title: "Editoriale"
date: "2022-06-01"
autori:
  - "Editoriale"
numero: "2"
sezione: "Editoriale"
pagina: 3
permalink: "https://semisottolaneve.net/articoli/02-editoriale/"
content: "\n![](/numeri/immagini/02/_page_3_Picture_0.jpeg)\n\nNel momento in cui chiudiamo il secondo numero della rivista, ancora lontana appare la fine della guerra in Ucraina, iniziata il 24 febbraio con l'invasione da parte dell'esercito russo del territorio ucraino. Molte, forse troppe parole sono già state spese su questo conflitto che, come tutte le guerre, segna naturalmente una sconfitta del genere umano e della civiltà, qualunque significato si voglia dare a queste espressioni.\n\nConsci della difficoltà di sviluppare riflessioni penetranti, desideriamo proporre un'analisi di ampio respiro e alcuni spunti di approfondimento sul tema: troverete una interessante disamina dell'ideologia nazional-populista putiniana svolta da Sofia Tipaldou e un percorso di letture per adolescenti suggerito da *Libri e formiche*.\n\nAl contempo, non vogliamo sottrarci al dovere di prendere una posizione il più possibile chiara, date le circostanze. È nelle corde della nostra rivista tentare di rafforzare lo spirito di libertà e solidarietà degli sfruttati e degli oppressi, in ogni luogo e sotto ogni regime. Sconcertati per le avvilenti contorsioni ideologiche del pensiero a cui stiamo assistendo da troppe settimane, ci teniamo a puntualizzare che, a nostro giudizio, nessuna equiparazione può essere accettata tra chi aggredisce e chi viene aggredito, tra chi proditoriamente attacca e chi cerca disperatamente di difendersi.\n\nIl diritto alla difesa dall'ingiusta aggressione appartiene agli individui come ai popoli. Ogni pur doveroso e utile ragionamento sulle complesse cause del conflitto, sulla molteplicità degli interessi in gioco e le responsabilità di diversi attori locali, nazionali e internazionali, deve cedere il passo a quella solidarietà, umana, universale e libertaria, che non può che scattare nei confronti di chi difende la propria vita, la libertà e i propri beni, da un esercito invasore sospinto da un obiettivo chiaramente imperialista: conquistare o smembrare una nazione confinante, per accaparrarsi le sue risorse, costi quel che costi.\n\nDiversi libertari e anarchici ucraini hanno scelto di contribuire alla difesa in armi dei propri cari e dei più elementari diritti. A loro va anzitutto il nostro fraterno abbraccio, che estendiamo con eguale intensità e affetto a quella coraggiosa parte della popolazione russa che, benché minoritaria, si oppone alle volontà conquistatrici della propria classe dirigente: un gruppo di potere che, godendo di un ampio consenso popolare, ha trascinato il paese e l'Europa in una spirale di violenza e di morte che deve al più presto cessare.\n\nA chi ritiene di opporre a questo scenario purtroppo assai reale di devastazione morale e fisica e alla richiesta impellente di solidarietà concreta delle vittime, la visione, tanto dolce quanto astratta, di un mondo futuro che abolirà per sempre, insieme ai poteri economici e politici fomentatori di guerre e divisioni, frontiere e confini nazionali, ricordiamo l'imperituro monito di Aleksandr Herzen – una meta infinitamente lontana non è una meta, è un inganno – fatto proprio in tempi più recenti da Colin Ward, seminatore di libertà che fin dall'inizio di questa avventura editoriale abbiamo indicato come imprescindibile figura culturale e politica di riferimento. A Ward, esaltatore delle utopie concrete, e a Maria Luisa Berneri, studiosa delle utopie letterarie, accomunati da un libertarismo critico e fortemente antimilitarista, dedichiamo i profili delle nostre *radici*, curate rispettivamente da F.C. e A. Soto (al tema dell'utopia, in rapporto con la musica, è invece dedicato il frizzante contributo di Felice Liperi).\n\nMa se è necessario rifuggire dall'ideologismo irresponsabile ed avulso dalla realtà, occorre, al contempo, evitare di affossare valori e progetti di liberazione politica e sociale, individuale e collettiva, per allinearsi a una forma mentis volta a legittimare il triste status quo e ad accettare continue soluzioni di compromesso al ribasso. Ciò che deve essere opposto a una società ormai incapace di qualsivoglia desiderio di immaginazione politica e sempre più contrassegnata da una gretta materialità consumista, in cui ciascuno si pensa come bulimico titolare di diritti assoluti e insaziabili, non è un vuoto discorso retorico, privo di qualunque effettiva capacità di incidere nella realtà. La nostra società ha bisogno di un sapere davvero critico, prodotto da pensatori, scrittori e intellettuali che non si chiudono a riccio nei loro studi, ma sono capaci di costruire relazioni altre nel mondo culturale e hanno il coraggio creativo di attingere a pensieri e tradizioni differenti, purché libertari: come Goffredo Fofi, protagonista di una notevole *conversazione* con Francesco Codello.\n\nCiò che deve essere fatto valere contro un mondo che va esaurendo ogni spinta ideale e ogni senso di responsabilità sociale è la concreta esperienza di donne e uomini che hanno costruito realtà prefiguratrici di una organizzazione sociale diversa e migliore. Se la società, come scriveva Malatesta, è sempre il risultato di forze contrastanti che spingono in direzioni diverse, quando non opposte, ciò che può contribuire a spostare l'equilibro nella direzione da noi auspicata è, anzitutto, la forza dell'esempio concreto, che sola può essere davvero contagiosa.\n\nCosì, anche in questo numero, il lettore potrà, insieme a noi, interrogare una serie di *esperienze* che, a volte con difficoltà crescenti, costituiscono dei tentativi preziosi di dar vita a un microtessuto sociale e culturale informato a princìpi e pratiche affatto diversi da quelli vigenti. Franco Bunčuga, Thea Venturelli e Valeria Giacomoni ci portano in tre contesti molto diversi: i dintorni di Zagabria, Reggio Emilia e i sobborghi di Barcellona. Qui collettivi intraprendenti, nell'ambito della bio-edilizia, della finanza autogestita e dell'educazione libertaria, hanno dato vita a realtà la cui forza consiste, tra le altre cose, nella capacità di interagire con il mondo circostante senza perdere la propria identità e di mettersi costantemente in discussione.\n\nLa guerra non è naturalmente l'unico male che affligge il nostro mondo. La crisi ecologica, a cui sono dedicati due contributi diversi ma complementari di Simone Ogno e Marco Antonioli e A. Soto, impone un deciso cambio di rotta, politico ed economico, che non può che fondarsi su un diverso rapporto tra uomo e natura. Uno dei punti di partenza deve essere l'idea che la Terra è un bene comune che l'umanità condivide con le altre specie viventi, rispetto alle quali, come ci ha insegnato Bookchin, il genere umano deve porsi come autocoscienza morale. Ai beni comuni nel pensiero libertario è dedicato il puntuale approfondimento di Édouard Jourdain.\n\nDal pensiero all'azione: nostro preciso scopo è quello di diffondere *la pratica della libertà*, nella consapevolezza che le poche ma coriacee ginestre che sottoponiamo alla vostra attenzione non sono destinate a soccombere necessariamente sotto l'azione imperiosa di una natura matrigna e fatale. Possono crescere e moltiplicarsi, producendo cambiamenti tangibili.\n\n"
