Pëtr Kropotkin

L’anniversario della morte di Pëtr Kropotkin (1921-2021) ci offre l’opportunità di interrogare il suo pensiero per valorizzarne quella parte che può stimolare la sua applicazione nella nostra contemporaneità.
Il percorso intellettuale e militante di questo straordinario anarchico è ricco di suggestioni e di analisi ma anche di proposte concrete, riferite ovviamente all’epoca in cui visse. Tutte queste possono indicarci una via per soddisfare concretamente le esigenze degli esseri viventi in vari ambiti sociali. Lo scopo di questo breve profilo è, dunque, quello di proporre un’interpretazione del suo pensiero che valorizzi quanto di propositivo vi è nelle sue idee e come tutto questo possa servire, oggi, in una prospettiva di reale cambiamento in senso libertario.
Il primo elemento che va sottolineato è relativo al ruolo dell’intellettuale e dello scienziato in una società complessa. Kropotkin propone la sua postura di studioso riassumendola nella figura del savant (saggio, sapiente, dotto). Il suo sguardo rispetto a un determinato problema che si trova ad affrontare è complesso, variegato, interdisciplinare, multiplo, uno sguardo che non si risolve in una iperspecializzazione disciplinare. Mette cioè insieme discipline diverse (nel suo caso: antropologia, etologia, geografia, biologia, matematica, filosofia) per cercare un’interpretazione di un dato fenomeno. Questo sguardo gli permette di vedere la complessità del reale senza incorrere nella frammentazione specialistica che rischia di non tener conto di molti aspetti ritenuti invece essenziali per un ragionamento più completo. Pertanto non c’è da stupirsi se oggi il contributo offerto da Kropotkin trovi riscontro e riconoscimento in diversi ambiti scientifici: in biologia e nella genetica con Lynn Margulis, Jean-Jacques Kupiek e Stephen Jay Gould, in etologia con Frans De Waal, in botanica con Stefano Mancuso, e in molti altri ancora. Tutto ciò ci interroga particolarmente nella nostra contemporaneità sia in ambito scientifico che in quello sociologico e politico.
Che rapporto deve intercorrere tra una sempre più affinata ricerca del particolare (pensiamo alla ricerca medica ad esempio) e la necessaria visione d’insieme dell’oggetto della nostra indagine? In ambito sociologico e politico, chi e perché si serve della banalizzazione sloganistica solleticando risposte poco razionali ed emotive invece che stimolare lo sguardo da diverse prospettive che possano offrire una migliore comprensione della realtà (pensiamo ad esempio alla tematica dello «straniero»)?
Il secondo elemento che propongo all’attenzione è quello della sua prospettiva storica. Il suo sforzo infatti è sempre stato quello di cercare nelle varie epoche storiche tutte quelle forme di organizzazione che gli esseri umani hanno messo in atto spontaneamente e senza l’intervento dello Stato per affrontare le questioni più vitali della società. Leggere il progresso della storia come risultante sia delle lotte di emancipazione sia di realizzazioni positive in direzione antiautoritaria ha caratterizzato il suo approccio. Sottolineando questo sforzo di autoemancipazione e di mutuo appoggio noi possiamo definire il progresso in termini diversi da quello che le varie forme di dominio hanno imposto. Questo significa banalizzare ingenuamente la bontà umana? Oppure, molto più proficuamente, vuol dire riconoscere ancora una volta la complessa composizione della natura umana fino a dover negare l’essenzialismo (l’esistenza cioè di un’essenza determinista) e considerare piuttosto la «condizione umana» richiamando così la responsabilità dell’azione sociale?

Un terzo spunto ci viene offerto da una prospettiva ecologica dell’integrazione necessaria tra città e campagna, tra produzione industriale, artigianale e agricola. Come pensare la riorganizzazione della città in modo da permettere una vera partecipazione diretta alla sua gestione, in che modo far sì che la produzione e il consumo dei vari beni e servizi non si riducano in produttivismo fine a se stesso, ma tutto ciò venga contemplato in modo da ristabilire un equilibrio ecologico vero ed efficace? Kropotkin, con gli strumenti del suo tempo, ci presenta interessanti e qualificanti indicazioni che, al di là dei contenuti, vanno colti nella metodologia che le caratterizzano. Dalle sue analisi e intuizioni molti autori successivi hanno potuto continuare questa ricerca e suggerire soluzioni coerenti. Molti sono i problemi che sono rimasti aperti e che devono però continuare a essere posti empiricamente, secondo proprio quel metodo induttivo-deduttivo e sperimentale che il nostro autore ci ha suggerito. Il quarto elemento da prendere in considerazione è relativo alle sue idee di federalismo, di municipalismo, di cooperativismo. Al suo rientro in Russia nel 1917 Kropotkin capisce immediatamente che la soluzione statalista e accentratrice del bolscevismo leninista non avrebbe potuto in alcun modo realizzare l’emancipazione vera e globale delle classi emarginate e sfruttate. Crea infatti una Lega federalista mettendo insieme i contributi di diversi studiosi e militanti al fine di elaborare una vera e propria proposta di costituzione federalista della Russia. Facile intuire come questo enorme sforzo propositivo sia stato da subito ignorato dal potere politico dei comunisti autoritari. Ma le sue idee, le sue proposte organizzative, i suoi suggerimenti a tutto campo sono ancora oggi stimolanti per chi pensa a un’organizzazione astatale della società, che privilegi l’autonomia rispetto alla centralizzazione, la partecipazione rispetto alla delega, che ragioni sul ruolo della dimensione nella gestione possibile della vita sociale. Infatti, pare quantomeno utile e urgente interrogarsi su quali siano le differenze tra Stato federale e Confederalismo libertario, tra decentramento amministrativo e autonomia vera, tra delega su tutto e delega su specifiche e singole questioni, tra verifica diretta e praticabile e organismi statici di controllo, tra regionalismo statalista e bioregionalismo, tra un’organizzazione sociale centralista e una frammentazione solidale delle comunità. Come si può capire il lascito di Kropotkin è importante soprattutto per questo. Le soluzioni che propone (qui ne abbiamo viste alcune) hanno stimolato altri pensatori i quali hanno ripreso questo filo conduttore e hanno cercato di aggiornarlo e di ampliarlo. Paul Goodman, Colin Ward, Murray Bookchin, James Scott, David Graeber (solo per citarne qualcuno) ci suggeriscono uno sguardo coerente con queste premesse. Ciò che è urgente fare è soprattutto cogliere, sperimentando, quali possono essere i limiti, quali sono i problemi, quali le contraddizioni che un’organizzazione libertaria della vita sociale ci pone e non quindi limitarci a riaffermare sloganisticamente questo importante patrimonio.
Bibliografia essenziale di P. Kropotkin disponibile
Il mutuo appoggio, elèuthera, Milano, 2020.
Campi, fabbriche, officine, elèuthera, Milano, 2015.
Scienza e anarchia, a cura di G. Berti, elèuthera, Milano, 1998.
La morale anarchica, La Fiaccola, Catania, 1994.
Ai giovani, La Fiaccola, Catania, 1997.
L’anarchia. La sua filosofia, il suo ideale, La Fiaccola, Catania, 1994.
L’etica, La Fiaccola, Catania, 1990.
Lo Stato e il suo ruolo storico, Anarchismo, Catania, 1981.
La conquista del pane, Anarchismo, Trieste, 2008.
Parole di un ribelle, Anarchismo, Trieste, 2012.
Memorie di un rivoluzionario, Anarchismo, Trieste, 2016.
Agite voi stessi. Scritti scelti rari e inediti, a cura di F. Codello, La Baronata, Lugano, 2021.

