title: "L'Edicola 518: quattro metri quadrati di libertà"
date: "2022-02-01"
autori:
  - "Valeria Giacomoni"
numero: "1"
sezione: "Esperienze"
pagina: 34
permalink: "https://semisottolaneve.net/articoli/01-edicola-518/"
content: "\n\nA Perugia c'è un'edicola molto particolare, che grazie al lavoro di un gruppo di giovani è riuscita ad animare il centro storico con dibattiti e appuntamenti culturali. Le peculiarità dello spazio dell'Edicola 518 hanno attratto l'attenzione internazionale, non solo per l'originale proposta editoriale ma anche per il grande merito di trasformare un luogo generalmente «di servizi» in un polo culturale e in questo modo riappropriarsi dello spazio comune della piazza per creare dibattito. Abbiamo cercato di approfondire e interrogare il loro percorso di crescita.\n\n## Quattro metri quadrati di spazio infinito\n\n Il gruppo di lavoro che ha portato all'apertura dell'Edicola 518 è nato a Milano nel 2014, formato da ragazze/i che hanno studiato arte, e il loro primo progetto è stata la rivista «Emergenze» in cui esploravano il territorio dell'arte e della carta stampata, ma con un contenuto che si può definire anche politico. Alla pubblicazione di cinque numeri della rivista si sono affiancate una serie di iniziative collaterali e il loro progetto, particolarmente legato al territorio di Perugia, ha sentito la necessità di evolvere prima in una casa editrice e poi gradualmente in uno spazio fisico dove portare avanti le iniziative. La scelta del luogo e del tipo di spazio è stato molto importante, essendo un progetto di forte relazione con il territorio. Avrebbero potuto scegliere tra mille possibilità già codificate come una libreria, una galleria d'arte, uno spazio occupato, e invece hanno raccolto la sfida di provare a trasformare un luogo di servizi in disuso come un'edicola e provare a rinnovare il suo contenuto.\n\n![](/numeri/immagini/01/_page_36_Picture_0.jpeg)\n\nScegliere un chiosco aveva però delle chiare limitazioni, avendo uno spazio fisico molto ristretto e vincolato a una licenza di edicolante: il vantaggio poteva essere pagare relativamente poco per uno spazio in centro città, ma la carta stampata periodica doveva essere la maggiore entrata. Rivolgendosi ai fornitori abituali delle edicole hanno scoperto che l'edicolante quasi non sceglie i prodotti da vendere che sono proposti in blocco dal fornitore il quale, oltretutto, identifica le edicole con un numero: da qui viene il nome Edicola 518. Per quanto riguarda invece i prodotti da vendere, si è scelto di puntare sì sulla carta stampata periodica ma super selezionata, aprendo la possibilità di conoscere e acquistare riviste nazionali e internazionali altrimenti irraggiungibili. Un vero e proprio *bookshop* quindi, con riviste di qualità e libri, che si allontana dal *format* di vendita di quotidiani e dall'acquisto mordi e fuggi e punta invece a offrire un nuovo sguardo verso le pubblicazioni periodiche.\n\nL'Edicola apre il 1 giugno 2016 e subito si definisce «Quattro metri quadrati di spazio infinito», specificato anche nell'insegna, proprio per sottolineare questa volontà di superare i limiti del piccolo edificio a disposizione. In effetti il progetto di Edicola 518 si rivela subito culturalmente e politicamente ambizioso: l'organizzazione di dibattiti nello spazio pubblico della piazza antistante permette di interagire con il territorio e con gli abitanti in modo propositivo. Nei centri storici sono sempre più rari i progetti che apportino qualcosa di nuovo alla popolazione residente: negli ultimi anni gli investimenti in centro sono generalmente orientati allo sfruttamento del turismo e spesso si rivelano un'arma a doppio taglio, arrivando a svuotare le città della loro identità per offrire al turista ciò che più lo fa sentire a suo agio (dalle grandi catene alla vendita di prodotti per nulla legati al territorio). Riuscire a riportare vita nel centro storico è quindi un gran merito e ancora di più se si riesce a creare degli interessanti dibattiti seduti davanti a monumenti storici normalmente fotografati distrattamente di sfondo ai *selfies*.\n\n## Rapporto con la città\n\n Il progetto è ambizioso e certo può non piacere a tutti, ma la sua dimensione propositiva viene percepita anche da chi non ha affinità politica, poichè viene apprezzato il fatto di rimboccarsi le maniche e inventare nuove strategie. Ecco qui una questione molto interessante per noi, il rapporto con le istituzioni: come trovare un equilibrio? Fin dove arrivare e come riuscire a mantenersi comunque indipendenti? Ad esempio con l'amministrazione di destra attuale non c'è nessun tipo di affinità, ma si è instaturato un tacito patto di non belligeranza. In questi anni i gestori dell'edicola per mantenere la loro indipendenza non hanno mai smesso di chiedersi chi usa chi, nell'ottica di non fare nulla che li faccia sentire strumenti, cosa che effettivamente finora non è mai accaduta. Con le prime iniziative nella piazza, il comune ha acconsentito a cedere lo spazio e da allora i dibattiti sono diventati una presenza fissa. Inoltre le caratteristiche peculiari dell'edicola trasformata hanno richiamato un'attenzione mediatica di testate nazionali e internazionali e questa pubblicità ha contribuito a legittimare il progetto all'interno della città. La scelta poi di muoversi dentro la legalità con l'acquisto dell'edicola e di non proporsi ad esempio come uno spazio occupato, che può essere spazzato via dalla controparte, ha permesso loro di uscire gradualmente dagli schemi e di allargarsi sul territorio, forti appunto di un consenso e di un radicamento cittadino.\n\nInfatti questo lavoro dal basso ha creato un seguito cittadino molto buono: sia ai dibattiti che nel *bookshop* ci sono gli *habitués* ma ci sono anche gli occasionali e le persone di passaggio. La scelta di Perugia, città piccola ma non piccolissima e con poche iniziative culturali, ha permesso di trovare uno spazio quasi da colmare, al contrario di quello che può succedere nelle grandi città dove la vita è piu veloce, e nella frenesia di mille appuntamenti c'è meno attenzione. Nella loro prospettiva invece Perugia permette un lavoro lento, quotidiano, e offre un territorio come «un campo da arare». Questo lavoro lento si traduce in una quotidianità intensa che tesse relazioni e crea nuove dinamiche, e le innumerevoli realizzazioni del gruppo dimostrano l'impegno profondo che vi è dietro. Questo saper uscire dagli schemi ed esplorare nuove strategie costituisce l'essenza del progetto, che è proprio il concetto che ci preme sottolineare: quello di un'utopia in crescita, in divenire e mai cristallizzata, capace di adattarsi all'ambiente e alle situazioni e di reinventarsi continuamente. Anche la struttura del gruppo è aperta, magmatica e polifonica e porta gli aderenti a riconoscersi in definizioni come gruppo di lavoro, piattaforma o gilda. Nonostante negli ultimi tempi si siano allargati con dei punti vendita a Venezia e a Roma, sono fermamente convinti che il loro progetto non si possa convertire in un *franchising*, poiché ogni luogo che li ospita ha delle caratteristiche e un'evoluzione particolare. Contro la standardizzazione del progetto, che appunto non avrebbe senso se non radicato nel territorio della città che hanno scelto, sono presenti all'interno di spazi «amici» che hanno una propria identità e dedicano una parte dello spazio a una selezione dei loro testi.\n\n## Saper selezionare\n\n Proprio questo saper selezionare ha permesso al loro progetto di diventare rivoluzionario anche con soluzioni che possono sembrare banali: ad esempio semplicemente fare delle chiare scelte editoriali per dare un taglio allo spazio, per differenziarsi dagli altri, ma anche per dimostrare di credere in quel che si fa. Infatti un'altra questione fondamentale e certamente politica è anche la rivendicazione del mestiere del libraio. Oltre a presidiare l'edicola, come un abitante della zona da salutare ogni giorno quando si passa di là, il compito del libraio è di saper consigliare e soprattutto di sapere offrire i libri e i *magazines* che vuole distribuire. Sembra un consiglio di una semplicità quasi disarmante, ma proporre con passione dei testi che si è letto è molto diverso dal mettere a disposizione un catalogo intero di una casa editrice, magari di qualità ma che pubblica anche cose mediocri. Il loro approccio al mondo editoriale ha vissuto quasi come un vantaggio l'avere una certa verginità in questo campo, dato che l'editoria non era tra i loro temi di studio e quindi, invece di aver imparato strategie editoriali o regole della grande distribuzione, si sono orientati in maniera intuitiva, e pare che le loro scelte vengano apprezzate. Spesso anche nelle librerie indipendenti l'allestimento si avvicina alla standardizzazione dello spazio della grande distribuzione. La peculiarità della minuscola superficie a disposizione nell'edicola ha portato all'essere consapevoli di potersi occupare di una parte ristretta dell'umano sapere, e per questo si è optato per un'iperselezione, che si è rivelata essere un vantaggio. Oltre a riviste e a *magazines*, in una parte minoritaria dello spazio potevano ospitare qualunque altro prodotto, e hanno scelto di sviluppare l'area della saggistica, per specializzarsi in qualcosa che rimane piu scoperto nelle librerie normali e per poter dare un taglio più politico.\n\n## Non avere paura di dare un taglio politico\n\n Tra le varie scelte che contribuiscono a definire il taglio politico del progetto vi è certamente anche il titolo del primo ciclo di dibattiti proposti in piazza: *Lezioni di anarchia*. Questo è stato un modo provocatorio di intavolare delle chiacchierate su diversi temi cardine (quali il lavoro e la pedagogia) immaginando di spiegare in un mondo alieno, in cui nessuno sa nulla a riguardo, cos'è l'anarchia. Ne è nato un discorso appassionante, che fa emergere i concetti fondamentali in modo trasversale, e che ha coinvolto clienti abituali dell'edicola, ma anche nuovi interessati e passanti, che finalmente potevano ascoltare ed essere ascoltati su temi così importanti. Gli incontri infatti avevano una struttura orizzontale e sono risultati formativi per chi ha partecipato e anche autoformativi per il collettivo che li ha organizzati arricchendo la loro visione politica.\n\n![](/numeri/immagini/01/_page_40_Picture_4.jpeg)\n\nOvviamente il titolo *Lezioni di anarchia* voleva essere provocatorio, ma è di indubbia utilità approfondire il punto di vista anarchico che troppo spesso si conosce solo per ciò che rifiuta senza sapere invece cosa propone. Il titolo comunque è risultato accattivante e allo stesso tempo pedagogico e ha contribuito al successo del ciclo di dibattiti.\n\nOrganizzare degli incontri per ridefinire nell'attualità l'anarchismo e la sua visione su diversi temi dialogando con la città è stato un passo importante. Ma ancora più importante è l'aver poi raccolto questi dibattiti in pubblicazioni, quasi delle opere d'arte per il loro *design*, che hanno poi dato risonanza in tutta Italia a queste iniziative. La pubblicazione di *Lezioni di Anarchia* concretizza quindi l'approccio al mondo editoriale di questo collettivo: una forma nuova, particolare, che potremmo definire come un ibrido tra rivista e libro, un grande quaderno che lascia anche lo spazio per i propri appunti e pensieri, costellato di illustrazioni e box di approfondimento. Insomma un intreccio tra arte, politica e carta stampata. L'occasione di presentarla al pubblico ha pemesso poi di prendere contatti con la maggior parte di librerie indipendenti in tutta Italia: conoscere e farsi conoscere è stato il modo di creare una rete basata sul contatto umano e l'affinità di progetti. *Lezione di anarchia* viene definito un po' come il simbolo del loro percorso, poichè appunto ha contribuito a costruire una rete con i librai indipendenti e ha permesso loro di arrivare a essere presenti nei posti giusti, pochi e non commerciali. Creando un circolo virtuoso di comunicazione con chi lavora, in un certo modo si corona anche la loro ricerca di affinità tra fini e mezzi. Un'equa gestione delle risorse, nel rispetto dei differenti impegni dei singoli, si associa alla soddisfazione di aver costruito un progetto sostenibile economicamente e con prospettive di crescita. Per avere un'idea del successo della pubblicazione di *Lezioni di Anarchia* possiamo dire che del volume 1, in coedizione con elèuthera, si sono vendute 1500 copie e che ora è in ristampa. Il volume 2, senza aver fatto nessuna presentazione in giro per l'Italia, ha venduto già 6-700 copie e si pensa al volume 3. La soddisfazione quindi di far girare i dibattiti svolti davanti alla loro edicola è doppia. Ora c'è in programma anche la traduzione in altre lingue a dare ulteriore eco al progetto. Infatti in quest'era dell'iperconnessione, forse paradossalmente, c'è una specie di incomunicabilità tra paesi per progetti e idee che sono al di fuori dal sistema delle grandi catene editoriali e del *mainstream* in genere. Sembra il colmo pensare che una volta grazie all'ampia corrispondenza via lettera tra anarchici (che in parte è arrivata fino a noi come testimonianza) ci fosse un più fluido scambio di informazioni a livello internazionale. Questa è una lezione che dobbiamo riprendere nel presente e fare in modo che l'iperconnessione non sia solo un'illusione della contemporaneità ma possa essere anche il mezzo per condividere progetti a livello internazionale.\n\n## Il linguaggio dell'arte\n\n Senza dubbio nella comunicazione anche il linguaggio è importante, e qui vediamo come sia stata premiata la capacità del collettivo di usare un intreccio di linguaggi diversi. Loro amano definirsi come «una piattaforma che esplora nuovi territori di frontiera tra arte e carta stampata», e come arte non si considera solo l'estetica della rivista o il parlare di opere d'arte. Gli interventi artistici portati avanti in questi anni e che hanno contribuito a definire la loro identità sono numerosi e si rifanno alle avanguardie artistiche, al dadaismo, al situazionismo. Questo tentativo di andare oltre gli schemi previsti rompe anche con l'approccio all'arte a cui siamo abituati e la interpreta come costruzione di situazioni, cioè di momenti di vita collettiva in cui possa realizzarsi un'autentica comunicazione tra le persone. «Lo spiazzamento del passante ci pone sul terreno dell'arte e dà valore a ciò che facciamo», affermano in un'intervista. E quindi il percorso di crescita del collettivo è costellato anche di iniziative che hanno contribuito a creare la loro identità e il loro radicamento sul territorio. Oltre alle iniziative già citate possiamo aggiungere la pubblicazione delle guide *Perugia nascosta* e *Umbria nascosta*, progetti di «psicogeografia», non tanto guide ufficiali né guide alternative, ma un tentativo di lavorare sulla memoria collettiva della città. In un altro intervento artistico chiamato *La sparizione* si affermava che una fondazione privata aveva comprato la fontana davanti all'edicola: la notizia e i manifesti hanno portato i cittadini a mobilitarsi, tanto da partecipare a un comitato in difesa della fontana. L'amministrazione comunale ha dovuto smentire la notizia, ma quando si è rivelata la natura artistica dell'operazione si era già raggiunto l'obiettivo, ovvero coinvolgere in prima persona la popolazione perchè non fosse solo spettatrice di ciò che succedeva nella sua città e portare l'attenzione su un tema di grande attualità come la privatizzazione dei beni comuni. Qui si trattava di uno scherzo ma ci sono molti altri casi invece reali e che passano inosservati, in primo luogo nel comune di Perugia: ad esempio l'area del laghetto di Sant'Andrea delle Fratte venduta a un privato nell'ottobre 2021 per 400.000 euro. Il lavoro di questo collettivo contro la gentrificazione si muove quindi su diversi livelli, non solo ridando vita al centro storico con iniziative culturali volte a coinvolgere la popolazione, ma anche con interventi artistici per scuotere le coscienze e creare uno spazio critico. L'utilizzo di diversi linguaggi facilita appunto la riappriopriazione di spazi urbanistici spesso svuotati di contenuti, come succede con il centro storico nella maggior parte delle città italiane.\n\n\n## Prospettive\n\n Le dinamiche che danno vita a questo progetto ci sembrano ben interpretare il concetto di utopia in movimento, valorizzando la flessibilità e il radicamento al territorio. Essendo le pubblicazioni periodiche al centro della loro scelta editoriale, approfittiamo della loro esperienza sull'argomento interrogandoli anche sul progetto della rivista che avete in mano. Detto da chi di riviste se ne intende, sembra ci sia spazio in questo momento per questo tipo di informazione, per dare una ventata di freschezza, con un taglio politico propositivo. Speriamo quindi di imparare da questo collettivo la flessibilità e la capacità di reinventarsi continuamente in base alle necessità circostanti e di tornare a parlare dell'Edicola 518 tra qualche anno, quando chissà dove sarà arrivata...\n"
