria, gestita direttamente dalla comunità attraverso i suoi organi, e terra assegnata alle famiglie per la loro sussistenza. Quest'ultima, però, non può essere disposta a piacimento da parte della famiglia, poiché non ne ha la proprietà esclusiva, ma solo il possesso: non può essere venduta o alienata se non a familiari e in caso la famiglia decida di emigrare le terre coltivate dalla stessa tornano a disposizione della comunità; inoltre la gestione delle coltivazioni familiari può essere influenzata da parte della comunità per seguire la differenziazione delle culture tipiche della comunità indigene latinoamericane. Questa usanza ha diversi vantaggi per la comunità: la possibilità di avere più varietà agricole coltivate internamente, il fatto che il terreno rimane ricco di sostanze nutritive e infine la possibilità di avere tempi di maturazione e quindi di raccolto diversi fra le varie colture, in modo da permettere lo scambio di forza lavoro fra le famiglie per supportare il maggior carico in questi periodi.\n\nLa logica di produzione segue dunque la legge del sostentamento collettivo, non solo familiare, sia attraverso il consumo diretto della merce prodotta, sia attraverso lo scambio della produzione per ottenere altri prodotti non producibili internamente. In entrambi i casi la razionalità produttiva è sempre rivolta al consumo e mai all'accumulazione.\n\nPer riassumere quanto fin qui esposto, potremmo dire che la cooperazione si è imposta nella matrice culturale di queste popolazioni, poiché ha permesso un benessere maggiore rispetto a una gestione individualista, situazione dimostrata dai fatti oltre che, per citarne una argomentazione teorica, fulcro delle tesi esposte da Kropotkin nell'opera *Il mutuo appoggio, un fattore dell'evoluzione*. Su queste basi, già prima della sollevazione del 1994, le comunità indigene afferenti all'organizzazione zapatista avevano sviluppato una gestione autonoma dei territori, raggiungendo in pochi anni l'autosufficienza grazie al sistema dei campi collettivi.\n\nOgni comunità, governata collettivamente dall'assemblea comunitaria, gestisce dei campi collettivi coltivati da tutte le famiglie che fanno parte della comunità. Il raccolto risultante è direttamente a beneficio della comunità stessa: viene usato per alimentare chi non ha raccolto, come chi ha assunto una carica (promotore o promotrice di salute, promotore o promotrice di educazione, etc.) o chi non può autosostentarsi, come chi possiede un qualche tipo di disabilità o gli anziani non mantenuti dai figli. Oltre a ciò, la vendita nei mercati dell'eccedenza deve servire alle necessità pratiche della comunità, dalle infrastrutture all'agibilità politica, oltre che per gli investimenti collettivi, motore di tutte le altre attività economiche della comunità: dall'allevamento all'artigianato si produce con investimento collettivo e le entrate vanno a sostenere la comunità stessa.\n\n## Organizzazione assemblearia\n\nFin dal 1994, le comunità sono state suddivise in municipi autonomi, che amministrano il territorio a loro spettante. Anche qui l'organo decisionale è l'assemblea municipale (a cui partecipano rappresentanti di tutte le comunità che fanno parte di uno specifico municipio) e anche qui troviamo la presenza di campi collettivi, coltivati a turno dalle comunità che fanno parte di quel municipio. Il raccolto risultante viene venduto e utilizzato secondo le indicazioni dell'assemblea: può essere utilizzato per ulteriori compensazioni a comunità che hanno basse risorse, ma anche per le infrastrutture più esose, come le cliniche autonome. È proprio il poter contare su due livelli di governo autonomo ciò che ha garantito il grande sviluppo dei territori autonomi negli anni '90. Nel 2003, per ovviare a uno squilibrio che iniziava a sorgere fra gli oltre trenta municipi, i livelli di governo sono divenuti tre: sono stati fondati i primi *cinque caracoles* (divenuti dodici nel 2019), centri direzionali e politici che gestiscono una zona di loro competenza con diversi municipi all'interno. Contestualmente, sono state fondate le Giunte di buon governo, cariche elettive e rotative elette dall'assemblea di zona (assemblea di tutta la zona facente parte di un singolo *caracol*) per compierne il volere, secondo il famoso «comandare obbedendo» zapatista. Anche in questo caso sono stati fondati campi collettivi coltivati a turno dai vari municipi afferenti alla zona di un *caracol*. I proventi vengono gestiti dalla Giunta di buon governo su mandato dell'assemblea.\n\nIl carattere di novità è però rappresentato da un altro aspetto dell'autonomia zapatista. Un'amministrazione autonoma che si muova dal basso ha ovviamente l'obiettivo di migliorare la qualità della vita della propria popolazione di riferimento. In Chiapas le condizioni di vita sono sempre le state le peggiori di tutto il Messico, proprio per l'alta porzione indigena e il completo disinteresse dello Stato ad attuare investimenti pubblici nei servizi essenziali. Energia elettrica, acqua corrente, accesso all'educazione o alle cure erano praticamente inesistenti prima del 1994. L'organizzazione civile zapatista ha quindi creato varie commissioni incaricate di occuparsi ognuna di un tema specifico: educazione, salute, giustizia, agroecologia, produzione, questione di genere, trasporti, comunicazione. Queste commissioni sono supervisionate dalla giunta di buon governo di riferimento, e possono proporre mozioni da votare in assemblea.\n\n## Costruzione dell'autonomia\n\nIn questi 28 anni la costruzione dell'autonomia ha incontrato migliaia di ostacoli, a volte esterni ma spesso interni. Per mancanza di competenze specifiche in alcuni campi, molte commissioni si sono rette per diversi anni sul supporto di volontari e volontarie della società civile messicana e internazionale. Un esempio emblematico è il grandissimo supporto ricevuto da personale medico specializzato solidale. Il progetto ambizioso era quello di ricondurre le piante medicinali tradizionali a un uso più scientifico, potendo trarre i benefici di entrambi i modelli (tradizionale ed occidentale). Attualmente possiamo dire che l'obiettivo è stato parzialmente raggiunto, l'accesso alle cure è ora generalizzato e una nuova generazione di promotrici e promotori di salute gestiscono in autonomia le cliniche autonome, alcune delle quali presentano attrezzature all'avanguardia anche per intervenire a livello chirurgico. La gestione durante la pandemia è stata cosciente e oculata, registrando nel 2020 un numero di morti per problemi polmonari statisticamente irrilevante grazie alla chiusura delle comunità.\n\nAnche per quanto riguarda il sistema educativo da diversi anni non sono più presenti volontari esterni, ma l'intero processo è gestito in completa autonomia dalle comunità per le comunità. Su questo tema specifico, consiglio caldamente la lettura de *Il sistema educativo nella resistenza zapatista* di Lorenzo Faccini.\n\nLa costruzione dal basso di quell'«altro mondo possibile» e la creazione di risposte concrete alle ragioni del *levantamiento* hanno portato l'esperienza zapatista a espandersi senza l'uso di armi. Il sistema giudiziario autonomo basato sulle riparazione e non sulla pena, ad esempio, ha avvicinato moltissime famiglie che nel 1994 non scelsero la via armata per la loro liberazione, ma che hanno riconosciuto nel modello zapatista qualcosa a cui affidarsi e in cui non ritrovare il razzismo e la burocrazia delle istituzioni messicane che continuano a considerare gli indigeni cittadini di serie b.\n\nLa rivoluzione zapatista, insieme alle mille sfaccettature di cui si compone, è anche questo: una rivoluzione delle pratiche, un modello a cui aderire, un'altra via che ci viene mostrata. Per noi qui in Europa sicuramente è non un modello esportabile asetticamente, ma la conferma che *se puede*, che un mondo diverso è possibile e necessario.\n\n## Bibliografia\n\n- L. FACCINI, *Il sistema educativo nella resistenza zapatista: Storia, memoria, identità*, Metelmi, Milano 2022\n- P. KROPOTKIN, *Il mutuo appoggio. Un fattore dell'evoluzione* [1902], elèuthera, Milano 2020\n"}