title: "Maria Luisa Berneri (1918-1949)"
date: "2022-06-01"
autori:
  - "A. Soto"
numero: "2"
sezione: "Radici"
pagina: 103
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content: "\nMaria Luisa Berneri nasce ad Arezzo nel 1918 da Camillo e Giovanna Caleffi. Il padre si può considerare il più innovativo degli anarchici italiani della prima metà del Novecento, la madre è stata, tra le altre cose, redattrice della rivista «Volontà» nel secondo dopoguerra. Maria Luisa, così come la sorella Giliana, è un'attiva militante. Costretta dal fascismo a emigrare, nel 1926 si stabilisce insieme alla famiglia in Francia. Dopo l'uccisione di Camillo per mano stalinista, si trasferisce a Londra, dove condivide l'amore e la militanza con Vernon Richards ed è tra le animatrici più influenti del movimento anarchico inglese. Durante la seconda guerra mondiale è redattrice di «War Commentary», contribuisce alla fondazione delle edizioni Freedom Press e dal 1945 diventa redattrice della rivista «Freedom», attorno a cui si raccolgono George Orwell, George Woodcock, Herbert Read, Alex Comfort e un giovane Colin Ward. Muore nel 1949 a soli trentuno anni a causa di un'infezione.\n\nMaria Luisa è stata un'acuta intellettuale. Si è interessata di psicologia infantile, di letteratura, di pittura e di fotografia ed è entrata nel vivo di alcune tematiche chiave del suo tempo. Ha sottolineato la chiusura in senso nazionalistico e burocratico della classe operaia europea del secondo dopoguerra, ha denunciato lo sviluppo dei programmi atomici, la politica imperialista statunitense, la repressione della dissidenza in Unione sovietica e nei paesi della cortina di ferro e l'asservimento dei lavoratori in questi regimi. Due sono le ulteriori tematiche di cui si è interessata in maniera originale e che possono essere di stimolo per la riflessione e l'attività odierna: la guerra e l'utopia.\n\n## La guerra\n\nMaria Luisa Berneri nega la validità di un'interpretazione della seconda guerra mondiale come una lotta decisiva tra sistemi politici contrapposti, con la libertà, la democrazia, la collaborazione internazionale da una parte e la barbarie del fascismo e del nazismo dall'altra. Facendo ciò si distingue non solo da gran parte del pensiero dell'epoca, ma anche da una parte del movimento - mi viene in mente tra i vari il nome di Rudolf Rocker - che invece individua la necessità di scegliere il male minore, ovvero schierarsi al fianco degli Alleati. Per lei, inflessibile contro i totalitarismi, la democrazia di guerra americana (così come quella inglese) è una maschera dietro cui si cela una politica sfacciatamente imperialista.\n\nLa quasi totalità dell'opinione pubblica occidentale, scrive Maria Luisa, ha attribuito ai nazisti il monopolio della violenza, chiudendo gli occhi sui crimini degli Alleati considerati come «necessari». Ha fatto eccezione Vera Brittain, che nel suo *Massacre by bombing* ha denunciato sì l'uccisione di circa cinquantamila civili inglesi a opera delle bombe naziste, ma anche quella di un milione e duecentomila civili tedeschi (dei quali ventimila nella sola Amburgo) come conseguenza dei bombardamenti degli Alleati dal 1939 all'ottobre 1943. E altrettanto violento, denuncia la Berneri, è costringere alla fame la popolazione tedesca, come hanno fatto gli Alleati durante la guerra: una decisione consapevole che rientra nelle tattiche della guerra (Berneri, Brittain 2004).\n\nLa «guerra contro il fascismo» ha ridotto in macerie Amburgo, Lipsia, Milano, Genova, Torino, Napoli, Messina, in maniera non diversa da quanto l'aviazione tedesca ha fatto con Clydeside e Coventry, Plymouth e l'East End londinese. Ma ciò non ha provocato le ire dell'opinione pubblica, che anzi ha avallato tali operazioni spesso assumendo una posizione di ostilità nei confronti della popolazione tedesca nel suo insieme. La seconda guerra mondiale, conclude, ha rafforzato il principio di *leadership* e la tendenza degli sfruttati a obbedire all'autorità, e su questo ha influito il fatto che gli Alleati abbiano combattuto il nazifascismo con i suoi stessi mezzi, tra cui appunto il terrore indiscriminato per mezzo dei bombardamenti a tappeto (Berneri 1952).\n\n![](/numeri/immagini/02/_page_106_Picture_0.jpeg)\n\nUna posizione, la sua, integralmente antimilitarista che rimane un riferimento ideale e un pungolo alla riflessione odierna, quando le sirene antiaeree, i carri armati, i missili supersonici, le trincee e le peggiori atrocità di una invasione pianificata dal governo russo squassano di nuove il cuore d'Europa e ci lasciano atterriti.\n\n## L'utopia\n\nUn suo contributo prezioso è il libro pubblicato postumo a Londra e a New York, *Journey through Utopia*, che è a oggi, secondo il giudizio di Nico Berti, «la più importante disamina anarchica del pensiero utopico» (De Maria 2013). Questo testo è stato edito in italiano nel 1981 e, esaurito da tempo, è stato ora ristampato, dalle edizioni Malamente.\n\nIl volume analizza decine di progetti utopici attraverso sei epoche - Antichità, Rinascimento, Rivoluzione inglese, Illuminismo, Ottocento e Novecento - mettendo in evidenza quei pochi progetti non autoritari che presentano caratteri di apertura e di sperimentazione, che rifuggono da schemi fissi e che non mirano all'uniformità dell'individuo, permettendone anzi la piena libertà.\n\nTali utopie si caratterizzano anche per l'accento posto non sul «dopo» e sull'«altrove», ma sul «qui» e «ora», ovvero sul cominciare a vivere utopicamente date le condizioni presenti invece che aspettare una liberazione a venire.\n\nÈ ciò che lei vede nell'utopia disegnata da William Morris in *News from Nowhere*: in una Londra del XXI secolo non vi è proprietà privata, né stabilimenti industriali (sostituiti da laboratori dove il lavoro è volontario e la produzione si limita al necessario), né palazzi del governo, né prigioni. Ognuno è padrone di sé [ed] è uguale al suo simile perché non ha autorità su di lui (Berneri 2022). La Londra di Morris è una città aperta e sperimentale che lascia ai singoli le decisioni su ciò che li riguarda e che si è lasciata alle spalle il mito del progresso e della produzione esasperata. Maria Luisa Berneri ci aiuta così a delineare le caratteristiche feconde dell'utopia libertaria. Essa non è la perfezione né l'identità tra verità e perfezione, non segna la fine della storia né l'eliminazione del conflitto, non è escatologica, ma è un processo prefigurativo che non conosce soste, muovendo continuamente da un obiettivo al successivo: è slancio ideale e, allo stesso tempo, concretezza del mutamento.\n\nIl movimento anarchico, nei decenni successivi, analizza ulteriormente il tema, arrivando a una parziale conclusione, in particolare grazie al lavoro di chiarificazione condotto da Amedeo Bertolo. L'utopia anarchica, sottolinea Bertolo, ha una doppia funzione: quella di far crescere la volontà di trasformare la società con una rottura della cultura dominante, e quella di lasciare sempre aperto il piano della sperimentazione mentale e materiale di ulteriori modelli utopici. Inoltre la tensione utopica serve per per far vivere già qui e ora il futuro e il nonluogo. Sono ora temi tipici della cultura sovversiva contemporanea, come sottolinea Tomás Ibáñez nell'articolo pubblicato sul n. 1 di «Semi sotto la neve».\n\nA mio parere, una delle forme feconde che assume oggi l'utopia è anche quella dell'autogestione, intesa come applicazione immediata di pratiche organizzative libera dalla competizione e dall'interesse personale tesa a trasformare in senso libertario i rapporti sociali. Essa si fonda su un'etica cooperativa, altruista, solidale, in cui ciascuno trova il suo interesse nell'interesse di tutti e che si basa sulle pratiche di solidarietà e di mutuo appoggio.\n\nSecondo un'indicazione già presente in *Viaggio attraverso utopia*, l'utopia anarchica consiste quindi non in una promessa di soluzione ai mali del mondo, ma in una trasformazione concreta degli ambiti sociali che si fa destrutturazione concreta dei rapporti di dominio.\n\n## Alcuni scritti di Maria Luisa Berneri:\n\n*Workers in Stalin's Russia*, Freedom, London, 1944\n\n*Neither East nor West*, London, Marie Louise Berneri Memorial Commitee, 1952\n\nCon V. BRITTAIN, *Scritti sui bombardamenti di massa (1939-1945)*, a cura di C. Baldoli, Spartaco, Santa Maria Capua a Vetere, 2004.\n\n*Viaggio attraverso utopia*, a cura di A. Senta, edizioni Malamente, Fano, 2022, (prima ed. 1952)\n\n## Alcune scritti su Maria Luisa Berneri:\n\nMARIE LOUISE BERNERI MEMORIAL COMMITEE, *Marie Louise Berneri 1918-1949*. A tribute, London 1949.\n\n- F. CHESSA, G. SACCHETTI, *Maria Luisa Berneri*, in M. Antonioli, G. Berti, S. Fedele, P. Iuso, *Dizionario biografico degli anarchici italiani*, vol. 1, Biblioteca Franco Serantini, Pisa 2003, pp. 151-152 \u003chttps://www.bfscollezionidigitali.org\u003e.\n- C. DE MARIA (a cura di), *Maria Luisa Berneri e l'anarchismo inglese*, Biblioteca Panizzi-Archivio famiglia Berneri-Aurelio Chessa, Reggio Emilia 2013.\n- L. PEZZICA, *Maria Luisa Berneri*, in Id., Anarchiche. Donne ribelli nel Novecento, Shake edizioni, Milano 2013, pp. 173-181.\n- G. SACCHETTI, *Eretiche. Il Novecento di Maria Luisa Berneri e Giovanna Caleffi*, Biblion, Milano 2017.\n- A. SENTA (2022), \u003chttps://intellettualinfuga.fupress.com/it/scheda/maria-luisaberneri-vernon/2748\u003e.\n"
