# La cooperativa di autocostruzione ZMAG


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*A 25 km a sud di Zagabria perso nelle stradine sterrate nel bosco attorno al villaggio di Vukomeric a bordo di un taxi che si è perso più volte. Dopo aver chiesto indicazioni a diversi ignari contadini locali grazie a un trattorista arriviamo a un gruppo sparso di strane case dove scendo e proseguo a piedi in uno sterrato che porta ad un piccolo avvallamento nell'area collinosa. Su un cartello colorato attaccato a un vecchio furgoncino in disuso finalmente la scritta «eko-selo ZMAG», poi ecco appaiono degli edifici rurali ed il rumore degli attrezzi che Pero e i suoi amici stanno usando per lavorare il legno.*

La «Zelena Mreža Aktivističkih Grupa», ZMAG<sup>1</sup> (rete verde di gruppi di attivisti) è una organizzazione non governativa nata a nel 2002, che nel tempo ha realizzato un «eko-selo», un villaggio ecologico, adiacente al piccolo villaggio rurale di Vukomerić. Le attività dello ZMAG sono incentrate particolarmente sulla pratica e la promozione di soluzioni sostenibili, su programmi di istruzione e progettazione, sulla promozione e sviluppo di sistemi sociali ed economici giusti ed equi e sulle tecnologie appropriate. ZMAG è uno degli otto «Centri di studio per lo sviluppo sociale» in Croazia e si occupa, oltre che di tecnologie sostenibili per l'edilizia, anche dello sviluppo della permacultura ed ha recentemente iniziato a raccogliere una importante banca dei semi.

<sup>1</sup> <https://www.zmag.hr/>

Pero Man e Ceki Cek, dopo aver terminato i lavori che stavano completando, mi accolgono convivialmente nel loro centro e mi raccontano la loro storia e come sono diventati membri della cooperativa. Entrambi hanno iniziato a interessarsi alle attività di ZMAG una decina di anni fa. Pero è un tecnico informatico specializzato in gestione del network e non era soddisfatto del suo lavoro di ufficio in un'azienda a Zagabria. Aveva trascorso gran parte della sua vita in un villaggio, con altri ritmi ed immerso in un ambiente naturale e non sopportava più la vita cittadina e le sue nevrosi. Cercando alternative di lavoro su internet scoprì per caso lo ZMAG ed incuriosito si è iscrisse ad uno dei workshop che si tenevano a Vukomerić. Il centro era stato fondato da Matko Šišak nel 2002, quando aveva appena 19 anni e oggi è uno dei quattro soci della cooperativa. Era un periodo di grande fermento nel settore e nel 2012 quando Pero partecipò al workshop l'attività del villaggio era già molto sviluppata, si innamorò del progetto ed in breve ne divenne parte integrante e poi socio a tutti gli effetti.

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Ceki Cek si è avvicinato a questa scelta di vita nello stesso periodo, ma con un percorso differente. Ceki aveva già partecipato a un gruppo di edilizia naturale ed aveva fatto riferimento ad un'altra realtà ecologica presente nella stessa zona, l'«eko-selo di Blatuša», anch'esso molto conosciuto in Croazia, nato con una caratteristica più neo-hippy, con influssi new age e spiritualisti. Anche alcuni militanti anarchici si sono saltuariamente avvicinati a Blatuša come Ceki che vi ha anche vissuto alcuni anni ed è in quel periodo che ha fatto le sue prime esperienze di costruzione in materiali naturali insieme a Goran Brumnic Mex, che adesso fa parte anche lui della cooperativa. I due si sono poi trasferiti allo ZMAG, un po' perché il modo di vivere in quel villaggio e la loro ideologia non li convinceva, non si trovavano in sintonia con i membri della comunità di Blatuša eccessivamente influenzati dal loro «guru» e fondatore che insisteva in un approccio di tipo spiritualista, ma soprattutto perché lì non potevano mettere in pratica le loro capacità costruttive.

Nell'attuale gruppo ZMAG solamente Ceki proviene dalla militanza anarchica, così come Siniša Pocrnčić che faceva parte del gruppo originario di costruttori e che poi, dopo una lunga malattia invalidante, si è staccato dal gruppo ed ha intrapreso un'altra strada individuale. Entrambi sono ancora membri del MASA, una rete di iniziative anarchiche croata molto attiva nelle lotte sindacali come in quella recente dei portuali di Fiume, ma presenti anche a Zagabria dove anni fa hanno gestito le occupazioni studentesche dell'università, così come a Spalato ed in altri centri minori. Ceki ha partecipato da protagonista nelle lotte studentesche ed è stato molto attivo nel movimento sindacale in quegli anni a Karlovac e a Zagabria dove insieme al MASA ha organizzato alcuni sindacati di categoria indipendenti. Poi come ci racconta «mi sono stancato di impiegare tutte le mie energie ad organizzare la lotta per combattere contro il sistema e contemporaneamente non ne potevo più della vita urbana. Allora ho cercato altro». Ceki ha scelto di partecipare allo ZMAG quando si è reso conto che i principi fondamentali praticati nell'associazione erano molto vicini a quelli anarchici in cui si riconosce: la gestione assembleare, le decisioni all'unanimità, il forte senso di collettività ed il rifiuto dello sfruttamento del lavoro che fanno in modo che tutto venga gestito in modo comunitario ed orizzontale. Pero ci riassume molto bene lo spirito del gruppo:

«Io non sono un anarchico, ma qui ho conosciuto molte persone davvero interessanti e mi sono reso conto che noi tutti abbiamo obiettivi molto simili a quelli che sono i fondamenti anarchici. E questo è ciò che conta, le differenze tra noi è proprio ciò che rende la nostra attività più interessante, relazionarsi solo con persone troppo simili a sé stessi diventa noioso».

Come Pero, anche Ceki non viene da una formazione specifica nell'edilizia, in realtà la sua prima esperienza di costruttore l'aveva fatta da giovanissimo quando aveva partecipato alla costruzione della propria casa insieme alla sua famiglia, tradizione ancora viva nella regione sino a poche decine di anni fa. In quell'epoca costruirsela da soli era l'unico modo per avere una casa. Sino a trenta o quaranta anni fa la tradizione di costruirsi la casa insieme alla famiglia e agli amici in quelle zone era la norma. E se si ha una grande famiglia tradizionale è una pratica ancora molto comune. Anche nei villaggi nel nord della Croazia da cui proviene Pero esiste tuttora un forte senso di comunità, «se vedo che i miei vicini stanno lavorando vado ad aiutarli, non c'è bisogno che loro me lo chiedano, è una cosa normale che viene spontanea», ci dice, e anche se oggi queste forme di autocostruzione sono state dichiarate illegali e si è cercato di sradicarle, tuttora permangono. Certo il sistema tradizionale di costruzione in legno ad incastri vivi senza leganti, facilmente assemblabile e smontabile per trasferirlo in altri siti non è più in uso, si sono perse le competenze.

Quello che cerca di fare l'associazione è recuperare le tecniche tradizionali alla luce delle nuove conoscenze tecnologiche, dei nuovi materiali e dei nuovi strumenti, usando per quanto possibile materiali naturali e sfruttando le competenze ancora presenti di autocostruzione e di mutuo appoggio delle comunità locali. In modo pragmatico le autorità locali non hanno mai posto problemi burocratici particolari o significativi vincoli legislativi. La cooperativa si è data la forma di un'organizzazione non governativa (O.N.G.), senza alcuno sponsor ufficiale ed in poco tempo è diventata un marchio molto conosciuto in Croazia, una sorta di istituzione e non solo nel campo dell'edilizia naturale. Se si cerca ad esempio su internet la voce «permacultura in Croazia» ZMAG è il primo nome che appare nella lista. Le autorità locali coinvolgono volentieri la O.N.G. in progetti dedicati alla didattica, e spesso la invita nelle scuole a tenere ai ragazzi corsi di economia sostenibile o di sistemi di organizzazione di attività cooperative. «La città di Velika Gorica ha finanziato un progetto di due anni per gestire corsi sull'utilizzo e l'implementazione delle risorse locali che è stato elaborato all'interno dello ZMAG. Così sono andati a tenere corsi in diverse scuole della città. È un progetto che guarda al futuro e tenta di coinvolgere le nuove generazioni in progetti sostenibili».

La gestione economica della cooperativa è complessa e diversificata. Oltre ai fondi che derivano progetti affidati allo ZMAG dagli enti locali l'associazione riesce ad essere autonoma dal punto di vista economico grazie a molteplici e differenziate attività. In primo luogo i workshop sull'edilizia naturale che sono stati una delle ragioni fondanti del gruppo e poi soprattutto con l'intervento di diversi investitori. La cooperativa si rende disponibile ad aiutare chiunque abbia la necessità di costruire e scelga le tecnologie naturali e fornisce le sue competenze e la propria mano d'opera, sia collaborando a forme di autocostruzione, sia gestendo in modo autonomo il cantiere per chi non avesse voglia o tempo di partecipare ai lavori in prima persona. In questo secondo caso la cooperativa chiede compensi in linea col mercato. Il ricavato poi viene riversato in altri progetti non remunerativi della cooperativa, ad esempio facendo un mese di volontariato nella regione di Zagabria nei luoghi colpiti recentemente dal terremoto. In quella occasione ZMAG ha consolidato e riparato una cinquantina di case in quattro diversi villaggi della zona. Le tecniche che la cooperativa utilizza variano a seconda delle esigenze particolari e delle richieste della committenza, fondamentalmente strutture in paglia e legno, ma lo ZMAG continua a sperimentare nuove tecniche, come in un villaggio nei dintorni di Spalato, dove ha realizzato il suo primo edificio in canapa per conto di un architetto che sta progettando un sito dedicato alla permacultura.

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Lo ZMAG nel tempo ha approfondito sempre di più il suo interesse per la permacultura sino a far diventare il settore uno dei più importanti tra le sue attività. E tutto questo in modo molto naturale, come ci spiega Pero: «In ciò che oggi si definisce permacultura ero inserito da sempre, senza averne l'idea, quando aiutavo mia madre nel nostro giardino o andavo nei campi con mio padre. Sono cresciuto in un piccolo villaggio in una zona profondamente rurale, il modo in cui da sempre la popolazione locale si rapportava all'agricoltura aveva gli stessi principi di quello che oggi viene definito permacultura. Tutti quelli della mia generazione che hanno avuto un legame con la vita di villaggio sanno cosa si intende quando si parla di permacultura. Quello che io e Ceki abbiamo sperimentato nella nostra infanzia e che veniva tramandato da generazioni era perfettamente in sintonia con i caratteri della permacultura». Sia Pero che Ceki nelle esperienze allo ZMAG, cosi come prima nell'eco-villaggio Blatuša, in realtà non hanno fatto altro che cercare di condividere e mantenere vive le loro conoscenze tradizionali che derivavano dalla pratica comunitaria ed innestarle in progetti innovativi.

Lo ZMAG ha anche allestito una banca dei semi molto attiva. Il gruppo di giardinaggio della cooperativa da più di cinque anni raccoglie specie antiche di semi, le immagazzina in situ, usa i propri orti per piantare i semi e riprodurli in modo da ruotarli e mantenerli sempre freschi. Vengono raccolti soprattutto semi rari e particolari che appartengono a specie vecchie anche di due o trecento anni. La cooperativa ha relazioni con altre banche in tutta la Croazia per fare scambio di semi rari o semplicemente venderli ed acquistarne altri.

Un'ulteriore attività che ZMAG organizza è una rete di «food for goods», in sostanza mette in relazione piccoli produttori locali ecologici in tutto il paese attraverso una pagina web su internet dove si possono ordinare differenti prodotti dalle varie aziende, in genere a conduzione familiare e una volta alla settimana vengono distribuite cassette con la merce ordinata a Zagabria e in altre città. Gli addetti dello ZMAG controllano che tutte le produzioni siano naturali e biologiche per poter fornire cibo salutare.

La dimensione didattica è uno degli elementi costitutivi di ZMAG sin dalla sua fase iniziale. Insegnare alle giovani generazioni che esistono mezzi di costruzione naturali e che si possono creare forme associative comunitarie efficienti è molto importante. Ai workshop che sono il cuore pulsante dell'associazione partecipano persone di ogni tipo ed età. All'inizio prevalevano gli hippy e gli alternativi ma ora sono sempre più presenti persone comuni, uomini di affari e ultimamente un sempre maggior numero di architetti, di ingegneri edili, di esperti nelle costruzioni di ogni tipo. I workshop organizzati da ZMAG prevedono corsi dalla durata di quattro giorni da giovedì a domenica, a inizio di maggio, metà giugno e a fine luglio. Tutte le attività vengono gestite liberamente dai corsisti con la consulenza diretta dei membri della cooperativa. È un'esperienza di lavoro veramente intensa che lascia poco spazio alle lezioni teoriche, si usa soltanto materiale che prodotto per lo scopo nel sito e che poi viene riciclato. Non mancano i momenti conviviali, dei grandi banchetti con grigliate collettive, musica e grandi discussioni. Uno degli scopi dell'iniziativa è anche quello di creare una rete di costruttori naturali che restino poi in contatto tra di loro. Molti partecipanti di anni diversi poi hanno creato relazioni autonome tra di loro e creato nuovi progetti.

ZMAG è in crescita e sta cercando di coinvolgere altre persone, soprattutto giovani per sviluppare ulteriormente le attività. Attualmente oltre ai quattro soci nella cooperativa lavorano altre nove persone che ricevono un salario dallo ZMAG ma solo per funzioni particolari e in relazione a progetti specifici, non sono dipendenti. I soci, come Pero e Ceki prestano gratuitamente il proprio lavoro alla cooperativa e ricavano un reddito in modo individuale dalla partecipazione ai vari progetti a cui partecipa ZMAG, spesso finanziati da fondi statali o regionali, in particolare corsi, lezioni, conferenze e workshop. È un'attività separata da quella di costruzione. Ci sono anche persone pagate per seguire la parte amministrativa e burocratica delle attività così che il gruppo dei soci possa dedicarci completamente al settore edilizio. Una parte importante infatti delle entrate della cooperativa proviene dai singoli progetti di edilizia che i quattro soci realizzano soprattutto per committenti privati di vario genere, attività che si affianca alla realizzazione ed al miglioramento degli edifici sul sito.

Gran parte dei terreni del villaggio sono di proprietà privata di Marko e Goran, gli altri due soci della cooperativa che li hanno concessi in usufrutto gratuito alla ONG per trent'anni. I due proprietari hanno costruito le loro case sul terreno e lì risiedono mentre Ceki e Pero abitano nelle vicinanze. Ceki ha 53 anni e già ha in mente un progetto per la sua vecchiaia, per quando andrà in pensione, quello di costruire nel sito un grande edificio multifunzionale per ospitare tutte le principali attività di ZMAG: le aule e le residenze per i corsisti, la banca dei semi, la biblioteca, gli uffici ma soprattutto una grande cucina comunitaria di cui lui sarà il cuoco. La cucina è già da oggi la sua grande passione ed è lui che prepara i pranzi nei grandi incontri conviviali. Nei villaggi attorno ci sono un gran numero di piccoli produttori artigianali di cibi naturali che possono rifornire le cucine. Oltre ai corsisti e agli ospiti di ZMAG sicuramente la mensa sarà molto apprezzata dai nuovi abitanti che stanno arrivando nella zona, soprattutto ragazzi giovani che lavorano in città che hanno iniziato a restaurare o costruire, spesso con l'aiuto della cooperativa, delle proprie abitazioni per risiedere in mezzo alla natura e che non hanno molto tempo per prepararsi da mangiare o semplicemente vogliono godersi in pace il week end. Non un vero e proprio ristorante, ma cibo per la collettività.

«Il lavoro di costruzione che facciamo è davvero molto duro e con l'avanzare dell'età diventa davvero difficile mantenere i ritmi che esige. Bisogna essere in buona forma fisica e giovani per lavorare serenamente. Il gruppo è molto affiatato ma il lavoro è davvero molto impegnativo e coinvolgente. A volte ci sembra di essere in guerra», dice Pero, «siamo sempre in forte tensione e pronti a scattare. La cosa positiva e che ne siamo ben coscienti, riusciamo a gestire la cosa, anche quando abbiamo forti discussioni dopo poco cambiamo umore e ridiamo insieme. Chi ci vede lavorare a volte pensa che ci odiamo a morte». Quando si lavora per un padrone si fa quello che viene indicato e non ci si preoccupa più di tanto, nel lavoro collettivo si è sempre responsabili di ogni proprio atto. Non è così facile lavorare assieme, per creare un team così affiatato ci è voluto tempo e pazienza. In questo tipo di costruzione ci sono sfide continue e bisogna spesso essere in grado di improvvisare e fare la scelta giusta. Non sempre il gruppo lavora per un committente che affida loro il cantiere in autonomia, spesso costruisce insieme ad amici o conoscenti che hanno bisogno di aiuto per trasformare vecchi edifici. E soprattutto in questi casi i quattro devono spesso affidarsi all'improvvisazione e inventarsi soluzioni appropriate. È sempre tutto una novità, non esistono casi standard.

Ma anche quando i committenti sono dei professionisti i problemi non sono da meno. Quando Ceki ha visto per la prima volta il progetto della grande villa che il team sta costruendo per conto di un architetto si è messo le mani nei capelli, non esiste nessuna competenza progettuale in relazione alle costruzioni in legno o alle tecnologie naturali tra i progettisti. Gli architetti spesso fanno un progetto sulla carta e senza avere nessuna idea del processo costruttivo necessario alla realizzazione, nessuno nelle università glielo insegna. Per un edificio in un villaggio vicino la cooperativa non si è occupata della realizzazione della parte strutturale in legno, è stata chiamata solo per eseguire le pareti in paglia e fango. Quando Pero e Ceki sono venuti ad ispezionare la struttura finita in legno a due piani si sono accorti che si muoveva ed era con evidenza una struttura non sicura. L'architetto insisteva che dal punto di vista statico non c'erano problemi, ma la struttura non era d'accordo e si muoveva e non si potevano costruire le pareti. Ceki aggiunge che: «L'operaio che stava costruendo il camino non riusciva a lavorare perché una delle travi del tetto si muoveva e sbatteva contro la struttura. È un modo di lavorare davvero stupido, abbiamo dovuto aggiungere dei rinforzi per stabilizzare la struttura. Gli architetti non hanno alcuna esperienza pratica». Pochi, anche i professionisti, si rendono conto che nell'edilizia in legno e paglia il metodo di organizzazione del cantiere è completamente diverso: nei sistemi tradizionali si inizia dalle fondamenta e si sale sino al tetto, nelle costruzioni in paglia prima si sistema la struttura per posare il tetto e poi si completa con le pareti. Se la struttura non è ben ferma è impossibile poi aggiungere le pareti.

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Forse è anche a causa di questa mancanza di competenze fornite dall'istruzione tradizionale che ai corsi dello ZMAG si iscrivono in numero sempre maggiore molti architetti. Anche perché ormai molti committenti o investitori richiedono agli architetti che nel progetto si usino questo tipo di tecnologie. Ed è fondamentale progettare in accordo con gli architetti per poter scegliere insieme a loro le soluzioni più appropriate per il loro edificio. Ogni progetto presenta problemi e soluzioni specifiche ed è importante avere architetti che siano al corrente delle problematiche di questo particolare modo di costruire.

## Siniša Pocrničić (Inder Zlatkes) Una voce diversa

*Sera, un bar in centro a Zagabria, mi incontro con Siniša Pocrnčić (più conosciuto con lo pseudonimo Inder Zlatkes), io bevo una birra, lui una bibita e intanto mi racconta come sono nate le prime radici delle esperienze di costruzioni in paglia nel gruppo, la sua scelta operativa individuale e le sue attività attuali.*

Siniša mi racconta che il gruppo originario di costruttori naturali era nato nel primo decennio del secolo ed aveva una forte impronta libertaria ed uno stile di vita comunitario. Inizialmente si riuniva nella sua casa ed operava con le tecniche di autocostruzione con l'obbiettivo di creare un piccolo insediamento abitativo autocostruito ed autogestito. Siniša con Ceki ed altri partecipanti era un militante di una delle più importanti organizzazioni anarchiche croate molto attiva nelle lotte ecologiche, sociali e sindacali del paese, il MASA.

Siniša da giovane aveva visto in rete il sistema di costruzione elaborato da Simon Dale<sup>2</sup> per la costruzione del suo ecovillaggio a Lammas nel Galles Occidentale e se ne era subito innamorato.

<sup>2</sup> <https://www.beingsomewhere.net/>

Abbandonato il suo lavoro precedente in tutt'altro campo, gestiva da tecnico una serie di sale giochi, si immerge completamente nell'esperienza della comunità di Lammas dove apprende le tecniche di costruzione in paglia e fango dallo stesso Dale con il quale realizza anche alcune costruzioni e si appassiona alla permacultura praticata nel villaggio. Ritornato in Croazia, il suo obbiettivo è trasformare il suo gruppo di amici e compagni in un gruppo di autocostruttori con competenze nelle pratiche di edilizia ecologica, recuperando le antiche tradizioni di costruzione in legno locali con l'aggiunta delle nuove tecniche apprese da Simon Dale.

In quegli anni in Croazia si erano presentate delle condizioni favorevoli per questo progetto: a causa della nuova legislazione che tassava fortemente la casa di proprietà e rendeva molto facile per chi avesse un basso reddito perdere i propri beni per morosità, la gente aveva letteralmente il terrore di rimanere senza abitazione, ciò spingeva molti a ritrovare quelle radici di spirito comunitario che ancora resistevano e cercare metodi alternativi di abitazione. Oggi purtroppo il panorama sociale è molto diverso e non si può più contare su questa spinta. Furono gli anni in cui il gruppo di amici che abitavano insieme nella casa di Siniša iniziò a costruire le prime case, in una zona rurale collinosa a pochi chilometri da Zagabria disseminata da piccoli insediamenti, la cui tradizione di autocostruzione in legno tipica locale non era ancora andata perduta. Nei loro primi edifici costruiti ancora in modo sperimentale, come nell'edificio realizzato a Trkulije e mai completamente terminato, sventolava sul tetto la bandiera rosso-nera dell'anarchia. Dopo una lunga malattia invalidante, al suo ritorno Siniša si accorse che il gruppo aveva deciso di andare in direzioni che lui non condivideva più e da allora ha continuato la sua esperienza in modo autonomo.

Siniša ha scelto di aprire una ditta individuale ed entrare nel mercato della realizzazione di case in paglia e in legno che in Croazia da alcuni anni si sta rapidamente espandendo, non necessariamente per motivi economici. Siniša mi spiega: «Quando mi chiedono se la tecnica che io utilizzo sia più economica di quella più diffusa in cemento rispondo: si, certo, ma solo a condizione che tu abbia almeno dieci amici che ti diano una mano», come una volta, sino a pochissimi anni fa, era la norma nei piccoli paesini qui attorno in cui era diffusa soprattutto la forma di costruzione in legno tipica locale, che permette di utilizzare elementi modulari prodotti in modo autonomo e facilmente assemblabili e riciclabili in seguito per altre costruzioni. Queste pratiche sono state quasi completamente abbandonate e le condizioni sociali e attuali non consentono più di evocare uno spirito comunitario nelle nuove generazioni che recuperi questo modello di autocostruzione. «In questo periodo tutta la nostra società è molto più corrotta di quando abbiamo iniziato a immaginare la creazione di villaggi ecologici autonomi e anche l'impegno politico in campo libertario è venuto scemando. Bisogna lavorare con altri strumenti per tempi nuovi, elaborare tecniche semplici di autocostruzione che possano essere usate in tempi migliori, quando le occasioni lo richiederanno o lo renderanno impellente o semplicemente da chi non ha ereditato od acquisito competenze costruttive specifiche. Il recupero di queste capacità comunitarie può un giorno diventare una via di fuga praticabile da ambienti via via più inabitabili o per tempi più difficili in cui ricostruire comunità diventerà una necessità per la sopravvivenza. O semplicemente per ricreare una accettabile qualità di vita qui ed ora». Così mi dice Siniša che sta lavorando ad un manuale di autocostruzione in cui mescola la tradizione locale di costruzione in legno con le possibilità di stereotomia lignea di precisione fornita dai computer. Dalla tradizione locale prende l'idea di edifici realizzati completamente in parti lignee ad incastro montabili e smontabili molto rapidamente da un piccolo gruppo di operatori, alla quale aggiunge la potenzialità data dai programmi 3D di progettare e realizzare in maniera millimetrica incastri perfetti e produrre elementi costruttivi facilmente tipizzabili. Una specie di puzzle ad incastro con un manuale tipo IKEA per permettere a chiunque, anche con pochi amici, di realizzare strutture complesse ed efficienti, diversamente modulabili, integrabili e facilmente riassemblabili. Il nome di questo sistema non è ancora stato deciso, Siniša ha in mente qualcosa come click-clack, che abbia un suono semplice ed onomatopeico. Un sistema di autocostruzione che convinca la gente di essere in grado in modo semplice di costruirsi l'alloggio. Un modo di recuperare il modo collettivo di costruire comunità e di provvedere alle proprie necessità elementari che è sempre esistito ovunque, basato sul mutuo appoggio e la cooperazione, senza bisogno di piani regolatori né di legittimazione da parte delle autorità.

Pero e Ceki rimproverano a Inder Zlatkes di avere seguito una via «legale» e di aver fondato una ditta individuale, lui rimprovera loro una gestione poco trasparente e di lavorare indifferentemente per chiunque gli proponga un lavoro, dalle istituzioni ai singoli investitori privati, in più utilizzando dei salariati, cosa che loro negano dicendo che i collaboratori sono assunti solo a progetto e per necessità specifiche. Due vie divergenti che in realtà hanno molti punti in comune, dalle tecniche costruttive al tentativo di recupero in chiave contemporanea di tecniche tradizionali. Tutti loro hanno dovuto fare i conti con l'affievolirsi dello spirito comunitario, della perdita delle competenze tradizionali nei piccoli villaggi ed anche con il mutare della società e dell'impegno politico e sociale degli ultimi anni e ciascuno ha dato una risposta personale ed accettato compromessi diversi con le istituzioni, ma lo spirito rimane simile, il desiderio di mantenere vivi i caratteri libertari presenti nella loro esperienza di costruttori e tramandarli rinnovati e più efficaci alle nuove generazioni. I risultati, come si vede dalla qualità dei loro progetti, sono davvero incoraggianti.

A Ceki Cek e Pero Man


