title: "Mary Wollstonecraft (1759-1797)"
date: "2022-10-01"
autori:
  - "Francesco Berti"
numero: "3"
sezione: "Radici"
pagina: 95
permalink: "https://semisottolaneve.net/articoli/03-mary-wollstonecraft/"
content: "\n![](/numeri/immagini/03/_page_95_Picture_0.jpeg)\n\nDue sono i grandi temi, tra loro strettamente intrecciati, che attraversano la riflessione politica di Mary Wollstonecraft, straordinaria figura di pensatrice che ha anticipato il movimento femminista; moglie, alla fine della sua breve ma intensa esistenza, del primo teorico del pensiero anarchico, William Godwin e madre dell'autrice del *Frankenstein*, Mary Shelley. Nell'opera di Wollstonecraft, pensatrice in cui la tradizione radicale inglese si fonde con la cultura illuminista europeo-continentale, emergono, quali elementi distintivi, da un lato la difesa dei diritti dell'uomo e nello specifico l'elaborazione di una dottrina dei diritti delle donne, dall'altro il rapporto tra educazione e rivoluzione.\n\nFormatasi intellettualmente intorno al gruppo dei *rational dissenters*, intellettuali inglesi radicali, tra i quali figuravano Richard Price, Joseph Priestley e appunto William Godwin, Wollstonecraft esordì come scrittrice alla vigilia della Rivoluzione francese, evento che scosse alle fondamenta la società d'antico regime, imprimendo una accelerazione senza precedenti, su scala dapprima europea e poi mondiale, allo sviluppo dell'idea e della pratica dell'uguaglianza, politica e sociale.\n\nNon a caso durante la Rivoluzione francese presero piede clubs femminili e grazie ad essa notevoli figure di donne acquisirono visibilità nell'arena culturale e politica: Catherine Macaulay Graham, Helen Maria Williams, Marie-Jeanne Roland, Olympe de Gouges, più tardi Madame de Staël.\n\nProprio intorno al tema dell'uguaglianza, forse ancor più che a quello della libertà, si incentra il pensiero proto-femminista di Wollstonecraft, sostenitrice di una visione universale dell'eguaglianza e assertrice di una redistribuzione egualitaria della proprietà.\n\n![](/numeri/immagini/03/_page_97_Picture_0.jpeg)\n\nNel suo più importante scritto sul tema, *Una rivendicazione dei diritti delle donne* (1792), l'autrice evidenzia come la supposta inferiorità delle donne, ritenuta sino ad allora un dato naturale indiscutibile, sia in verità dovuta a un fattore culturale modificabile, sviluppatosi a partire dal dato oggettivo, privo tuttavia di sostanziale significato morale, della maggiore forza fisica dei maschi. Wollstonecraft è convinta che un'educazione pubblica indirizzata all'elevazione intellettuale, oltre che fisica, delle donne, sia in grado di scardinare nel tempo quello che abbiamo preso oggi a definire *immaginario del dominio*: un immaginario che ha permeato e permea le menti non solo dei dominatori, ma anche, forse soprattutto, quello dei dominati: «Se si fortificasse la mente delle donne ampliandola, verrebbe meno la cieca obbedienza; ma poiché la cieca obbedienza serve al potere, i tiranni e i sensualisti sono nel giusto quando si sforzano di tenere le donne nelle tenebre, perché i primi le vogliono schiave e i secondi le vogliono giocattoli (…). È giunta l'ora di dare inizio a una rivoluzione nei costumi delle donne, è giunta l'ora di recuperare la dignità perduta, e far sì che esse, in quanto parte della specie umana, si adoperino per riformare se stesse e riformare il mondo».\n\nL'altro fondamentale soggetto che emerge dagli scritti di Wollstonecraft è quello della difesa critica della rivoluzione, nell'ambito di una concezione della trasformazione graduale della società. Come altri pensatori radicali del tempo suo, Wollstonecraft accolse con entusiasmo la notizia della rivoluzione in Francia, nella quale vide il compimento degli ideali illuministici che aveva abbracciato e l'inizio di una nuova era storica, contrassegnata dalla difesa e dalla promozione dei diritti universali degli uomini. Inizialmente, nella famosa risposta a Edmond Burke, Wolllstonecraft difese la Rivoluzione francese senza esitazioni, esaltando il razionalismo progressista a scapito del pragmatismo conservatore, l'universalità dei diritti dell'uomo contro il particolarismo dei diritti storici degli inglesi. Wollstonecraft affermò che la storia della libertà inglese perorata da Burke altro non era che la storia di un continuo sopruso dei ricchi e dei potenti a danno dei poveri e dei deboli. In questa fase, Wollstonecraft rifiutava la tradizione in quanto espressione di una società diseguale.\n\nRecatasi a Parigi nel dicembre del 1792, scioccata dalla radicalizzazione in senso terroristico e violento della rivoluzione, ebbe modo di rivedere ampiamente il suo giudizio sugli eventi francesi. Vicina ai girondini, radicalmente ostile ai giacobini, alla loro prospettiva illiberale e alla loro concezione autoritaria e terroristica della rivoluzione, Wollstonecraft recuperò molte delle critiche alla rivoluzione avanzate da Burke. Sviluppando una prospettiva che sarà successivamente resa celebre da autori liberali come Constant e de Staël, Wollstonecraft interpretò la Rivoluzione francese come una degenerazione di princìpi giusti, anticipando la visione del *dérapage* della rivoluzione che troverà la sua più compiuta elaborazione negli studi di François Furet. In questa prospettiva, la rivoluzione liberale e libertaria del 1789 venne contrapposta a quella giacobina e autoritaria del 1793.\n\nMa come spiegare e sottoporre a critica questo vero e proprio tradimento della promessa di liberazione determinatosi con lo sviluppo del processo rivoluzionario?\n\nA tale proposito, la grande scrittrice sviluppò una serie di considerazioni davvero fondamentali, in una prospettiva di valorizzazione dei *semi sotto la neve*. Anticipando un punto di vista che verrà approfondito successivamente da pensatori come Tocqueville nel XIX secolo e da autrici come Hannah Arendt nel XX, Wollstonecraft ritiene che la Rivoluzione francese abbia in certa misura riprodotto, mutandone solo la forma - «sono cambiati i nomi e non i principi» - un modo di concepire i rapporti di potere e di praticare la politica tipico del regime che aveva abbattuto. Per esempio, ciò si è determinato in merito all'uso della violenza sistematica come metodo di governo: il popolo è stato portato a eccessi di violenza durante la rivoluzione, poiché è stato governato per secoli con la violenza. In altre parole, i rivoluzionari hanno risposto alla violenza del governo monarchico con gli unici mezzi che conoscevano e avevano sperimentato sulla loro pelle.\n\nPoco importa qui evidenziare come alla Wollstonecraft sembri sfuggire in parte il fatto che la violenza rivoluzionaria, prodotto di una visione ideologica del mondo, presenti, sul piano qualitativo e quantitativo, caratteristiche nuove rispetto a quella esercitata dai poteri tradizionali. Piuttosto, vale la pena sottolineare il fatto che la pensatrice inglese interpreti ora la storia non solo come manifestazione del dominio, ma anche come realizzazione, sia pure parziale e imperfetta, della libertà. Di qui, come aveva insegnato Burke, la \"superiorità\" della rivoluzione americana, ispirata a una «sapienza concreta» e perciò capace di rinnovare la società nel solco della tradizione culturale e istituzionale inglese delle libertà, su quella francese, guidata prevalentemente dalla teoria. Errato le appare perciò il perfettibilismo rivoluzionario, la pretesa di rimodellare il mondo sulla base di una visione astratta, avulsa dalla realtà.\n\nWollstonecraft non arrivò tuttavia a rinnegare la rivoluzione in quanto tale, continuò anzi a sottolinearne il carattere esemplare, anche sul piano della pedagogia della libertà. Grande merito della Rivoluzione francese era stato infatti a suo avviso non solo quello di aver scardinato una struttura di potere arcaica e ingiusta, ma anche quello di aver operato «una rivoluzione nelle menti degli uomini». La rivoluzione ha reso edotti gli oppressi della loro oppressione, di cui perlopiù non avevano contezza: «i contadini non solo hanno perso la loro cieca devozione per i signori e si lamentano (…) di oppressioni che neanche definivano tali». Wollstonecraft giunse però alla convinzione che i veri e più duraturi cambiamenti sociali e politici non possano che darsi nel tempo, gradualmente, e siano il frutto di una continua sperimentazione, fatta di tentativi ed errori, di una selezione progressiva. Solo così i mutamenti sociali e politici potranno davvero essere profondi, perché saranno «il frutto graduale dello sviluppo di una nazione, maturati attraverso il tempo e non forzati da uno sviluppo innaturale».\n\n## Per approfondire\n\nM. WOLLSTONECRAFT, *Tempo di rivoluzioni. Sui diritti degli uomini e delle donne. Con un discorso di Emma Goldman*, a cura di G. Vivian, Edizioni Spartaco, Napoli 2004\n\nM. WOLLSTONECRAFT, *Scritti sulla Rivoluzione francese*, a cura di R.A. Modugno, Rubbettino, Soveria Mannelli 2007\n\nM. WOLLSTONECRAFT, *Sui diritti delle donne*, a cura di B. Antonucci, Rizzoli, Milano 2008\n\nM. WOLLSTONECRAFT, *Lettere scritte durante un breve soggiorno in Svezia, Norvegia e Danimarca*, a cura di M. La Torre, Rubbettino, Soveria Mannelli 2011\n\nW. GODWIN (a cura di), *Postumous Works of the Author of \"A Vindication of the Rights of Woman\"*, Joseph Johnson, London 1798\n"
