title: "MAG6: il denaro e la finanza come se la gente contasse qualcosa"
date: "2022-06-01"
autori:
  - "Thea Venturelli"
numero: "2"
sezione: "Esperienze"
pagina: 24
permalink: "https://semisottolaneve.net/articoli/02-mag6/"
content: "\nA Reggio Emilia esiste da oltre trent'anni l'esperienza della MAG6, nata sul finire degli anni '80 per volontà di una quindicina di persone legate al movimento pacifista e non violento. Ciò che caratterizza fin da subito questa esperienza è la volontà dei fondatori e delle fondatrici di dare concretezza alla propria idealità, sperimentandosi in prima persona nel cominciare ad attuare immediatamente quella possibilità di cambiamento tanto auspicata. E così ciascuno mette mano alle proprie tasche e con questo denaro, con quello che hanno a disposizione, cominciano a sostenere la prima cooperativa sociale finanziata da MAG6, una comunità di accoglienza per minori produttrice di Parmigiano Reggiano. La MAG6 si struttura come cooperativa, qualcuno rinuncia al suo posto di lavoro stabile e garantito per dedicarsi in toto alla realtà nascente e, parallelamente al finanziamento dei progetti, cresce l'impegno a diffondere una differente cultura del denaro in un processo evolutivo del suo utilizzo. Nella consapevolezza della sua forza anche simbolica, lo sguardo sul denaro viene ribaltato guardandolo come strumento, non come fine. Uno strumento attraverso il quale cambiare la realtà che ci circonda sostenendo quelle progettualità che non remano contro i propri obiettivi, gli ideali, i desideri, la visione del mondo ma vanno nella stessa direzione apportando cambiamenti positivi nel contesto sociale in cui operano. Così il denaro diviene strumento utile a unire, collegare, creare relazioni. In quegli anni esistevano in Italia già altre esperienze di MAG che hanno certo contribuito a creare quella struttura che poi ha portato la MAG6 a essere quella che è oggi, in particolare la relazione con MAG Milano. Lo statuto originario è stato frutto di un'elaborazione collettiva anche visionaria, al punto da immaginare quello che non esisteva ancora, elemento di sorpresa anche per chi, nella storica Lega delle Cooperative, si è trovato di fronte sogni, desideri e prospettive considerate molto alte. Una dimensione anche utopica, che permette di vedere quello che non c'è per poterlo costruire seguendo una visione che sia traiettoria, non un punto di arrivo, in perenne confronto e rielaborazione. La scelta di organizzarsi come cooperativa va oltre il vantaggio fiscale che rende appetibile questa forma giuridica, nasce proprio dalla volontà di organizzarsi in maniera orizzontale, valorizzando il contributo di ciascuno. Di qui la decisione di rimanere sempre fuori dai grandi consorzi e aggregazioni per salvaguardare la propria indipendenza. Stesso approccio viene mantenuto con le istituzioni con le quali MAG6 ha occasionalmente collaborato, attraverso figure ponte consapevoli del valore trasmesso dalle pratiche della cooperativa, senza rincorrere mai vantaggi, agevolazioni o finanziamento di attività che creassero meccanismi di dipendenza a discapito della libertà di azione.\n\nQuando è nata la MAG6 le richieste legali per creare una realtà che si occupasse di finanza erano molto più semplici. La cooperativa ha potuto iniziare le sue attività con le modeste disponibilità di chi ha iniziato questo percorso, ora non sarebbe più possibile. Nel corso degli anni, infatti, la regolamentazione del micro-credito e della finanza mutualistica solidale ha subito numerosi adattamenti ma la grossa stretta è stata tra il 2014 e il 2016 con la riforma del testo unico bancario («tub») che ha causato un grande contraccolpo alla sostenibilità della MAG. L'introduzione di nuovi criteri, altamente restrittivi e vincolanti, ha condizionato enormemente la finanziabilità dei progetti e, con le nuove regole, delle ottanta realtà finanziate nel momento dell'approvazione del «tub», solo quaranta avrebbero risultavano essere rifinanziabili. Questo è stato un duro colpo per la sostenibilità perché, fino a quel momento, le risorse economiche necessarie a tenere in piedi le attività erano date dagli interessi applicati sui prestiti effettuati. Il tasso di interesse a è sempre stato svincolato dalle logiche finanziarie ma è legato alle esigenze di gestione, in primis il sostentamento economico per il lavoro dello staff. Questo gruppo di lavoro è attualmente composto da 6 soci lavoratori, ognuno dei quali in contratto part time di quattro giorni settimanali. Ciascuno ha un ambito di applicazione prediletto ma comunque flessibile, non si lavora a compartimenti stagni e una riunione settimanale mantiene in costante e aggiornata condivisione e comunicazione il gruppo di lavoro sugli sviluppi e le attività. Questo gruppo è anche sede decisionale collegiale. L'assemblea è inoltre occasione di ulteriori attività dello staff dedicate sia alle dinamiche e allo stato delle relazioni di e nel gruppo, sia agli sviluppi e le prospettive del progetto MAG6. Il tempo impiegato in questo lavoro è estremamente impegnativo, richiede molte energie e disponibilità individuali e collettive ma è un impegno fondamentale che porta risultati tangibili per la fiducia, il supporto, l'assenza di giudizio, la capacità di confronto e rispetto reciproci che favoriscono un percorso costruttivo del gruppo operativo.\n\nIn questo momento l'attenzione è particolarmente concentrata sulle prospettive, su cosa sarà la MAG6 in futuro ma in una visione sempre di concreta sperimentazione quindi definendone l'operatività da condividere poi con il consiglio di amministrazione («cda»).\n\nIl «cda» è un organo differente dallo staff lavoratori, allargato a soci e socie esterne al gruppo dei lavoratori che viene in questo modo sostenuto e potenziato su base volontaristica; la suddivisione degli impegni è stabilita anche qui in base a sensibilità e attitudini personali, restando centrati nel costante sviluppo di pratiche utili a favorire una relazione di condivisione e apertura.\n\n![](/numeri/immagini/02/_page_28_Picture_1.jpeg)\n\nUn tempo il gruppo «cda» era più allargato, ora sono venute a mancare energie e questa è sicuramente una fragilità da affrontare e gestire.\n\nAnche il gruppo dei lavoratori, lo staff, ha subito un ridimensionamento legato a scelte personali di chi ha deciso di cambiare vita: questo venir meno delle energie a disposizione del progetto non è stata reintegrata da nuovi inserimenti, anche per cercare di far quadrare i conti di gestione in un momento storico in cui diverse realtà finanziate si sono trovate in difficoltà e le riforme imposte a livello europeo hanno causato un aumento del lavoro burocratico. Come accennato in precedenza infatti, la riforma del «tub» ha determinato un grande spostamento nelle attività MAG6. Se da una parte la finanza dei grandi numeri non riconosce rilevanza sistemica - parole loro - alla finanza mutualistica e solidale, dall'altra ha dovuto comunque riconoscerne l'esistenza, creando riserve giuridiche ad essa dedicate dopo averle addirittura interpellate e coinvolte. Questo coinvolgimento non ha portato risultati costruttivi, ma si è trasformato nel più ostacolante tra i numerosi sgambetti subiti nel corso degli anni. Ora la finanza autogestita è stata pesantemente normata, è stata comunque posta sotto il controllo della Banca d'Italia e ha un tetto minimo di capitale sociale richiesto per poter essere riconosciuta, che ammonta a 250 mila euro. Se questo fosse stato in vigore quando la MAG6 ha iniziato, non avrebbe potuto iniziare le sue attività o, almeno, non avrebbe potuto farlo nella modalità in cui ha operato. La credibilità del gruppo originale è stata data anche dal mettere immediatamente in gioco se stesso, nel cominciare ad applicare quello che veniva proposto come pratica cioè utilizzare il denaro come strumento per creare rete e relazioni. La fiducia che ha portato alla costruzione della rete è stata data dall'evidenza della sua applicabilità, della sua fattibilità e degli effetti positivi raggiunti per quella cooperativa che operava sul territorio e questo ha dimostrato l'affidabilità delle persone coinvolte e la realizzabilità di una tensione ideale. Ha dimostrato che le fideiussioni patrimoniali non sono l'unico (e nemmeno il più efficace) strumento per assicurare la responsabilità di chi decide di farsi garante di una progettualità e che le soluzioni ai problemi arrivano mettendo invece in gioco la propria consapevole disponibilità a creare alternative. Così le persone hanno acquistato fiducia e interesse, in una rete sempre più estesa, e hanno messo a disposizione le loro risorse monetarie. Il lavoro da fare oggi sarebbe esattamente l'opposto: prima chiedere fiducia su una base teorica e ideale, raccogliere il denaro e poi operare. Uno stravolgimento non indifferente per chi mette in primo piano l'esigenza di concretezza, la volontà di creare sperimentando.\n\nNon stupisce certo che l'istituzione finisca per fare sgambetti normando: per funzionare, per perpetuarsi ha bisogno di controllo e standardizzazione. Ma la standardizzazione è esattamente l'opposto di quanto necessario per lavorare sulle relazioni: ogni progetto presentato, ogni realtà finanziata ha le sue proprie caratteristiche e necessità e il lavoro di accompagnamento della MAG6 nel finanziare i progetti, nel crearne la sostenibilità è un lavoro di sartoria, cucito su misura. Se al centro abbiamo le relazioni, se al centro mettiamo le persone, inevitabilmente si è in contrapposizione con la standardizzazione. Tenere al centro la relazione, il rapporto con le persone delle realtà finanziate, il gruppo che le porta avanti, è un lavoro che richiede tantissime energie e responsabilità da entrambe le parti, richiede reciprocità. La MAG6 non è prestazione di servizio, non è erogazione di credito, ma è un'impresa di comunità, crea benessere e vantaggi non solo per chi partecipa nei progetti finanziati o per chi ci lavora, ma anche per la comunità nella sua interezza. Oggi la priorità è quindi rafforzare un gruppo di lavoro affaticato, perché l'alternativa non si costruisce nel tempo libero, la convinzione è che ad essa vadano dedicate le migliori energie a disposizione, anche lavorative, non solo volontaristiche o movimentiste.\n\nCoerentemente con i presupposti fondanti si vuole campare delle proprie idee, le forme di lotta si traducono in pratica quotidiana, in proposta realizzata. Se la MAG6 è riuscita a superare i momenti che avrebbero potuto stravolgerne il senso è stato perché ha goduto della rete costruita negli anni ma soprattutto perché in un momento drammatico ha osato rilanciare, rimettendo in circolo energie preziose, aprendosi a possibilità e riattivandosi nel proprio centro. Valorizzando ulteriormente quella tensione pratica comunitaria fondante del progetto.\n\nCosì, per non far ricadere un ulteriore carico economico della gestione della MAG6 sui progetti finanziati è nato il progetto della sostenibilità condivisa: ogni socio e socia è invitato a sostenere le spese di gestione delle attività della MAG6 attraverso una liberalità che andrà a creare una sorta di fondo cassa utile ad abbassare il tasso di interesse sui prestiti. Questo passaggio ottiene almeno due risultati: il primo di rinforzare quell'economia di comunità cui tanto lavoro è stato dedicato, il secondo di cominciare a smuovere un nodo dolente che è stato sempre vissuto come criticità e che per i progetti finanziati ha comunque costituito un impegno non indifferente da sostenere. I progetti che si avvicinano per essere finanziati non hanno infatti l'obiettivo di arricchirsi, non sono attività d'impresa, ma piuttosto vogliono produrre ricchezza e benessere sociale senza sfruttamento dell'essere umano sull'essere umano, e dello stesso sul pianeta: i ricavi ottenuti sono di conseguenza utili per vivere dignitosamente e il peso del tasso di interesse da rimborsare è spesso gravoso. Ma anche chi non avvia progetti, anche chi non richiede finanziamenti trae benefici per la propria vita quando il territorio si arricchisce in esperienze di autogestione libertaria. Così, per sostenere lo strumento della sostenibilità condivisa, non solo si invitano i soci alle liberalità, ma diverse realtà operative hanno deciso di destinare una parte dei loro ricavi, ottenuti dal rapporto con i soci, al progetto sostenibilità. Rafforzare la mutualità, ampliare il raggio di azione entro il quale agisce la comunità. Abbiamo così altre reti nella rete: le attività di consulenza e formazione, il gruppo d'acquisto solidale che mette ulteriormente in relazione le realtà MAG, la REPA (rete a prezzo agevolato, i cui aderenti applicano un reciproco abbassamento dei prezzi), la rete degli apicoltori e quella degli agricoltori, il grande confronto che è nato con la rete di «Campi Aperti» e con il circuito WOOF, il rapporto con diversi spazi sociali del territorio e non solo, la creazione e utilizzo di una moneta complementare (il BUS) attraverso la quale potenziare le possibilità individuali e collettive di accesso alla ricchezza creata nella rete di reti MAG6. Si stanno ulteriormente affinando pratiche di relazione con i soggetti finanziati valorizzando quanto non ha funzionato in passato e sperimentando possibilità altre, coinvolgendo in modo più consapevole e responsabile i garanti in modo da riequilibrare la diminuzione di forze disponibili nello staff. Al momento ci sono poche richieste di finanziamento nonostante numerosi avvicinamenti e la credibilità di cui gode la MAG, l'incertezza dei tempi genera cautela. Ciononostante i tassi di interesse su alcuni progetti sono stati rivisti e ridimensionati per sostenere realtà in forte difficoltà: queste decisioni vengono prese in accordo tra le parti valorizzando sempre, per quanto possibile, il senso di responsabilità reciproca fondamentale per la crescita e mantenimento di un progetto comunitario. Viviamo un tempo in cui la consapevolezza del valore della comunità è diventata chiara e visibile, l'invito al sentirsi comunità arriva anche da fonti che lavorano nella direzione di distruggere il tessuto sociale più che di rafforzarlo. In ambito storico e antropologico, nelle scienze naturali è un continuo fiorire di ricerche volte a riconoscere che l'essere umano, e non solo, ha potuto superare i momenti più difficili e pericolosi della sua storia grazie alla solidarietà reciproca, a quel mutuo appoggio di cui noi libertari possiamo farci vanto grazie alle straordinarie intuizioni verificate scientificamente dal grande Kropotkin. Eppure manca l'esperienza della pratica della reciprocità, siamo ancora in una dimensione teorica che ha bisogno di sperimentarsi attuandola: veniamo da secoli in cui questo\n\n![](/numeri/immagini/02/_page_32_Picture_2.jpeg)\n\nè stato contrastato, represso, condannato ma rimane comunque insita nell'essere umano la consapevolezza del bisogno di comunità per sopravvivere. Allora, cosa facciamo, come decliniamo nel quotidiano questa consapevolezza inibita da un'educazione che ci ha portati in direzione opposta, da un'organizzazione sociale, politica, economica che continua a premiare l'individualismo e trae straordinario profitto dal divide et impera, dal farci sentire soli con noi stessi, con i nostri limiti e problemi troppo spesso troppo grandi per trovare soluzioni vitali e non di mera sopravvivenza? Quello che propone MAG6, quello che pratica, è la possibilità che ci sia ben altro oltre l'economia di mercato, che si possono creare imprese di comunità pubbliche, collettive, aperte a tutti coloro che di questa comunità scelgono di fare parte, in cui l'accesso ai bisogni primari e alla soddisfazione dei desideri sia svincolato dalle possibilità economiche individuali ma sia un bene condiviso e accessibile. Dimensione della cura, la cura della comunità in cui si vive e opera, la costruzione e rafforzamento di strumenti economici e sociali, di ampliamento della consapevolezza sono la base su cui costruire una differente organizzazione sociale più ricca e soddisfacente per tutte.\n\n\u003e Un grande ringraziamento a Enrico e Mariangela di MAG6 per la disponibilità, la cura e la determinazione che hanno condiviso permettendomi di raccontare anche con le loro parole.\n\nPer chi desidera approfondire la vita e la struttura della MAG6: https://www.mag6.it\n\n"
